Sono tante le domande che (in)abitano le comunità religiose femminili, a tutte le latitudini. A questo riguardo, se il presente è occasione di qualche ansietà, il futuro è sicuramente tutto da immaginare. Ma queste sono le acque in cui siamo chiamate a navigare, insieme, verso una meta sicura e condivisa. Avendo avuto la benedizione di essere stata accolta da Chiese e Culture diverse – mi sento infatti figlia di tre Continenti: Africa, America, Europa – ho accolto con gioia la proposta di condividere qualche considerazione sull’attualità che investe i Carismi affidati alle Congregazioni Religiose Femminili. Attualità che obbliga a (ri)cercare continuamente le orme del divino dentro la storia delle singole comunità, come anche nella storia che queste sono chiamate a tessere, insieme, nel tempo della chiamata alta e forte ad essere a tutto tondo pietre vive di una ‘chiesa in uscita’.
Quello di Papa Francesco è sicuramente un invito a varcare anche i nostri propri recinti religiosi, dove per troppo tempo abbiamo custodito, in templi sacri ma separati, la ricchezza che lo Spirito ha donato alla Chiesa e al Mondo attraverso la singolare bellezza di ogni Carisma. Che in quanto tale, è dato per l’edificazione dell’unico Corpo di Cristo, reso visibile nel Suo Popolo e dalla Creazione nel suo plenum, in cammino verso la pienezza della vita.
Come avvicinarci, il meglio possibile, ai percorsi che abbiamo alla nostra portata per facilitare la comunione e la collaborazione tra i diversi Carismi, nel tempo della diminuzione numerica nei nostri cerchi comunitari? Come pure dell’età media la cui asticella si muove verso l’alto ogni anno che passa? Come avvicinarci, il più serenamente possibile, alle sfide-opportunità offerte dalla bellezza di testimoniare la nostra discepolanza nel tempo di grandi trasformazioni inter culturali-generazionali che la maggioranza delle nostre comunità è chiamata a gestire per promuovere il (ri)fiorire dei nostri Carismi?
Come affrontare la complessità della collaborazione all’interno di società immerse da innumerevoli barriere, da molti tipi di muri, dove porte e porti rimangono chiusi dentro e dietro una mentalità gretta e sprezzante che offende e calpesta la vita di sorelle e fratelli che reclamano giustizia e solidarietà? Come uscire dalle nostre incertezze per inoltrarci sui sentieri pur sconosciuti ma sempre accoglienti della convivialità evangelica, per incontrarci e così (ri)generare vitalità e forse anche più visibilità? Come scalzare la tentazione alla auto-referenzialità, dalla quale Papa Francesco, ormai da anni, ci mette in guardia come da un male da evitare per non cadere in autocelebrazioni “di etichetta” che poca fecondità arrecano sia a noi stesse sia alle nostre congregazioni? Come pure alle persone che ci accolgono e che sono state affidate alla nostra cura apostolica? Che parola possono esprimere, o meglio, che testimonianza possono offrire le religiose dentro una così complessa realtà?
(La seconda parte dell’articolo sarà pubblicata prossimamente)
