PEREZ GARCIA, sr. Encarnación

Nata il 28 dicembre 1950 a Pitres, nei pressi di Granada (Spagna), Encarnita imparò presto l’arte di prendersi cura di chi le viveva accanto. Con amore e dedizione, infatti, aiutava la mamma a prendersi cura dei due fratellini e delle due sorelline. Fra le tante occupazioni, poi, che riempivano le sue giornate, trovava anche il tempo per l’insegnamento del catechismo in parrocchia.

Fin da piccola, comunque, si sentì attirata dalla vita religiosa, specialmente dopo aver visto un film su padre Damiano di Molokai. Guidata spiritualmente dal suo parroco, ad un certo punto comprese che Dio la chiamava ad essere missionaria in Africa. E fu proprio il suo parroco che la condusse ad incontrarsi con le Comboniane per la prima volta.

 

Encarnita entrò tra le Comboniane, nel postulato di Madrid, il 9 febbraio 1970. Un anno dopo iniziava il noviziato a Verona, rientrando però a Madrid nell’agosto 1973, per la prima professione.

Nel 1975 partì per l’Inghilterra per frequentare il corso Montessori. Due anni dopo, finalmente, poté raggiungere l’Africa, essendo stata destinata a Rumbek, nel Sud Sudan. Qui Encarnita sembrò scoprire una vocazione nella Vocazione, per cui dal 1980 al 1985 si portò a Verona per un corso completo di infermiera e di ostetrica. Dopo di questo l’attendeva il Kenya –anche se Encarnità porterà sempre nel cuore il Sud Sudan-, con il dispensario di Amakuriat, un luogo desertico presso il confine con l’Uganda. In seguito andrà anche a Laisamis e a Sololo.

In, seguito, a Kariobangi, nella periferia di Nairobi, Encarnita si impegnerà con grande dedizione in un progetto a favore dei malati di HV/AIDS. E sarà proprio lì, accanto alle persone più marginalizzate, che crescerà in lei il desiderio di impegnarsi anche con coloro che vivono il dramma della tratta e della schiavitù, cercando di ostacolare il più possibile tale indegno e avvilente mercato.

È in questo contesto che Encarnita iniziò la sua collaborazione con l’AOSK (Associazione Nazionale delle Religiose in Kenya), impegnandosi a fondo per la difesa dei diritti umani. Non sarà facile, quando la sua salute comincerà a vacillare, trovare chi la sostituisca con la stessa passione e competenza. Non per niente i Kikuyu le avevano dato il nome di Wanjiku = donna forte e lavoratrice.

 

Ora che non c’è più, le sorelle del Kenya sentono molto la sua mancanza, ma il sentimento che prevale in loro è la riconoscenza al Signore per averla avuta.

Anche Encarnita se ne è andata con un inno di grazie al suo Dio. Il 2 febbraio 2018, Festa della Vita Consacrata, volle ricevere il sacramento dell’Unzione degli Infermi. Alla fine, pregò così: Ringrazio Dio per il dono della vita, per i miei genitori e familiari. Lo ringrazio per il dono della fede ricevuto nella mia Chiesa di origine, per il dono della vocazione missionaria, per la mia congregazione e per la Famiglia Comboniana, e per tutto ciò che sto vivendo in questo tempo.

      Adesso la mia unica preoccupazione è di preparami bene per l’abbraccio con Te. Mio Signore!

 

Dal Kenya, anche la AOSK ha voluto unirsi a noi nel dolore e nel rimpianto per la scomparsa di suor Encarnita.