Quando San Daniele Comboni scriveva nel suo Piano per la rigenerazione dell’Africa, non stava semplicemente elaborando strategie missionarie. Stava tessendo una spiritualità che ancora oggi guida migliaia di missionari, religiose e laici sparsi nei cinque continenti. Infatti, le intenzioni di preghiera mensili della Famiglia Comboniana non sono una semplice lista di richieste a Dio, ma un itinerario spirituale che rivela l’anima del carisma comboniano.
Tutto inizia con la Parola. Non a caso, il primo sguardo dell’anno si rivolge alla Scrittura come fonte di luce e verità. Dunque, la spiritualità comboniana non nasce da ideologie o progetti umani, ma dall’ascolto orante della Parola di Dio. Cioè, prima di partire per le missioni, il missionario deve sostare nel silenzio dell’incontro con Cristo che parla attraverso le Scritture.
Tuttavia, questa Parola non è fatta per essere custodita gelosamente. Al contrario, essa genera il desiderio irresistibile di condividerla. Come Comboni stesso sperimentò, la Parola ascoltata diventa chiamata: “Eccomi, manda me!”. Pertanto, pregare perché la Parola continui a trovare chi risponda all’impegno missionario significa pregare perché la Chiesa rimanga viva e feconda.
La spiritualità comboniana ha anche una profonda dimensione comunitaria. Non si è missionarie o missionari da soli, ma insieme. Infatti, le intenzioni dell’anno insistono continuamente sulla comunione: tra gli istituti religiosi, all’interno della Famiglia Comboniana, nella costruzione di una Chiesa sinodale.
Questa insistenza non è casuale. San Daniele Comboni aveva compreso che la rigenerazione dei popoli richiede la collaborazione di tutti: sacerdoti, religiose, laici, le stesse comunità locali. Dunque, pregare per la comunione non è un optional spirituale, ma tocca il cuore stesso dell’efficacia missionaria. Come diceva Comboni: “Salvare l’Africa con l’Africa”.
Pertanto, quando la Famiglia Comboniana prega perché gli istituti religiosi riconoscano la forza nella diversità dei carismi, sta pregando per quella “cattolicità” che non omologa ma armonizza, che non cancella le differenze ma le valorizza in vista del bene comune.
“Cercare chi è lontano dalla fede” è un’espressione che risuona come un tema ricurrente nelle intenzioni comboniane. Infatti, il carisma di Comboni ha una direzione chiara: verso le periferie, verso chi ancora non conosce Cristo, verso i più poveri e abbandonati.
Tuttavia, questo uscire non è semplicemente geografico. Cioè, non si tratta solo di andare in luoghi lontani, ma di raggiungere le periferie esistenziali di ogni società: i migranti che fuggono dalla guerra, le vittime della tratta, i malati mentali stigmatizzati, le famiglie spezzate. Dunque, la spiritualità comboniana è essenzialmente missionaria nel senso più profondo: va là dove Cristo è ancora crocifisso nei suoi fratelli e sorelle più piccoli.
Un altro asse portante della spiritualità comboniana è la passione per la pace e la giustizia. Infatti, le intenzioni dell’anno toccano ripetutamente questi temi: il disarmo nucleare, la fine delle guerre, la lotta contro la polarizzazione sociale, la restituzione della giustizia ai poveri.
Questa attenzione non è ideologia politica mascherata da spiritualità. Al contrario, nasce dalla contemplazione del Crocifisso. Come insegnava Comboni, nel Cuore trafitto di Cristo sgorga la carità che trasforma il mondo. Pertanto, pregare per la pace significa impegnarsi concretamente a essere “costruttori di ponti e non di muri”, come ripete un’intenzione particolarmente eloquente: la pace comboniana non è assenza di conflitto, ma presenza di giustizia. Dunque, non basta fermare le guerre; occorre rimuovere le cause profonde che le generano: la povertà, lo sfruttamento, l’ingiusta distribuzione delle ricchezze, il disprezzo per i diritti umani.
Un altro aspetto della spiritualità comboniana è la dimensione cosmica. Infatti, le intenzioni dell’anno invitano a contemplare la bellezza del creato, a custodirlo con amore, a servirlo con giustizia. Questa “ecologia integrale”, come la chiamerebbe Papa Francesco, è profondamente radicata nel carisma comboniano.
San Daniele Comboni, arrivando in Africa, non disprezzò le culture locali né la loro relazione armoniosa con la terra. Al contrario, comprese che evangelizzare significa anche insegnare a custodire i doni di Dio. Pertanto, oggi i missionari e le missionarie comboniane sono in prima linea nella difesa dell’acqua, del suolo, delle foreste, soprattutto là dove la distruzione ambientale colpisce i più poveri.
Questa cura del creato si lega inscindibilmente al rispetto della vita umana in ogni sua tappa. Cioè, chi difende l’ambiente deve anche difendere il bambino non nato, il migrante, il malato, il condannato. Dunque, la spiritualità comboniana è profondamente “pro-vita” nel senso integrale del termine.
Nonostante la serietà delle sfide affrontate, la spiritualità comboniana non è culpa né pessimista. Al contrario, insiste sulla gioia: annunciare il Vangelo con gioia, raccontare storie buone che edificano, essere segni di luce e speranza.
Questa gioia non è superficiale ottimismo, ma frutto dello Spirito Santo. Infatti, Comboni stesso, pur attraversando sofferenze indicibili – la malaria, i tradimenti, le incomprensioni, la morte prematura – manteneva viva la gioia di servire Cristo nei più poveri. Pertanto, pregare perché i missionari annuncino con gioia significa pregare perché non si lascino sopraffare dalla pesantezza delle croci, ma trovino in Cristo la forza di continuare.
Inoltre, una caratteristica peculiare delle intenzioni comboniane è l’attenzione alle diverse forme di fragilità umana: i bambini con malattie incurabili, i sacerdoti e le religiose in crisi vocazionale, le persone con malattie mentali, le famiglie monoparentali.
Questa sensibilità rivela un tratto essenziale della spiritualità comboniana: la tenerezza. Infatti, non basta annunciare la verità; occorre accompagnare con misericordia chi fatica a viverla. Dunque, la Famiglia Comboniana non giudica chi è in difficoltà, ma lo sostiene con comprensione e preghiera, riconoscendo che ciascuno porta le proprie croci.
Come insegnava Comboni, Cristo si fa trovare nei più deboli. Pertanto, servire i fragili non è beneficenza, ma incontro con il Signore stesso che si nasconde nei “più poveri e abbandonati”.
Un cammino che continua
Le intenzioni di preghiera della Famiglia Comboniana disegnano, mese dopo mese, un itinerario spirituale completo: dall’ascolto della Parola all’annuncio gioioso, dalla comunione fraterna al servizio dei poveri, dalla cura del creato alla costruzione della pace.
Tuttavia, questo non è un percorso chiuso su sé stesso. Al contrario, ogni fine anno si riapre al nuovo inizio, perché la missione non finisce mai. Cioè, finché ci sarà un solo essere umano che non conosce Cristo, finché ci sarà un solo povero abbandonato, la Famiglia Comboniana continuerà a pregare e a partire.
Come diceva San Daniele Comboni nelle sue ultime parole: “Sono contento di morire per questa missione”. Dunque, la spiritualità comboniana è disposta a dare tutto, perché ha scoperto il tesoro nascosto che vale più di ogni cosa: Cristo crocifisso e risorto, presente nei più poveri.
In questo senso, le intenzioni mensili non sono solo preghiere da recitare, ma fuoco che deve incendiare i cuori, chiamata che deve trovare risposta, missione che deve continuare fino ai confini della terra e fino alla fine dei tempi.
Accompagnaci in questo cammino di preghiera che si rinnova ogni mese. Qui sul blog “Voci Comboniane” pubblicheremo le intenzioni mensili della Famiglia Comboniana, perché tu possa unirti a migliaia di sorelle e fratelli sparsi nei cinque continenti che alzano la stessa preghiera al Padre. Infatti, la forza della missione nasce dalla comunione nella preghiera.
Pertanto, torna ogni mese a pregare con noi. Perché insieme, sostenuti dallo Spirito Santo e ispirati da san Daniele Comboni, possiamo essere strumenti di luce, speranza e tenerezza per i più poveri e abbandonati.
