3 giugno – Festa dei Santi Martiri dell’Uganda
“Io ti prenderò per mano. Se dobbiamo morire per Gesù, moriremo insieme, mano nella mano”. Queste furono le ultime parole che San Carlo Lwanga rivolse al giovane Kizito, morto con lui a soli 14 anni, in odio alla fede. Parole che risuonano ancora oggi nelle missioni africane, dove il sangue dei martiri è divenuto seme di una Chiesa vibrante e coraggiosa.
La Conversione: Quando i Padri Bianchi Arrivarono in Uganda
Carlo Lwanga nacque nel 1865 nel Regno di Buganda, territorio che oggi occupa la parte centrale e meridionale dell’Uganda. Appartenente al clan Ngabi, Carlo Lwanga fu convertito al cattolicesimo dai Missionari d’Africa, fondati dal cardinale Charles Lavigerie. Questi missionari, meglio conosciuti come “Padri Bianchi”, fondati dal Cardinale Lavigerie, avevano iniziato la loro opera evangelizzatrice in quelle terre lontane con lo stesso spirito che oggi anima le nostre Missionarie Comboniane.
Come San Daniele Comboni aveva intuito che l’Africa doveva essere salvata “con l’Africa”, così i Padri Bianchi compresero che la conversione doveva nascere dal cuore stesso del popolo ugandese. E Carlo Lwanga ne fu la dimostrazione vivente: da pagano del clan Ngabi a leader cristiano, protettore dei giovani e testimone coraggioso della fede.
Un Giovane Leader nella Tempesta
Nel 1885, Carlo venne chiamato a corte come prefetto della Sala Reale. Era un incarico prestigioso, ma che lo mise in una posizione delicatissima quando iniziò la persecuzione anticristiana del re Mwanga II. Dopo che il re Mwanga II ordinò che venissero massacrati molti missionari anglicani, tra cui il vescovo James Hannington, la situazione si fece drammatica.
Quando Giuseppe Mukasa Balikuddembe, il maggiordomo cattolico di corte, venne decapitato per aver rimproverato al re le uccisioni, il re ordinò che Lwanga, che era il capo dei paggi a quel tempo, assumesse le funzioni di Balikuddembe. Era il 15 novembre 1885, e Carlo si trovò improvvisamente alla guida di un gruppo di giovani cristiani in una situazione di estremo pericolo.
Il Coraggio di Battezzare nella Notte
Quello stesso giorno, Lwanga e altri paggi sotto la sua protezione (circa un centinaio) chiesero di essere battezzati come cattolici da Pere Giraud, un prete missionario dei Padri Bianchi. Non si trattava di paura, ma di amore: quei giovani volevano essere completamente di Cristo prima di affrontare il martirio.
Il momento culminante arrivò la notte del 25 maggio 1886. La mattina seguente, Lwanga battezzò segretamente quei catecumeni che ancora non avevano ricevuto il battesimo. Tra loro c’era Kizito, il quattordicenne che sarebbe morto con lui. In quelle ore buie, Carlo si fece ministro di Cristo, donando il sacramento del battesimo a chi stava per versare il sangue per la fede.
La Via Crucis di Namugongo
Il 25 maggio 1886, Mwanga ordinò un’assemblea generale della corte durante la quale disse: “Quelli di voi che non pregano stiano al mio fianco; gli altri dovrebbero stare di fronte al muro di canne”. Carlo Lwanga e altri 15 paggi si avvicinarono al muro. Non fu un atto di ribellione, ma di pura testimonianza: erano disposti a morire per non rinnegare Cristo.
Il trasferimento da Munyonyo, dove c’era il palazzo reale in cui erano stati condannati, a Namugongo, luogo delle esecuzioni capitali, diventò una vera e propria “Via Crucis” di 27 miglia. Lungo quella strada, i soldati del re tentarono in ogni modo di farli abiurare, ma i giovani cristiani rimasero saldi nella fede.
Il Martirio: “È come se mi versaste acqua addosso”
Il 3 giugno 1886, giorno dell’esecuzione, Lwanga fu separato dagli altri per essere bruciato vivo in privato, secondo la consuetudine. Le sue ultime parole al carnefice furono di una serenità sovrumana: “È come se mi stessi versando dell’acqua addosso. Per favore, pentiti e diventa cristiano come me”.
Dodici ragazzi e uomini cattolici e nove anglicani furono poi bruciati vivi, insieme ai loro fratelli anglicani. Pregarono fino alla fine, senza emettere un gemito, dando una prova luminosa di fede feconda. Uno di loro, Bruno Ssrerunkuma, profetizzò prima di morire: “Una fonte che ha molte sorgenti non si inaridirà mai. E quando noi non ci saremo più, altri verranno dopo di noi”.
L’Eredità per le Missioni Comboniane
Il martirio di San Carlo Lwanga e dei suoi compagni non fu la fine, ma l’inizio. Carlo Lwanga e gli altri cristiani furono beatificati da papa Benedetto XV il 6 giugno 1920, e successivamente vennero canonizzati il 18 ottobre 1964 da papa Paolo VI durante il Concilio Vaticano II. Nel 1934, Pio XI designò Carlo Lwanga “Patrono della gioventù dell’Africa cristiana”.
Paolo VI fu il primo papa a visitare l’Africa sub-sahariana durante il suo viaggio in Uganda nel luglio 1969, una visita che includeva un pellegrinaggio al luogo del martirio a Namugongo, dove la Basilica dei Martiri dell’Uganda è stata costruita nel luogo delle esecuzioni e funge da santuario.
Per noi Missionarie Comboniane, la figura di San Carlo Lwanga rappresenta l’incarnazione perfetta del sogno di San Daniele Comboni: un’Africa che evangelizza l’Africa, giovani africani che diventano testimoni coraggiosi del Vangelo, una Chiesa locale che cresce e si rafforza attraverso la testimonianza del martirio.
Un Esempio per Oggi
Oggi, nelle nostre missioni africane, incontriamo ancora giovani come Carlo Lwanga: coraggiosi, determinati, pronti a testimoniare Cristo anche nelle difficoltà. Il santo ugandese ci ricorda che la missione non è mai un’imposizione dall’esterno, ma una chiamata che nasce dal cuore stesso dei popoli evangelizzati.
I Fratelli di San Carlo Lwanga furono fondati nel 1927 come congregazione religiosa indigena di uomini ugandesi impegnati a fornire istruzione ai giovani svantaggiati del loro paese. Questo è il frutto duraturo del loro sacrificio: una Chiesa che si prende cura dei più poveri e dei più piccoli.
Preghiera a San Carlo Lwanga
San Carlo Lwanga, giovane martire dell’Uganda, che hai saputo guidare i tuoi compagni verso Cristo anche nell’ora della prova suprema, intercedi per le nostre missioni africane. Aiuta i giovani del continente a scoprire la bellezza del Vangelo, a testimoniarlo con coraggio e a diventare apostoli dei loro fratelli. Per Cristo nostro Signore. Amen.
San Carlo Lwanga, prega per noi!
