SULLE STRADE D’EUROPA

Sulle strade d’Europa…

Con la passione dell’intelligenza e le ragioni del cuore

Sulle strade d’Europa con la passione dell’intelligenza e le ragioni del cuore è cosi che Stella Mora inizia il suo intervento nell’assemblea. Ci invita a leggere e riflettere su questo brano.

“… Può accadere talvolta che le compagini delle istituzioni temporali si allentino; esse sono veramente temporali, il tempo le divora e le logora, molte cose arrugginiscono, marciscono, devono essere sostituite; addentellati in apparenza solidi si staccano, lasciano intravedere la luce o anche il buio.

Gli Atti degli apostoli si concludono con un naufragio raccontato in modo diffuso e quasi divertito: il naufragio della nave di Paolo. Luca è perfettamente cosciente del simbolismo del suo racconto. La nave viene afferrata dal vento marino «e, non potendo più resistere al vento, abbandonati in sua balia, andavamo alla deriva» (At 27,15). La nave viene prima fasciata con le gomene, poi si butta in mare il carico, infine i marinai smontano l’attrezzatura e la gettano anch’essa in acqua (27,17ss.). «Ogni speranza di salvarci sembrava ormai perduta». Paolo ha in sogno un avvertimento da trasmettere: «Non ci sarà alcuna perdita di vite in mezzo a voi, ma solo della nave». Infatti questa si schianta, la prua si incaglia in una secca e la poppa si sfascia sotto la violenza delle onde. Chi sa nuotare si tuffa, gli altri si salvano su tavole o in spalla ai nuotatori (27,41-44). La situazione è esattamente escatologica: la struttura come forma esterna va in frantumi, ci si può salvare solo guadagnando terra sui rottami… «Salvaci, Signore, siamo perduti!», gridavano anche i discepoli nella barca di Pietro (Mt 8,25). L’uomo saggio che ha costruito la sua casa sulla roccia – «cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa» (Mt 7,24s.) – è l’uomo che ha confidato sulla roccia che è Cristo. Egli troverà la tavola di salvezza che lo porterà a riva, e questa saranno forse le spalle di uno che sa nuotare”.(U. von Balthasar, Gloria, vol. VII, Nuovo Patto, Jaca Book, Milano, 1977, 483ss.)

Stella Morra  ci invita e accompagna a riflettere su quanto segue.

Premessa

  • la situazione escatologica di Atti e noi: la crisi delle forme, dentro e fuori
  • è un problema teologico e/o di fede? Abitare lo è, non le soluzioni

            à cosa ci possiamo attendere e da chi: la logica dello Spirito (oltre la poesia)

  1. Il transito come kairos
  • la prima questione: sapere che c’è una riva, ma la riva non è una “soluzione ecclesiale”
  • da dove: crescere come certezza, il risultato come dovuto, il diritto come acquisito
  • verso dove: una vita più umana, senza sapere prima come (l’orizzonte del Regno)
  • un transito comune, la grazia suppone la cultura (EG 115); Francesco a Firenze: “Si può dire che oggi non viviamo un’epoca di cambiamento quanto un cambiamento d’epoca. Le situazioni che viviamo oggi pongono dunque sfide nuove che per noi a volte sono persino difficili da comprendere. Questo nostro tempo richiede di vivere i problemi come sfide e non come ostacoli: il Signore è attivo e all’opera nel mondo”
  1. Alcuni snodi
  • la pluralità sincronica: i diversi grandi spostamenti umani e l’apparente scontro/incontro tra culture
  • lo spostamento simbolico e la tecnologia: donne, famiglie e dintorni (NBIC nano-, bio-, information and cognitive science technology per l’human enhancement)
  • eco-nomia e eco-logia: una legge e una ragione per la casa comune
  • glocal: sistemi complessi e frammenti di identità
  • nani sulle spalle dei giganti: educazione, apprendimento e generazioni
  1. E la questione religiosa?
  • tra irrilevanza interiorizzata individualistica e fondamentalismo pubblico (anche in frammenti)
  • la folklorizzazione dell’esperienza ecclesiale (Il Regno di Carrer)
  • lo spaesamento della simbolica
  • quale vivibilità e visibilità per la fede?

Lettura

“Il crollo degli orizzonti culturali del passato può provocare smarrimento e funesti presagi solo in chi aveva, sulla spinta della tradizione, identificato il suo mondo con il mondo, la sua civiltà con la civiltà, la sua salvezza con la salvezza. Nei veri credenti, invece, quel crollo suscita la lieta scoperta di nuove possibili dilatazioni e porta alla luce del sole la naturale capacità dell’uomo a trascendere se stesso morendo al proprio particolare per dar corpo a una forma più universale di convivenza tra gli uomini. È l’ethos del trascendimento, che oppone all’imminente irruzione del fuoco il ramoscello di mandorlo, alla morte incombente la fragile possibilità di una vita diversa.”(Balducci, Il terzo millennio, Bompiani, Milano 1981)

Visione d’Europa