Quest’estate ho avuto la gioia di vivere in Eritrea per circa quattro settimane. Una vera benedizione che Dio mi ha concesso in questo Anno Giubilare della nostra Congregazione. Sento che è stata una vera occasione di grazia e di gratitudine, dato che l’Eritrea, come Circoscrizione Comboniana, fa parte delle pietre miliari dei nostri inizi. Dunque, delle nostre fondamenta carismatiche. Infatti, le prime Pie Madri della Nigrizia arrivarono in Eritrea nel lontano 1914.
Durante la mia pur breve permanenza nella Casa Provinciale dell’Asmara, mi sono resa conto di quanto fortunata ero stata di poter vedere da vicino la testimonianza profetica di vita comboniana che le nostre Sorelle vivono nella loro non facile quotidianità. Sentendole raccontare quanto vivevano, mi sono resa conto che una grande speranza rivestiva ogni loro conversazione. E, tutte, sorrette da una grande consapevolezza circa la fatica che riveste il presente, coltivano una gran voglia di veder sorgere presto un tempo nuovo, dove poter respirare a pieni polmoni il gran bene della libertà.
Scrivo queste brevi riflessioni nel giorno della memoria liturgica dell’Esaltazione della Croce (14 settembre 2022). Un giorno denso di significato carismatico per noi, figlie spirituali di San Daniele Comboni, perché da lui abbiamo ricevuto la preziosa eredità della “sua unica passione”: l’Africa rigenerata e abbracciata dalla Croce di Gesù, Pastore Buono dal Cuore Trafitto.
Vivendo lui stesso intensamente nel segno quotidiano della Croce, il Fondatore era convinto che solo da quelle benedette e misteriose zolle sgorgassero tutte le opere di Dio. Nel suo ‘Inno alla Croce’ ha scritto: “Il Salvatore del mondo compì le sue meravigliose conquiste di anime con la forza di questa Croce, che divenne altare di tutto il mondo. (…) La Croce ha la forza di trasformare l’Africa Centrale in terra di benedizione e di salute”.
In Eritrea, su questa certezza si vive la vita di ogni giorno, e ogni stagione della vita. Proprio perché è un Paese che esprime la sua profonda ricchezza religiosa e culturale attraverso un universo simbolico che continuamente si riversa nella quotidianità con molteplici gesti e parole, la presenza della Croce – Meskel in lingua tigrina – avvolge di particolare intensità tutti i momenti salienti della vita.
Sono rimasta incantata dalla speciale capacità che le donne, in particolare, hanno di rimanere prostrate davanti alla Croce. Immobili, dentro il divenire di un tempo che umanamente supera le energie rimaste per vivere. Sempre avvolte dal silenzio, che incessantemente grida il dolore che ben conoscono. Raccolte nei luminosi netzelà divenivano in tal modo loro stesse invocazioni viventi presso il Cuore del Figlio Crocifisso. Una struggente fonte di ostinata speranza, nonostante la difficile attesa.
Nel celebrare l’Esaltazione della Croce, mi unisco alla supplica orante di queste sorelle e madri nella fede. Domani celebreremo la memoria liturgica di Maria, la Donna dei Dolori. In Lei è rappresentata tutta l’Umanità che, pur gemendo sotto il giogo di una interminabile agonia, continua a vivere perché crede nella fedeltà del Dio della Vita.
Proprio come sulla collina del Calvario stavano le donne presso la Croce, in Eritrea ho visto da vicino come questo avviene dentro il faticoso vivere di ogni giorno. Come sentinelle fedeli e tenaci, con gli occhi del cuore sempre scrutando il sorgere di un tempo nuovo a lungo desiderato, stanno le indomite speranze e le sicure attese di un popolo colmo di una struggente tenacia di vita. Yekenielei, Eritrea!
