FACCINI, sr. M. Felicissima

Voglio fare quel poco che posso, con l’aiuto di Dio…

(Caterina alla Superiora generale, 18 agosto 1944)

 

Molte di noi, che l’hanno vista all’opera, possono dire che suor Felicissima ha fatto molto, non poco, mentre è stata fra noi, con l’aiuto di Dio!

Chi di noi, entrate come postulanti in Casa Madre a partire dal 1952, non ricorda suor Felicissima, che ci attendeva in bucato col suo sorriso mite e un po’ triste –nostalgia per l’Africa che non poté mai raggiungere?-, per insegnare a noi saputelle come si doveva svolgere quell’ufficio, in convento?

 

Entrata in congregazione a Buccinigo d’Erba nel 1944, in un momento molto critico per l’Italia che si trovava in piena guerra mondiale, Caterina fu poi trasferita a Verona per prepararsi alla professione religiosa, avvenuta il 29 settembre 1946. Due giorni dopo, anche perché le frontiere, allora, non erano ancora state riaperte, suor Felicissima si limitò a partire per la “missione” di Boccaleone, dove l’attendevano l’orto e il bucato. Provvisoriamente, pensava, ma non fu così…

Dopo essere rimasta in Lombardia (Erba e Venegono) fino al 1952, suor Felicissima ritornò a Verona, ma questa volta in Casa Madre. Lì sarebbe poi rimasta durante 54 anni, prima occupata con il bucato –e con le postulanti che doveva “educare” al lavoro umile e nascosto, ma pure indispensabile- e poi con la sacrestia.

 

A Bergamo, sua terra natale, ritornò soltanto nel gennaio 2006, accolta dalla comunità di Boccaleone, perché ormai bisognosa di riposo e di assistenza.

In questi ultimi anni -ricordano le sorelle che le furono vicine-, suor Felicissima ci è stata maestra ancora una volta, insegnandoci come vivere la malattia, senza mai un lamento, mai una esigenza, e molta riconoscenza!

Parlare di lei, dicono, non è facile. Può darsi, ma per molte di noi non è difficile ricordarla, non soltanto perché le siamo vissute accanto alcuni mesi o alcuni anni, ma soprattutto per la sua generosità in un servizio prolungato, umile e nascosto. Cosa avrà provato, in Casa Madre, quando spesso vedeva partire per l’Africa nuove sorelle, mentre lei doveva limitarsi a salutarle col canto del “Vade Sponsa”?

Eppure ora sarà in cielo, con quelle stesse sorelle, a cantare anche lei l’inno alla Vita.

Arrivederci, suor Felicissima. Intanto prega per noi, che siamo ancora in cammino!