INTERVISTA….« A QUATRO MANI »

Conosceremo più vicino la storia di vita e di missione della sorella Almerita Ramos, brasiliana, Missionaria Comboniana in Congo,  Togo e Benin.

 Ricordando che il Congo è situato nella parte cento-ovest del continente africano. Nel Paese si incontrano diversi gruppi etnici, questa realtá di “differenza” , ha incentivato una guerra civile durante il decennio del 1990, causando il decesso di più di 10 mila persone. La maggior parte degli abitanti vive dell’agricoltura e dell’allevamento del bestiame, soprattutto quello di sussistenza. È ricco di miniere: diamante, rame, cobalto e petrolio, esportati per l´ 80% all’estero. Grave è lo sfruttamento estrattivo. I problemi sociali individuati nel paese sono, secondo ultimi dati dell’ONU: malnutrizione: l´22% degli abitanti è sottoalimentato; il tasso di mortalità infantile è alto: 79 per ogni mille nati esseri vivi; la mancanza d’istruzione: l’indice dell’analfabetismo è pari al 19%; e di servizi di base: i servizi di risanamento ambientale sono destinati soltanto al 20% delle residenze.

 Il Togo è un territorio minuscolo di circa 100 chilometri di larghezza, è situato nella parte occidentale del continente africano. La situazione d’instabilità politica riflette nell’economia nazionale, che poco è sviluppata ed ha l’agricoltura come principale fonte di entrata. Più della metà dei togolesi vive con meno di 1.25 dollaro al giorno, quantità considerata insufficiente per fornire le necessità di basiche dell’essere umano. Questo  riflette nell’alto indice tasso di malnutrizione (37%), nel basso indice di vita (58 anni) e nell’alto tasso di mortalità infantile (70 per ogni mille nati esseri vivi).

Il Benin é un piccolo paese situato nell’ovest dell’Africa, vicino al Togo. Il Benin è stato uno dei più grandi commercianti di schiavi tra i secoli XVII e XIX. Molti di loro sono stati portati e venduti in Brasile, introducendo elementi nella cultura brasiliana. La feijoada e fa parte dell’arte culinaria beninense, e il vodu, pratica religiosa della maggioranza della popolazione, è simile al candomblé. La principale attività economica sviluppata nel paese è l’agricoltura di sussistenza. Il nord del territorio beninense è la regione più povera. Nel Sud, la pesca e l’agricoltura sostengono l’economia. Attualmente, il Benin è considerato uno dei paesi più povero del mondo.

  • Sr. Almerita raccontaci alcune curiositá sui paesi dove hai sviluppato il tuo lavoro missionario.

Questi paesi sono molto diversi tra di loro. Ma hanno in comune una serie di caratteristiche positive come l´accoglienza, la gioia, il senso di festa e di danza. Queste sono caratteristiche che aiutano le persone a trovare la motivazione per  affrontare le difficoltà e i problemi della vita quitidiana. Come in tutte le culture, attualmente caratterizzate da anti-valori quali l´ individualismo e l’indifferenza anche in Togo e Benin più che in Congo, le persone sono più individualiste e chiuse con poca sensibilità verso láltro in particolare con i poveri. La religione tradizionale è molto forte. Soprattutto in Benin e Togo vivono molto la realtà del sincretismo. Molti vanno in chiesa, ma hanno bisogno anche di avere la presenza e l´opinione costante, nelle scelte di vita, del “santone” locale. Questo dualismo causa molta paura e diffidenza. Rispettando i tempi e le abitudini la nostra presenza è soprattutto quella di annunciare la liberazione integrale degli esseri umani, per liberare il popolo da queste credenze che non aiutano la comunione e la fraternidade. I giovani stanno coltivato molto l’idea della “vita facile” . Il che porta all’egoismo, all’individualismo,  al pensare che la vita buona è fatta solo di beni materiali, lo sfruttamento, il razzismo, e continua a prevalere l’idea che le donne sono importanti solo per prendersi cura della casa e dei figli. Per concludere è molto forte lo “sfruttamento familiare” nei confronti di chi nella famiglia raggiunge una professione o un salario fisso: ha l´obbligo di sostenere tutti. Per noi che vediamo le cose da un altro punto di vista e da un’altra cultura questo sembra uno sfruttamento, ma per loro è un dovere.

  • Qual è stata la lezione appresa dalla vita missionaria? Raccontaci delle brevi esperienze che ti hanno marcato.

Non è facile raccontare tutto in poche parole. Perché si parla di una vita.

Un’esperienza significativa è stata quella del Congo. La mia prima missione, il mio primo amore. Si arriva e si vuole salvare il mondo. Ma dopo aver messo i piedi per terra ci si scontra con la vita e la saggezza del popolo. Mi ricordo l’accoglienza e il rispetto per l’ospite. È sacro! Quando si andava a visitare le famiglie sempre ci offrivano uno sgabello per sedersi e un bicchiere di acqua da bere. Quando qualcuno veniva a visitarci facevamo l´errore di chiedere rapidamente la motivazione della loro visita, avevamo fretta. Le persone mi hanno insegnato il rispetto per la persona e il messaggio che porta. E ‘importante stare con lui o lei, non avere fretta e aspettare di ascoltare la motivazione della sua venuta.

Un’altra esperienza importante è stata la vita fraterna e apostolica nella comunità di sorelle. Quando sono arrivata in Congo eravamo tutte di nazionalità diverse e giovani. Per prima cosa, prima di pianificazione, ci siamo seduti a condividere le nostre esperienze e i nostri sogni. Da lì abbiamo fatto il nostro programma. Nel progetto di vita, abbiamo messo in evidenza come come avremmo voluto far crescere la nostra vita consacrata in quel contesto. Importante è stato quello di coltivare il rapporto tra noi con sincerità, ci dicevamo la verità, e ci valutavamo ogni mese. Ho vissuto in un clima di grande apertura, accoglienza, aiuto. Ogni sorella aveva un ministero, ma abbiamo lavorato insieme, e per le persone vedere la nostra unione, aiuto e la collaborazione reciproca è stata una grande evangelizzazione. Sempre si chiedevamo il perché avessimo lasciato i nostri paesi e come fosse possibile la convivenza provenendo da diversi Paesi. Ottimo è stato anche il rapporto con i Comboniani e laici locali: facevamo la valutazione e la pianificazione insieme ogni mese e l’Eucaristia con settimanale con una piccola confraternizzazione.

Quando sono arrivata in Congo avevamo pochi catechisti, solo 8. Dopo 8 anni è stato un onore e una gioia vedere 40 catechisti qualificati. Prima di lasciare il Paese il vice presidente del consiglio parrocchiale ha detto: “Sorella, tu hai lavorato come un uomo! “. Questo è stato il più grande complimento che si possa fare ad una donna in un contesto in cui la donna era ancora molto marginata. Ho sempre presente il testo del Vangelo che dice: “… Chiunque lascia case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o moglie, o figli, o campi per causa del mio nome, riceverà cento volte, ed erediterà la vita eterna “. Ed è successo proprio questo. Lasciare per ricevere fino a dieci volte tanto. E ‘stata la migliore accoglienza che ho ricevuto nella mia vita. Ogni volta che siamo andati a visitare una comunità, abbiamo incontrato il migliore. L’acqua calda, il miglior cibo, un letto. La gente era disposta ad offrirci il meglio che aveva, anche il proprio letto, per far sentire a proprio agio la sorella e il padre. Una grande lezione di amore fraterno.

  • Quali progetti hanno sostenuto in missione?
  • Formazione dei catequesti. Attraverso il progetto “Compra un libro,” abbiamo contribuito a sviluppare il gusto per la lettura e il desiderio di formarsi. La parrocchia ha acquistato i libri di formazione per rivenderli ad un prezzo più basso e più accessibile.
  • Scula di taglio e cucito “scuola Speranza- “Mokpokpo”. E ‘stato un modo per aumengtare la dignità delle donne. Il programma scolastico è andato al di là del taglio e cucito. Abbiamo avuto diversi corsi: alfabetizzazione, educazione civica, di catechesi, di gestione, di educazione fisica, la promozione delle donne per essere indipendenti, ecc ….
  • Progetto con i giovani. L’obiettivo di questo progetto è stato quello di aiutare i giovani a prendere coscienza della necessità di aprirsi ed accettare se stesso come egli è, e l’altro con un aguardo piu profondo per le necessità del mondo. E ‘stata un’esperienza positiva; il progetto continua anche se le suore non ci sono più.
  • Quali sono state le sfide più grandi?

Entrare in una nuova cultura senza fare subito quello che eravamo proposte. Aspettare pazientemente che la gente sentisse il bisogno di quello che gli veniva proposto. Prima di tutto saper ascoltare: la necessità viene dal popolo. Il nostro compito era ed è quello di stimolare, incoraggiare, aprire gli occhi e seguire le persone.

  • Dove è stato più facile annunciare Gesù e perché?

 E ‘stato più facile in Congo per lingua (francese e lingala che già conoscevo) e perché ero più giovane. Lí i missionari sono stati più accogliente e ci hanno aiutato ad entrare nella realtá del popolo.

È stato più difficile in Togo e Benin a causa della lingua (avevamo bisogno di un traduttore per parlare le lingue locali) e non c´è stata una introduzione nella realtà per noi che eravamo appena arrivate. Anche se questo non ci ha impedito di annunciare e testimoniare con gioia Gesù risorto.

  • Una parola di incoraggiamento ai nostri lettori.

 … Dovete avere grande fiducia in voi stessi, negli altri e nel Dio che chiama. Questa fiducia in se stessi  aiuta a spiegare i propri doni e che vogliamo fare questi doni. Solo allora apparirà il desiderio di trovare la gioia di vivere e il desiderio di essere felici. Solo coloro che donano sono felici !!!!. Giovane coraggio, vale la pena!

Grazie molte Sr. Almerida per la testimonianza di vita e di missione. Speriamo che possa tornare presto nella terra del suo cuore.

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