Nell’eco delle parole di San Daniele Comboni, deduciamo che essere-missione porta ad avere l’orecchio teso all’ascolto, lo sguardo attento allo svolgersi della vita, il cuore aperto ad accogliere la sfida e la mente libera da resistenze perché la missione possa realmente prendere forma nel tempo e nei contesti specifici in cui siamo ospiti e pellegrine alla ricerca del Mistero di Dio nei volti dei popoli e dei credenti di altre religioni che incontriamo nel nostro cammino di famiglia comboniana.
Dalle premesse poste nella presente riflessione, possiamo dire che il promuovere la coscienza missionaria della Chiesa, non può prescindere per noi comboniane, dal considerare la mega-crisi che e’stata portata alla luce dal Covid 19; una crisi politica, economica, sociale, ecologica, nazionale e planetaria. La crisi ha messo in luce la fragilità della condizione umana, una fragilità dimenticata; nel contempo si è presa coscienza che la forza della tecno-scienza non abolisce il dolore e la morte umana, dunque il paradosso è che crescita del potere umano e crescita della debolezza umana, vanno di pari passo.
Il dato storico, umano e sociale induce alla domanda: quale animazione missionaria per le giovani generazioni del nostro tempo? Quale proposta di orizzonte missionario il carisma offre alle chiese che ci accolgono?
Nella percezione della crisi del pianeta, e dell’umanesimo in crisi di fronte alle derive nazionaliste, ai nuovi fenomeni di razzismo e xenofobia, sfidante diventa la chiamata intuita da Daniele Comboni a formare delle coscienze il cui senso sociale porti ad una crescita nell’appartenenza alla famiglia umana, nell’apertura alla fraternità universalità fino a sentirne tutta la responsabilità per la vita dell’altro/altri e della creazione tutta. Se tale coscienza si diffonderà, il risveglio della solidarietà prodotto dalla reclusione durerà e si intensificherà in scelte responsabili espresse nel prendersi cura di chi è oppresso o escluso dalle opportunità di vita garantite ad altri.
La ricerca di senso per la vita, la nostalgia di Dio che è presente nel cuore umano di ogni generazione, dovrebbe portarci a interrogarci su quale volto di Dio stiamo annunciando ai giovani, ai popoli con cui condividiamo la vita e la fede. Sicuramente il linguaggio della vita religioso-missionaria in cui si esprime il carisma di Daniele Comboni, dovrebbe portare alla domanda su Dio e sull’universalità del Suo amore al punto che sentendosi da Lui amati si giunga anche a sentirsi non solo a sentirsi responsabili del fratello/sorella ma ci si sente anche il desiderio di non asciare Dio solo nella sua passione per l’umanità. Decisamente il “fare animazione missionaria” deve portare a tale esperienza di profondità di incontro con Dio e all’impegno per Dio/umanità nella forma che è richiesta a ciascuno/a nella vita/mondo e nella Chiesa.
Di fronte a tale compito dell’Animazione Missionaria, mi chiedo quale trasformazione è richiesta a noi comboniane? Quali passi operativi intraprendere?
Inevitabile appare una trasformazione, un cammino di kenosi, che ci porti ad incarnare il vangelo nella radicalità di scelte di vita personali e comunitarie che esprimano in modo visibile la profezia affidata alla vita religioso-missionaria. Una profezia ci porta oltre noi stessi, in una logica del dono che si esprime anche in relazioni che armonizzano e riconciliano le diversità all’interno delle comunità comboniane come anche nei contesti conflittuali in cui viviamo.
Nella prassi ministeriale di animazione missionaria è importante riconsiderare i criteri della pastorale giovanile come anche della catechesi di base. La dimensione missionaria, l’apertura all’orizzonte famiglia umana, deve essere parte del cammino della catechesi sacramentale affinché l’esperienza del Dio Padri di tutti diventi elemento essenziale della propria fede dunque modalità di pensarsi fratello/sorella dei vicini e dei lontani, del diverso per cultura, nazione e religione.
All’interno di una formazione che contempli l’universalità dell’amore di Dio, i cerchi di inclusione dell’altro/a si allargano sempre più, nell’incontro-dialogo ecumenico, interreligioso ed interculturale, insiti nell’esperienza carismatica comboniana.
La missione come incarnazione ci porta a vivere la missionarietà nella logica del servizio, della vita spesa nell’impegno di tutte le energie: fisiche, mentali, spirituali ed affettive per la giustizia e la pace. Per promuovere questo tipo di fede e di impegno da parte dei giovani, considerando i contesti in cui l’armonia familiare é spezzata, dove deboli sono i valori umano-religiosi di riferimento, ….
necessaria diventa una pastorale familiare che costituisca la base per l’esperienza di figlio/a appartenente alla famiglia/Chiesa e all’umanità intera.
Nella consapevolezza che anche attraverso l’animazione missionaria siamo chiamate a “prenderci cura della generazione vivente”, perché il regno venga, l’augurio e’ che la nostra vita possa rendere visibile l’amore di Dio che dalla Croce include tutti nel Cuore di Dio.
Anna Maria Sgaramella, smc
Missionaria in Medio Oriente
