SCATTOLARO, sr. Teresita

Nata a Thiene (VI) il 18 novembre 1929, Teresa aveva vent’anni quando bussò alla porta delle Suore Missionarie Comboniane. Ammessa alla prima professione il 3 maggio 1952, partiva per il Sudan l’11 agosto dello stesso anno.

 

In Sudan, suor Teresita rimase praticamente per tutta la vita. Insegnò nelle scuole di Atbara, Khartum, Port Sudan e Omdurman. Contemporaneamente, nel tempo in cui risiedette a Khartum, si portava anche a Gamayer, un villaggio popolato quasi tutto da lebbrosi della tribù denka di Abyel. Lì insegnava ai bambini, assisteva i malati e infine organizzò anche la catechesi.

 

Carissima suor Teresita –le dissero nell’ultimo saluto le sorelle che la conobbero- quante cose vorremmo poter scrivere di te. Sei stata una grande missionaria, la tua presenza solare nella missione del Sudan ha lasciato un segno indelebile.

      Possiamo dire che sei stata sorella e madre, per tutti coloro che hai avvicinato, come ci voleva S. Daniele Comboni.

      Sei stata insegnante con classi numerosissime di alunne; responsabile di una scuola primaria dove c’erano solo bambine e ragazze provenienti dal Sud Sudan, ma in modo eminente sei stata la madre che ha amato gratuitamente i poveri, i lebbrosi, i malati. Senza volerlo, hai insegnato anche la reciprocità, perché i medici musulmani cui ti rivolgevi per i tuoi pazienti, mai ti hanno chiesto un compenso, ben sapendo che quello che tu facevi e chiedevi era per il Signore.

      Quella tua macchina ti portava sulle strade sterrate sia il mattino che il pomeriggio; ti inoltravi nel deserto per chilometri e chilometri sotto un sole cocente con più di 50° e visitavi i malati e quanti abbisognassero. Per gli invalidi facevi di tutto per procurar loro una sedia a ruote affinché potessero muoversi un po’. Nel deserto non c’era una chiesa e la gente si radunava in un misero locale. Ma tu sollecitasti l’aiuto di amici e benefattori, ed ora non c’è soltanto una chiesa, ma anche una fiorente parrocchia…

      Anche le prigioni erano un luogo per te familiare, e il tuo aiuto per i detenuti era prezioso. Mai potremo dimenticare il tuo coraggio quando tre confratelli Comboniani furono arrestati per ordine del Governo di Khartum e tu, con le tue lacrime e le tue suppliche, hai potuto visitarli e recare loro conforto…

      Ci hai lasciato anche un grande esempio di preghiera, nella quale Maria aveva un posto privilegiato. Ora che sei arrivata alla Casa del Padre, siamo certe che non dimenticherai il tuo popolo Sudanese, come speriamo che non ti dimenticherai di noi, le tue sorelle Comboniane…

 

Arrivederci, suor Teresita!