MARCHETTI, sr. M. Caterina

 

Volendo conoscere, o semplicemente ricordare suor Caterina, non dobbiamo fare altro che riprendere in mano quella che possiamo chiamare la sua “autobiografia di missionaria” in: Donna che va lontano, curata da Daniela Maccari e pubblicata dalla EMI nel 2006.

Catterina Melania entra giovanissima in Congregazione, il 3 maggio 1957, a Verona. Dopo la professione dei Voti viene inviata a Londra a studiare per ottenere il diploma di infermiera ostetrica e insegnante di ostetricia. Studi severi …ma a lei, appassionata della cura della vita che sta per nascere, riempivano l’animo e le permettevano di esprimere la sua femminilità e tradurla in maternità spirituale verso tanti bimbi e mamme.

 

Nel 1965, per la prima volta raggiunge l’Uganda….

 

Sono arrivata a Kalongo -ricorda- nel 1965, e per due anni sono stata responsabile della maternità. Poi ho assunto la direzione della scuola per ostetriche … Avere delle ragazze con questo certificato era importante … La seconda priorità era per le religiose locali che, in futuro, avrebbero continuato il nostro lavoro …”.

Durante i 31 anni di insegnamento ha accompagnato ben seicento ostetriche ad ottenere il diploma e iniziare il loro servizio. Queste sono le meraviglie che Dio ha compiuto attraverso il suo ministero.

 

Campo di missione, ma anche di guerra. “Come per tante altre missionarie -leggiamo ancora- anche i miei 31 anni in Africa … sono stati segnati da guerre, razzie, colpi di stato, tragedie … Il 13 febbraio del 1987 è arrivato l’ordine del governo di lasciare Kalongo. Dopo avere raccolto e caricato quello che abbiamo potuto … si è formato un convoglio lungo un chilometro e mezzo … Durante il tragitto è nata una bambina … La mamma, offrendomi la piccola … mi disse: Questa è Caterina Convoglio … Si chiama così perché voi dovete tornare a Kalongo. Tre anni dopo siamo tornate, con grande gioia e commozione di tutti …”.

Sr. Caterina ha sempre portato nel cuore questa esperienza e in un suo libro “La corsa per la Vita” ha scritto una frase che dice tutto della sua sensibilità: “Anche se il tempo passa, sento fortemente tanta nostalgia dell’azzurro di Kalongo e del vagito del neonato”.

 

Dall’Uganda al Kenya, per il Sudan. “Nel 2000 mi è stato chiesto di aprire una scuola per infermieri e laboratoristi a Kitale, in Kenya, per giovani del Sud-Sudan … Nel primo gruppo c’erano solo due donne … Nel secondo c’era solo una ragazza … Nel terzo si iscrissero otto donne. La priorità d’iscrizione è rivolta a loro perché la professione infermieristica ha bisogno di gentilezza, di compassione, di amore … Intanto gli infermieri dei primi due gruppi sono al lavoro e io ringrazio il Signore per quest’Africa che rigenera sé stessa”.

 

Anche suor Caterina, però, con il passare degli anni, aveva bisogno di cure mediche. Le Sorelle di Arco, nel congedarsi da lei, ricordano: “Purtroppo, una malattia incurabile la stava minando e nel 2008 le Superiore le chiesero di rientrare …. Pur nella sofferenza di lasciare il ministero tanto amato, era contenta di aver potuto insegnare ad altri africani i mezzi necessari per proteggere la vita dei nascituri.

 

Durante i 10 anni ad Arco, ha condiviso la vita comunitaria. La sua forza di volontà e spirito di ripresa la rendevano attiva e Sr. Caterina riempiva le giornate di relazioni e preghiera…infatti pregava molto personalmente e possedeva una grande capacità di coinvolgere la comunità, animando veglie bibliche, preparate con cuore missionario e spirito sociale.…

È stata veramente un’animatrice missionaria speciale e ha coinvolto con il suo zelo la sua famiglia, gli amici, il gruppo missionario del suo paese che collaborava con oggetti artesiani che lei offriva ai benefattori delle missioni.

 

Aveva anche la penna facile e ha dato vita e redatto per tanti anni un Giornalino per le Sorelle anziane, ricco di notizie storiche della famiglia Comboniana, di riflessioni sull’anzianità, di umorismo ….

 

Grazie, Sr. Caterina per aver tanto amato la vita, per essere stata una moltiplicatrice di bene. Soprattutto per averci insegnato a vivere la missione pur sulla Croce, la via che Gesù ha scelto per salvarci tutti!”.