ROMA, 26 luglio 2025 – Nella Cappella San Daniele Comboni della Curia Generalizia delle Suore Missionarie Comboniane brillano oggi come stelle preziose le Sorelle di età avanzata, custodi silenziose di una missione che ha attraversato continenti e generazioni. Sono le mani che hanno seminato, i cuori che hanno amato senza riserve, le voci che ancora oggi elevano una preghiera potente per l’umanità.
Durante una recente celebrazione eucaristica di ringraziamento, la comunità ha elevato una preghiera speciale per queste Sorelle: “Signore, ti ringraziamo oggi, in modo speciale, per le Sorelle più avanti in età della nostra comunità, ognuna nella sua preziosa e diversa ricchezza”. Parole che racchiudono la gratitudine di un intero Istituto verso chi ha dedicato la vita alla missione tra i popoli più poveri e abbandonati.
Le testimonianze di queste Sorelle illuminano questa realtà con parole di profonda autenticità. “Tutto è grazia”, condivide una di loro nella sua riflessione personale, descrivendo come l’avanzare degli anni diventi un’opportunità di crescita interiore. “È come un diminuire di fuori per farci crescere al di dentro”, scrive, rivelando la profondità spirituale che caratterizza questa fase della vita religiosa.
“Ho fatto 47 anni in Uganda, è più quello che ho ricevuto di quello che ho dato”, confida una Sorella che ha servito nell’ospedale di una zona remota della savana. “La povertà, la miseria ti tocca il cuore, veramente. Quello che hai visto non lo dimentichi, certe persone, certe situazioni le porti ancora come se fossero ieri”.
Un’altra Sorella, che ha vissuto 40 anni in Sudan, testimonia: “Sentivo che cresceva, cresceva questa sicurezza che lui era con me, che quella era la mia vita missionaria. Non ho mai detto ‘chi me la fa fare’, perché sentivo questa serenità”. Alcune continuano ancora oggi il servizio attivo nelle periferie italiane, mentre molte altre riposano nelle case di riposo dell’Istituto.
“Non vale la pena il lamentarsi perché si impara a vivere con una nuova sicurezza e forza nella luce che viene dal Signore”, scrive una di loro, mostrando come l’esperienza dell’invecchiamento possa trasformarsi in un cammino di abbandono fiducioso alla Provvidenza divina.
Il carisma comboniano trova in queste Sorelle una delle sue espressioni più autentiche. “Ho assunto anche la mentalità africana”, racconta una di loro che ha servito in diversi paesi del continente. “È prima di tutto convertire me stessa, uscire da noi stessi per assumere una cultura, una mentalità diversa e vedere quali erano le necessità della gente”.
“Noi crediamo di portare a loro la nostra spiritualità, ma sono loro che insegnano a noi”, riflette un’altra Sorella ripensando ai suoi anni in ospedale. “Questi che noi chiamiamo i cosiddetti non cristiani hanno una spiritualità che a volte c’è molto da insegnare a noi”.
Come San Daniele Comboni ripeteva “Coraggio per il presente, ma soprattutto per il futuro”, anche loro continuano a guardare avanti con speranza. “Se dovessi rinascere, sarei ancora missionaria Comboniana”, afferma con convinzione una Sorella che oggi serve in una delle zone più povere di Palermo. “Siamo come una piccola luce nelle tenebre”, continua, descrivendo il loro lavoro tra povertà, immigrazione e difficoltà sociali.
La loro presenza rappresenta un ponte vivente tra la storia dell’Istituto e il suo futuro. Hanno vissuto i grandi cambiamenti della Chiesa post-conciliare, hanno visto trasformarsi i metodi missionari, hanno accompagnato l’evoluzione dal “ad gentes” al “cum gentibus”, mantenendo sempre salda la fedeltà al carisma originario.
“C’è ancora terreno dove noi Comboniane con il nostro carisma possiamo esserci”, sostiene una Sorella che dopo anni in Kenya ora lavora in una periferia di Bari. “Dipende dal nostro discernimento, saper scegliere posti e luoghi dove possiamo ancora dire che valeva la spesa. L’ideale dei poveri non deve mai venire meno”.
“Il Signore è il mio Pastore non manco di nulla”, pregavano da giovani con gioia e speranza. Ora, “avanti negli anni ed entrando in un terreno sconosciuto”, come scrive una di loro, possono testimoniare che Dio non le ha mai deluse. Il Pastore che le ha guidare nei sentieri della missione continua a sostenerle nel cammino verso la casa eterna.
La comunità riconosce in loro non solo delle testimoni del passato, ma delle intercessori potenti per il presente. “A me ha aiutato molto la preghiera”, confida una Sorella ripensando al suo cammino vocazionale. “È il sentire che ti ha fatto maturare, è nel silenzio che ho sempre capito di più che Lui mi portava con questa certezza”.
La loro preghiera quotidiana accompagna ogni progetto missionario, ogni Sorella in servizio attivo, ogni sfida che l’Istituto affronta nel mondo contemporaneo. “Andiamo pensando di portare tanto, e portiamo tanto, ma riceviamo di più, se li sappiamo guardare con occhi umani, con occhi buoni”, riflette una di loro sintetizzando decenni di esperienza missionaria.
Come lievito che continua a far fermentare la pasta anche quando non è più visibile, queste Sorelle di età avanzata alimentano dall’interno la vitalità missionaria dell’Istituto. La loro sapienza, maturata attraverso decenni di dedizione, rappresenta un patrimonio inestimabile per le generazioni più giovani.
La preghiera comunitaria si conclude con una richiesta che racchiude l’essenza di questo omaggio: “Ti chiediamo di continuare a benedirle e di tenerle sempre vicine al tuo cuore con gli occhi sempre fissi nei tuoi”. Perché in quegli occhi, fissati su Dio attraverso una vita intera di servizio, la Famiglia Comboniana riconosce il riflesso della propria vocazione più autentica.
Oggi l’Istituto celebra non solo il passato di queste Sorelle, ma la loro presenza viva e feconda, che continua a essere dono per la Chiesa e per il mondo.
Fonte: Comunicazioni Curia Generalizia – Suore Missionarie Comboniane / Testimonianza di Sorelle – Provincia Eurpa Unita
