Partendo dalle Fondamenta …
L’impegno della Chiesa per il dialogo si basa su ragioni teologiche: «Dio, in un dialogo che si protrae da lungo tempo, ha offerto e continua ad offrire la salvezza all’umanità. Nella pienezza dell’iniziativa divina, anche la chiesa deve entrare in un dialogo di salvezza con tutti gli uomini e le donne».(Dialogo e Annuncio, n.38)
Due sono gli elementi teologici che fondano l’importanza del dialogo nella fede cristiana e nella sua metodologia di annuncio:
1. La Parola da sempre è il luogo della presenza vivificante di Dio nella creazione e nell’incarnazione.
Fin dalla creazione Dio si svela come Colui che parla: “E Dio disse… e fu”. La parola di Dio diventa VITA, trasforma (Is 55: “Come la pioggia e la neve… così la mia parola… non senza aver compiuto quanto desidero”).
La Parola di Dio segnala il grande desiderio di Dio di comunicare, di comunicarci la Sua vita, la Sua immagine, la Sua realtà. È proprio a partire da questa visione che il popolo di Israele si sente investito della chiamata all’Ascolto: “Shema Israel – Ascolta, Israele”.
Le dinamiche di relazione, insite in ogni dialogo, appartengono alla stessa matrice della rivelazione divina, di chi Dio è.
Questa rivelazione assume la forma finale e fondamentale in Gesù di Nazaret, la Parola per eccellenza (“E il Verbo si è fatto carne e ha posto la sua tenda in mezzo a noi” – Gv 1,14).
È chiaro, quindi, che la forma di comunicazione di Dio è il dialogo, non l’ordine o l’imposizione, ma la parola che da vita, che da significato, che trasforma.
2. La Rivelazione di Dio lungo tutta la storia di salvezza è una rivelazione che si sviluppa attraverso un dialogo costante, ininterrotto di Dio con l’umanità.
La rivelazione attraverso la Parola e le parole diviene luogo d’incontro tra Dio e l’uomo. Dio non impone mai, neanche quando l’uomo sembra allontanarsene (Gen 3). Dio si rivela a piccoli passi a uomini concreti con cui entra in Dialogo, non impone una visione di sé, ma svela la sua essenza, il suo essere fino allo svelamento più grande in Cristo. La pedagogia di Dio con gli esseri umani sembra essere da sempre improntata al dialogo. Persino con Giona Dio si intrattiene, ascolta le sue lamentele, gli comunica la sua visione del mondo e attende che Giona capisca a suo tempo e a suo modo.
In definitiva, non si comprende il cristianesimo se non attraverso la visione di un Dio che si rivela attraverso il dialogo, attraverso la parola, con le dinamiche associate: vicinanza, ascolto rispettoso, comunicazione di sé.
Proprio perché consapevole della dinamica della Rivelazione, la Chiesa si avvicina agli uomini e alle donne con un atteggiamento di rispetto, ascolto e dialogo.
In modo particolare, inoltre, ci si è accorti che due sono elementi importanti perché richiamano da una parte la storia di peccato e divisione all’interno della chiesa di Cristo, e dall’altra la stupita meraviglia di fronte a Dio che si è fatto conoscere ad altri in molti modi diversi: il dialogo ecumenico e il dialogo interreligioso.
Per costruire un dialogo ecumenico …
Il dialogo ecumenico ha come scopo la “restaurazione dell’unità visibile” della Chiesa di Cristo, compimento del desiderio di Gesù “che tutti siano uno”.
Nella Costituzione “Lumen Gentium” sulla Chiesa, il dialogo era compreso come uno scambio di doni4 e come fondamentale sia per l’annuncio della buona novella che per la pienezza del messaggio di salvezza proclamato dalla Chiesa:
«… le divisioni dei cristiani impediscono che la Chiesa realizzi la pienezza della cattolicità a lei propria… Inoltre le diventa più difficile esprimere sotto ogni aspetto la pienezza della cattolicità nella realtà della vita»(cf. Unitatis Redintegratio, N. 4).
Nel Direttorio per L’Applicazione delle Norme sull’Ecumenismo viene
affermato che «il dialogo è al cuore della cooperazione ecumenica… richiede ascolto e risposta, cercando allo stesso tempo di capire e di essere capiti»(cf. Direttorio per l’Applicazione delle Norme sull’Ecumenismo, N. 171. T.d.A).
Questo necessita che si abbattano i muri di divisione e di diffidenza, «per superare ostacoli e pregiudizi, che impediscono l’annuncio del Vangelo della salvezza mediante la Croce di Gesù, unico Redentore dell’uomo, di ogni uomo». (cf.Ut Unum Sint, N. 2).
… ed Interreligioso
Lo scopo del dialogo interreligioso è quello di esplorare le rispettive convinzioni religiose: «… lo scambio e la condivisione consistono in una mutua testimonianza della propria fede e una esplorazione comune delle proprie rispettive convinzioni religiose. Nel dialogo, i Cristiani e gli altri credenti sono invitati ad approfondire il loro impegno religioso, per rispondere con sincerità sempre più grande alla chiamata personale di Dio…». (cf. Dialogo e Annuncio, n. 40)
Ne consegue che lo scopo consiste nello scambio e condivisione della presenza di Dio nella storia e nella creazione. Il Decreto sull’attività missionaria della Chiesa del Vaticano II lo esprime con l’idea che i missionari debbano «riconoscersi come membra di quel gruppo umano in mezzo a cui vivono… lieti di scoprire e pronti a rispettare quei germi del Verbo che vi si trovano nascosti…». (cf, Ad Gentes, n. 11)
È chiaro che qui si parla di un atteggiamento fondamentale in ogni attività missionaria, ed è per questo che missionari/e vengono invitati/e ad «essere scientificamente preparati ai loro doveri, specialmente al dialogo con le religioni e le civiltà non cristiane».(cf. Ad Gentes, n. 34)
Mariolina Cattaneo
Missionarie Comboniana in Italia
