Un sito dedicato ai migranti

Il Vaticano ha inaugurato ieri un sito dedicato a migranti e rifugiati. Curato dal Dicastero per il Servizio dello Sviluppo umano integrale, la sezione sarà sotto la diretta supervisione di Papa Francesco. Simbolo del lavoro della sezione è un giubbotto salvagente arancione di una bambina morta nel Mediterraneo e donato da un soccorritore al Pontefice.

Questo strumento di comunicazione è parte di una attenzione particolare della Chiesa cattolica nei confronti dei migranti. A partire dal Papa. «La difesa dei loro diritti inalienabili, la garanzia delle libertà fondamentali e il rispetto della loro dignità sono compiti da cui nessuno si può esimere – ha detto Francesco – Proteggere questi fratelli e sorelle è un imperativo morale da tradurre adottando strumenti giuridici, internazionali e nazionali, chiari e pertinenti; compiendo scelte politiche giuste e lungimiranti; prediligendo processi costruttivi, forse più lenti, ai ritorni di consenso nell’immediato; attuando programmi tempestivi e umanizzanti nella lotta contro i trafficanti di carne umana che lucrano sulle sventure altrui; coordinando gli sforzi di tutti gli attori, tra i quali, potete starne certi, ci sarà sempre la Chiesa».

«La sezione migranti e rifugiati – hanno spiegato in una conferenza stampa padre Baggio e padre Czerny, i due Sottosegretari del dicastero – fornisce alla Chiesa un importante strumento pratico per stare accanto alle persone che Gesù aveva più a cuore. Offrirà una guida morale e supporto pratico per accompagnare quanti stanno partendo; assistere quanti sono in transito; aiutare ad accogliere e integrare i nuovi venuti; seguire quanti stanno tornando a casa».

«È un importante mezzo di comunicazione – ha commentato ai microfoni di Radio Baticana, don Carmelo La Magra, parroco di Lampedusa, presente alla conferenza stampa – ci aiuta, da un lato, a sentire più vicina la parola del Papa, gli altri eventi o le altre realtà di Chiesa sparse nel mondo che cooperano nell’accoglienza dei migranti e dei rifugiati. Dall’altro lato, ci aiuta a dare voce a quello che già tra di noi avviene, come già è stato diverse volte, a dare voce ad una verità di prima mano, testimoniata da noi e da tanti altri che sul campo accolgono, incontrano e sono testimoni delle sofferenze e dei trascorsi dei migranti. La gente ha bisogno di vedere, di toccare, di fare esperienza e i mezzi di comunicazione ci aiutano, anche se non fisicamente, ad essere presenti. Purtroppo la comunicazione di massa a volte dà solo un aspetto, quindi uno strumento più ecclesiale ci aiuta a trasmettere una realtà più viva, più efficace».

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