Nel mutare di circostanze e contesti storico-geografici l’annuncio del Vangelo a chi ancora non lo conosce rimane una costante nella vita della congregazione. Altri elementi sono importanti ma dipendono ordinatamente da questa intuizione originaria. La vocazione missionaria di Daniele Comboni ai suoi albori aveva considerato l’Asia dopo la lettura della vita dei martiri del Giappone, ma l’incontro diretto con don Angelo Vinco, un missionario mazziano proveniente dal Sudan, orientò il Fondatore decisamente all’Africa. La passione per l’evangelizzazione delle Comboniane è stata vissuta innanzitutto nel continente africano ma si è quindi allargata ad altre realtà geografiche. Comboni vide nella povertà e abbandono dei popoli sub-sahariani, particolarmente di coloro che venivano ridotti in schiavitù, una potente chiamata di Dio a portare loro l’abbraccio di pace e fraternità del Vangelo. I missionari e missionarie degli Istituti da lui fondati hanno ricevuto come eredità carismatica quella di privilegiare i più poveri e abbandonati in ordine alla fede (RdV 6). La specificazione è importante. Fra le molte situazioni di povertà, il carisma comboniano presta un’attenzione particolare a chi non conosce Cristo, pur non ignorando i bisogni materiali di chi è indigente.
Nell’omelia che il Pro-Vicario Apostolico pronunciò a Khartoum nel 1873 (S 3156-64), paradigmatica per la sua metodologia missionaria, egli affermò che tutti e in ogni circostanza lo avrebbero trovato sempre pronto “ai loro spirituali bisogni”. Nei ‘tutti’ presenti all’epoca a Khartoum possiamo includere cristiani e non, cattolici e non. Nella disponibilità di Comboni di giorno e di notte, con il sole e con la pioggia, possiamo vedere il suo costante atteggiamento pastorale e di accoglienza nel variare delle circostanze. L’annuncio del Vangelo a chi ancora non lo conosceva era la ragione per cui lui aveva scelto di compiere il difficile viaggio per arrivare fino al Sudan di quei giorni, “lasciando quanto aveva di più caro al mondo”. Tale annuncio veniva quindi modulato e adattato alle circostanze: la presentazione diretta della Buona Novella di Gesù Cristo quando possibile, e l’offerta dell’amore e della fraternità evangeliche quando solo un dialogo di vita poteva aver luogo, ad esempio con persone di religione islamica.
Nell’omelia di Khartoum possiamo cogliere sin dagli inizi il cuore e la costante del carisma missionario comboniano, radicato nella passione per l’annuncio del Vangelo, e, allo stesso tempo, la sua dinamicità, la sua potenzialità di adattamento al mutare delle circostanze, ma sempre al fine di far conoscere il messaggio della salvezza.
Elena Ballati, smc
