FREDDI, sr. Rosa Letizia

Nata a Casto (Brescia), il 3 dicembre 1925, da una famiglia profondamente religiosa, Rosa Letizia entra a Verona nell’Istituto delle Suore Missionarie Comboniane, il 29 settembre 1945, a vent’anni. Il 3 maggio 1948 pronuncia i voti di castità, povertà e obbedienza, donando a Dio il meglio di sé stessa.

Per un misterioso disegno di Dio non parte per l’Africa ma, alcuni mesi dopo la Professione, già serve la missione collaborando con il suo servizio nel Noviziato dei Missionari Comboniani di Venegono (VA), con la responsabilità della cucina. A quel tempo i Novizi Missionari erano numerosi e la presenza e la testimonianza femminile di una Suora era importante anche per la loro formazione.  I Missionari Comboniani, in particolare quelli che l’hanno conosciuta allora, la ricordano con riconoscenza, per la sua dedizione serena e attenta alle necessità altrui e la sua grande bontà diffusiva di pace e di umanità autentica, nello svolgimento del compito che le era affidato.

Sr. Letizia svolge il suo servizio di cuoca non solo nelle Comunità dei Missionari Comboniani, ma anche in grandi complessi ospedalieri: a Bologna nell’Ospedale Civile di Castel S. Pietro, a Venezia nell’Ospedale dei Fatebenefratelli, a Verona nella clinica S. Francesco e in tante nostre comunità: Pescara, Roma, per lungo tempo nel pensionato di Casa Comboni, a Verona, e a Romagnano (VR).

Ciò dimostra che oltre alla sua abilità nel preparare il cibo, Sr. Letizia sapeva collaborare con il personale, sapeva consigliare e dirigere, perché si sacrificava per prima ed era comprensiva e buona con tutti.

 

E’ bello pensare che quest’opera di misericordia “dar da mangiare…, dar da bere a chi ha fame… sete, piace talmente al Signore che ha promesso una ricompensa particolare a chi dà anche un solo bicchier d’acqua nel suo Nome a un fratello o sorella assetato/a, riconoscendo quel gesto come fatto a Sé.  Sr. Letizia avrà certo, a questo riguardo, una ben grande ricompensa!!!

 

Nel darle l’ultimo saluto alle esequie, le Sorelle della sua comunità di Arco, dove ha vissuto dal 2003, con l’opportunità, in quindici anni, di conoscere tante Sorelle nell’evolversi delle attività del pensionato di Villa Bollezzoli fino all’attuale sistemazione, affermano:

 

La consideravamo la “nostra decana”, non tanto per l’età, ma per quel suo atteggiamento semplice e saggio, quasi protettivo verso le Sorelle ammalate anche più giovani di lei. Aveva piccoli gesti di squisita carità che Dio solo conosce. Quasi ogni pomeriggio visitava le Sorelle allettate, sostava in silenzio e suggeriva loro una preghiera, anche se non potevano comunicare.

Era la prima nella pulitura di verdura e frutta tanto che scherzando la chiamavamo la nostra principale”. Il suo hobby però erano i fiori, la cura delle piante nei vasi. Con essi adornava la cappellina del 2° Piano, di cui ha avuto cura, fino a poco tempo prima di morire”,

 

È deceduta il 15 gennaio 2018, quasi inaspettatamente, anche se nell’ultimo periodo soffriva per l’aggravarsi della sua situazione fisica, che non le permetteva più nessuna attività e le impediva di partecipare alla vita della Comunità che tanto amava.

 

Le siamo grate della testimonianza di squisita carità che ci lascia, una carità fatta di piccoli gesti quotidiani e per la serenità e amore che ha saputo diffondere sempre e ovunque attorno a sé, nella prestazione del suo servizio, e che l’hanno resa un dono autentico per le persone che l’hanno conosciuta, in particolare per coloro che hanno collaborato con lei.

 

La sua vita donata a Dio con gioia fin dalla giovinezza e vissuta nello spirito della sua consacrazione a Lui per la Missione, mette in luce “le grandi cose che il Signore opera in chi si dona a Lui con cuore semplice e generoso”.

 

Ringraziamo il Signore per averla avuta come Sorella, partecipe e testimone dello stesso carisma in questa Famiglia missionaria. Ora vive nella vita e nella gioia del Risorto che l’ha avvolta nella sua misericordia e luce infinita. Sicuramente prega per noi, per la missione e l’umanità intera.