Le Chiese cristiane sono ancora divise su questioni dottrinali e liturgiche, ma da decenni convergono sul “creato”, quel meraviglioso mistero di cui noi umanità siamo parte. Le denunce per il suo allarmante degrado cominciarono a risuonare dagli anni Settanta con papa Paolo VI e con il Consiglio ecumenico delle Chiese, senza però essere recepite nella liturgia, da sempre incentrata sulla vita di Gesù di Nazaret. Il Tempo del Creato, che sta prendendo forma da inizio millennio, cerca una sintesi fra preghiera e azione, e nutre con respiro ecumenico una nuova spiritualità, tanto più essenziale nel “tempo della pandemia”.
Noi, custodi
Tutto ha inizio nel 1989: il patriarca ecumenico di Costantinopoli, Dimitrios I, proclama il 1° settembre, inizio dell’anno liturgico della Chiesa ortodossa, giornata di preghiera per il creato, in cui celebrare Dio Creatore. «Con ansia notiamo la distruzione dell’ambiente naturale causata dall’umanità – dichiara nel suo messaggio per l’occasione –, con gravi conseguenze per la sopravvivenza del mondo creato da Dio. Scienziati ed esperti denunciano il pericolo e parlano di fenomeni che minacciano la sopravvivenza del nostro pianeta. La Chiesa di Cristo non può restare indifferente. Dichiara che l’umanità non è proprietaria del creato ma custode, per coltivarlo e ringraziarne, con riverenza, il suo Creatore». Il dito è puntato sulla “società dei consumi” che alimenta desideri illimitati e distruttivi. Per questo, da allora, la Chiesa ortodossa dedica ogni anno il 1° settembre alla protezione dell’ambiente, ammonendo i governanti a rispettarlo.
Unità per la Terra
A inizio millennio, l’iniziativa ecumenica del Tempo del Creato prende forma: dal 1° settembre al 4 ottobre, memoria di Francesco d’Assisi – per il suo Cantico delle creature amato ben oltre i confini delle religioni –, le Chiese intrecciano ricorrenze ed eventi per riconoscere la meraviglia della creazione, crescere nella consapevolezza di esserne parte e interrompere le pratiche distruttive che la stanno sfigurando. Le adesioni crescono con stili e ritmi diversi, da Chiesa a Chiesa e da luogo a luogo: in Europa si inizia a celebrarlo in modo ecumenico nel 2001; la Conferenza dei vescovi cattolici delle Filippine lo adotta nel 2003 e il Consiglio ecumenico mondiale delle Chiese nel 2008. Nel 2015 papa Francesco offre il Tempo del Creato all’attenzione della Chiesa cattolica. Sullo stile della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, ogni anno questo tempo liturgico di cinque settimane è dedicato a un tema (acqua, aria, sobrietà…). La preghiera e i riti procedono insieme ad azioni condivise: il Tempo del Creato diventa allora appello al pentimento e alla conversione per cambiare stile di vita e onorare la Terra. Coinvolge anche ambiti non cristiani, incoraggia a sperimentare nuovi riti e ad esplorare una spiritualità più inclusiva, perché il servizio è rivolto alla “casa comune”.
Azioni concrete
“Rinnovare l’oikos di Dio” è il tema proposto quest’anno: dal 1° settembre al 4 ottobre propone una riflessione sul tema della “casa”, che alimenta la “convivenza”. Ecologia ed economia hanno la stessa radice “oikos”, come ecumenismo: le nostre reti di “oikos-case” sono chiamate a connettersi sempre di più per alimentare giustizia. Troppa sofferenza dilaga a causa della crisi climatica; è urgente ascoltare, riflettere e agire, anche facendo sentire la nostra voce.
Il simbolo del Tempo del Creato 2021 è la tenda, segno dell’accoglienza di Abramo: siamo tutti e tutte invitate a piantare una tenda nelle nostre città e invitare coloro che passano a leggere e firmare la petizione Pianeta sano, persone sane. È importante che i vertici internazionali su Biodiversità (Cop15) e Clima (Cop26) ci ascoltino.
Celebrare insieme nutre lo spirito comunitario, indispensabile per rendere rilevante ogni cambiamento: ma la conversione individuale, se rimane isolata, incide poco sul benessere complessivo, mentre ogni piccola scelta quotidiana, sommata a milioni di altre che procedono nella stessa direzione, fa la differenza.












