Il nostro specifico: la perla nera
Al cuore del carisma, come sintetizzato al n. 12 della RdV, è l’annuncio del Vangelo a coloro a cui non è stato ancora annunciato. Lo stesso numero sottolinea l’’opzione preferenziale’ del Fondatore per l’Africa, ma coglie uno sviluppo storico diventato parte integrante dell’essere dell’Istituto, vale a dire l’apertura ad altri Continenti. Tale apertura venne richiesta e benedetta dalle autorità della Chiesa, Papa Paolo VI ad esempio, che in tal modo confermarono come la scelta manteneva le Missionarie Comboniane fedeli al proprio carisma.
Gli Atti Capitolari 2004, citati nel documento ‘Conversazione sul Carisma’, vanno un passo più avanti, particolarmente ai nn. 2 e 3 che, pur salvaguardando l’”attenzione speciale al continente africano”, ci invitano esplicitamente a superare esclusività geografiche ed etniche e a riconoscere che tutti i membri dell’Istituto hanno pieno diritto di cittadinanza nel carisma, dovunque esse si trovino. Per esprimerci in termini un po’ sommari, non ci sono luoghi di missione di serie A e altri di serie B. Piuttosto, la diversita’ delle espressioni del carisma vissuto in più aree geografiche è presentata come un’opportunità per vivere un’unità arricchita dalle sue molte sfaccettature.
Il documento ‘Conversazione, Carisma, Magistero’ in preparazione al Capitolo 2022 sintetizza il percorso storico e di fede fatto dalla Congregazione cogliendo due movimenti, ‘dall’Africa all’universale’ e dal ‘geografico all’esistenziale’. Si tratta di una crescita e trasformazione dove l’identita’ non è persa perché ogni passo e scelta sono stati fatti guardando al carisma del Fondatore tenuto come punto di riferimento e sperimentato come forza propulsiva. L’autorità della Chiesa, come già detto, ha confermato il cammino. Nonostante queste importanti garanzie, l’espansione a due livelli, quello geografico – non ci sono luoghi esclusivi – e quello dell’esperienza vissuta – una molteplicità di contesti di missione -, richiede a mio parere una rinnovata attenzione per mantenere lo specifico di un carisma il cui cuore è l’annuncio del Vangelo. Non possiamo andare dappertutto facendo di tutto. La ricerca e fedeltà alla nostra specificità non è lo sforzo paralizzante di mantenere lo status quo, del ‘si è sempre fatto così, ma il far scintillare il dono particolare dato a noi, la perla nera di cui parlava Comboni, così che questa pietra preziosa risplenda e sia unica in mezzo ad altre pietre preziose.
Gli Atti Capitolari 2016, gli ultimi, sentono il bisogno anzitutto di riaffermare che ‘la missione non è solo geografica’, (11.5). Ci chiamano quindi a ricercare lo specifico della nostra chiamata missionaria nelle situazioni di povertà e abbandono che incontriamo nei contesti esistenziali dove operiamo. L’opzione preferenziale per l’Africa viene ribadita, ma viene accettato serenamente che essa coesiste con altre scelte e chiamate a cui la congregazione e i suoi membri rispondono. Il Piano di Comboni era uscito di getto dal Fondatore che si senti’ divinamente ispirato a elaborare un programma ecclesiale per la rigenerazione dell’Africa. Daniele Comboni ripete’ più volte e in vari modi che l’Africa era la sua passione e che avrebbe dato mille vite se le avesse avute perché l’Africa conoscesse Cristo. Mi sembra di cogliere nella passione per l’evangelizzazione, nella disposizione a offrire per l’annuncio del Vangelo la propria vita come un olocausto, un sacrificio completamente consumato, il cuore della vocazione di Comboni. La Provvidenza lo indirizzò all’Africa in un dato momento storico e in un contesto particolare dove il cattolico, come lui stesso si definisce, guardò alle popolazioni africane come a fratelli e sorelle, in tal modo influenzando un potente cambiamento di prospettiva in un secolo ancora oscurato dalla piaga della schiavitù che condannava le sue vittime a condizioni di vita sub-umane.
Omelia di Khartoum: costanza dell’annuncio e dinamicità del carisma
Nel mutare di circostanze e contesti storico-geografici l’annuncio del Vangelo a chi ancora non lo conosce rimane una costante nella vita della congregazione, come confermato dagli ultimi Atti Capitolari citati più sopra. Altri elementi sono importanti ma dipendono ordinatamente da questa intuizione originaria. La vocazione missionaria di Daniele Comboni ai suoi albori aveva considerato l’Asia dopo la lettura della vita dei martiri del Giappone, ma l’incontro diretto con don Angelo Vinco, un missionario mazziano proveniente dal Sudan, oriento’ il Fondatore decisamente all’Africa. La passione per l’evangelizzazione delle Comboniane è stata vissuta innanzitutto nel continente africano ma si è quindi allargata ad altre realtà geografiche. Comboni vide nella povertà e abbandono dei popoli sub-sahariani, particolarmente di coloro che venivano ridotti in schiavitù, una potente chiamata di Dio a portare loro l’abbraccio di pace e fraternità del Vangelo. I missionari e missionarie degli Istituti da lui fondati hanno ricevuto come eredità carismatica quella di privilegiare i più poveri e abbandonati in ordine alla fede (RdV 6). La specificazione è importante. Fra le molte situazioni di povertà, il carisma comboniano presta un’attenzione particolare a chi non conosce Cristo, pur non ignorando i bisogni materiali di chi è indigente.
Nell’omelia che il Pro-Vicario Apostolico pronuncio’ a Khartoum nel 1873 (S 3156-64), paradigmatica per la sua metodologia missionaria, egli affermo’ che tutti e in ogni circostanza lo avrebbero trovato sempre pronto “ai loro spirituali bisogni”. Nei ‘tutti’ presenti all’epoca a Khartoum possiamo includere cristiani e non, cattolici e non. Nella disponibilita’ di Comboni di giorno e di notte, con il sole e con la pioggia, possiamo vedere il suo costante atteggiamento pastorale e di accoglienza nel variare delle circostanze. L’annuncio del Vangelo a chi ancora non lo conosceva era la ragione per cui lui aveva scelto di compiere il difficile viaggio per arrivare fino al Sudan di quei giorni, “lasciando quanto aveva di piu’ caro al mondo”. Tale annuncio veniva quindi modulato e adattato alle circostanze: la presentazione diretta della Buona Novella di Gesu’ Cristo quando possibile, e l’offerta dell’amore e della fraternita’ evangeliche quando solo un dialogo di vita poteva aver luogo, ad esempio con persone di religione islamica.
Nell’omelia di Khartoum possiamo cogliere sin dagli inizi il cuore e la costante del carisma missionario comboniano, radicato nella passione per l’annuncio del Vangelo, e, allo stesso tempo, la sua dinamicita’, la sua potenzialita’ di adattamento al mutare delle circostanze, ma sempre al fine di far conoscere il messaggio della salvezza.
Elena Balatti, smc
Provincia Sud Sudan
