BELOTTI, sr. Pier Lucia

Semplice, diretta, appassionata della missione, determinata nell’affrontare le difficoltà non lievi del contesto in cui è stata chiamata a operare fin dall’inizio, Sr. Pier Lucia richiama la potenza e la forza del carisma comboniano che ha incarnato in modo esemplare e una fedeltà coraggiosa e grata al Signore per il dono della fede, ricevuta e condivisa con gioia.

 

Rita Belotti nasce a Comenduno di Albino BG, da una famiglia numerosa e ricca di fede, il 29/10/1928 ed entra nella nostra Congregazione il 22/10/1950, a Buccinigo d’Erba, dove inizia e completa la sua preparazione alla Professione, emettendo con gioia i voti religiosi il 26/04/1953 col nome di Pier Lucia. Parte il 19 luglio dello stesso anno, destinata a Lul (Upper Nile – Malakal tra la popolazione Scilluk, missione di prima evangelizzazione particolarmente dura e difficile. Ne scrive lei stessa, condividendo i ricordi con parenti, amici e conoscenti nel 60.mo anniversario di Professione:

La missione in cui lavoravo, afferma, era una delle più difficili per tre motivi: I Padri (Missionari di Mill Hill), con cui lavoravamo erano inglesi e non conoscevano una parola di Italiano …e noi non conoscevamo l’inglese!… La tribù degli Scilluk era fiera e inizialmente poco interessata al nostro lavoro missionario; infine, ti guardavi attorno e vedevi una terra arida, dura, difficile da coltivare. Comunque, la determinazione non mi è mai mancata e così, contenta di fare la Volontà del Signore, mi sono immersa nel lavoro pastorale e scolastico e ho studiato l’inglese, l’arabo e le lingue locali. La nostra casa era molto povera e da quel terreno poco fertile non si ricavava molto, ma la gente era bisognosa del nostro aiuto, dell’educazione religiosa e istruzione scolastica”.

Così si mette all’opera, con grande coraggio e fiducia in Dio che la guida e la sostiene. Nel 1956 è trasferita a Tonga (Upper Nile), altra stazione missionaria della stessa zona di Malakal, con difficoltà analoghe alla prima.

L’evento doloroso dell’espulsione in massa di Missionari e suore dal Sud Sudan (marzo 1964) la costringe a interrompere bruscamente, come tutti e tutte, la sua appassionata dedizione alla Missione che tanto ama, dove le attività sono già bene avviate, per quel rimpatrio involontario e doloroso.

È assegnata nell’ottobre dello stesso anno a Dbaye, nel Libano, come insegnante nella Scuola materna e poi, con lo stesso compito, in Israele a Gerusalemme per l’asilo di Betania, Residenza Regionale. Sr. Pier Lucia si occupa dei piccoli, curandone con tatto e amore la formazione nel loro aprirsi alla vita.

Il trasferimento in Paesi diversi con l’impegno dell’insegnamento le richiede lo studio del francese e dell’arabo, lingue che non conosce, ma che si impegna ad apprendere con grande serenità e serietà, sacrificando il poco tempo libero che le rimane.

All’inizio dell’agosto 1971, in prospettiva di una possibile riapertura della Missione sudanese, Sr. Pier Lucia viene inviata a Londra per perfezionare l’inglese e qualificare la sua professionalità, seguendo il Corso “Metodo Montessori” per l’insegnamento nella Scuola per l’infanzia. Continua a donarsi, nel frattempo, dove il Signore la vuole, portando tuttavia in cuore sempre viva la speranza di poter tornare un giorno nella sua amata missione del Sudan.

L’anno seguente, 1972, Sr. Pier Lucia, con profondissima gioia, vede esaudito il suo vivo desiderio del rientro in Sudan. Il Presidente del Paese, Nimeri, concede, infatti, alle Missionarie espulse il permesso di rientro a Malakal, capoluogo della Provincia dell’Alto Nilo che, con Detwok, Lul e Tonga, costituiva il nucleo di Missioni nella zona Nord del Sudan Meridionale.

“Nella sua corrispondenza a Raggio, Sr. Pier Lucia manifesta la sua grande gioia.  Scrive: “Io sono felice di avere potuto fare ritorno in questa terra che tanto amo e che ho sempre desiderato di rivedere e chiedo un ricordo nella preghiera perché la nostra presenza in quest’angolo del Sudan sia veramente segno di testimonianza di Cristo e della sua Chiesa” (Raggio, 10/1972). Con loro collaborano due giovani suore Shilluk, Domenica e Barbara, della Congregazione autoctona sudanese del “Sacro Cuore”, che le avevano raggiunte al loro ritorno. (Raggio, 6-7/1973). Erano le primizie dell’evangelizzazione, grande motivo di gioia e di speranza.

Insieme, infatti, si dedicano alla gente, per andare incontro alle necessità delle singole persone, aiutandole e sostenendole nel loro cammino di fede. Sr. Pier Lucia si occupa, in particolare, della promozione umana e cristiana della donna attraverso la scuola di taglio e cucito.

Cinque anni dopo, nel 1978, Sr. Pier Lucia è trasferita a Wad Medani, nel Nord Sudan, chiamata ancora una volta a occuparsi in particolare dei piccoli della Scuola materna. Tornata poi nel 1980 nell’Upper Nile per l’apertura di Oweci, vi rimane per poco, data la difficoltà degli spostamenti che presentava quel luogo ed era questo un vero ostacolo per lei, dopo la sua nomina a Consigliera Provinciale (1981-1984). Per questo viene trasferita a Kharthoum, Sister’s House, dove assolve pure il compito di Superiora della Comunità (1981-1988).

Nel 1989, Sr. Pier Lucia è tra le tre Sorelle scelte per l’apertura della Comunità di Renk, destinata ad accogliere i rifugiati del Sud Sudan che arrivavano numerosi per sfuggire alla guerra. Poco prima del giorno fissato per la partenza, però, lei è colta da grave malore che le impedisce di partire. Le altre due Sorelle designate come lei per la nuova comunità, che vengono a salutarla, la trovano in coma e la lasciano piangendo, senza speranza di riaverla. Sono addolorate e smarrite, anche perché, per la sua saggezza ed esperienza, avrebbe dovuto essere la loro responsabile e guida.  Tuttavia, contro ogni previsione, lei si risveglia e supera gradualmente la situazione critica in cui era caduta, recuperando forze bastanti per poterle raggiungere poco più di un mese dopo. Una gioia senza fine quando la vedono apparire! Un vero raggio di luce nel buio delle loro incertezze e della loro delusione! Sr. Pier Lucia era lì, sul campo, pronta a condividere con loro vita e attività. Era molto contenta, di potersi prodigare per i rifugiati del Sud, perché molti di essi erano Shilluk, per i quali aveva speso gli anni indimenticabili, difficili, ma belli, del suo avvio missionario.

“Conosceva la lingua Shilluk come fosse stata una di loro, scrive Sr. Erminia Petrogalli. Aveva una comunicazione straordinaria, soprattutto amava la gente, la capiva, si interessava di tutti con una dedizione instancabile, soprattutto per gli ammalati. La gente era tutta povera, ma i più poveri erano i suoi prediletti. Ma eravamo povere anche noi, la casa non era finita…e c’era tutto da sistemare. Non c’era né acqua, né luce e lei si dava da fare per provvedere alle necessità: la scuola, in un luogo del genere, era una priorità. Oltre a cercare mezzi, lei era anche un po’ capomastro…e seguiva i lavori…Si alzava molto presto il mattino e aveva un profondo spirito di preghiera e di sacrificio e, sempre al mattino presto, si occupava della corrispondenza e quando riceveva delle lettere comunicava sempre con noi ed eravamo come una famiglia per i suoi cari.

….E alla sera, al chiar di luna,  con la lanterna a distanza nel cortile per tener lontano gli insetti, lei ci  intratteneva con tutte le sue avventure di Malakal.”

 

Una sera, però, fece loro una confidenza particolare. Raccontò loro che nel dicembre 1976, (lei conosceva il posto esatto dove era stata sepolta Sr. Giuseppa Scandola), le era stato chiesto di accompagnare Mons. Agostino Baroni, Vescovo di Khartoum, Mons. Vincent Majuok, Vescovo di Malakal, e il seminarista Daniel Detwok, futuro vescovo di Kosti, per l’esumazione dei resti mortali della Sorella a Lul. Era orgogliosa di quell’evento che si era realizzato con la partecipazione di tre vescovi…  Era molto devota di Sr. M. Giuseppa Scandola, la pregava e molto!

Dopo Renk, ancora tre tappe missionarie attendono Sr. Pier Lucia in Sudan, prima del rimpatrio: Khartoum Sister School, Wad Medani ed El Obeid, dove completa la sua missione in Sudan, impegnata nella promozione della donna, nella pastorale degli asili e di altre realtà della zona dove la comunità è inserita.  

 

Nel 2009, nel venir meno delle forze e della salute, Sr. Pier Lucia Belotti rimpatria definitivamente e viene assegnata alla Comunità di Casa Madre (Verona). Entra nella nuova comunità con tutta la carica della lunga esperienza missionaria che l’ha arricchita e che condivide volentieri quando richiesta. Svolge pure il piccolo servizio di aiuto guardarobiera, con piacere e disponibilità. È, soprattutto, una presenza che testimonia la serenità e la gioia di una vita piena, totalmente donata.

Nel 2014, passa alla Comunità di Bergamo, che l’accompagna nell’ultimo tratto del suo cammino terreno, con sollecitudine e amore, fino al giorno della grande chiamata del Signore che l’ha colta il 2 febbraio 2018. Si ricongiungeva all’amato fratello, Mons. Lino, Vescovo ausiliare emerito di Bergamo, deceduto non molto tempo prima e che aveva lavorato a lungo in Svizzera tra gli emigrati. Egli le era stato sempre molto vicino e l’aveva sempre seguita e sostenuta nella sua vocazione e vita missionaria.

 

Sr. Pier Lucia Belotti è stata una grande missionaria, secondo lo spirito e lo stile del Fondatore, che non ha mai indietreggiato di fronte alle difficoltà, affrontandole invece con coraggio e determinazione. Era fiduciosa nell’aiuto di Dio, che compie sempre grandi cose per mezzo di coloro che sono umili e retti di cuore.

La ringraziamo per la sua fede, per la sua passione missionaria, per l’amore alla Congregazione a cui era fiera di appartenere. Ringraziamo il Signore per il grande amore che ha riversato su di lei, rendendola testimone autentica della Parola di Vita.