1 ottobre – Festa di Santa Teresa di Lisieux
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“Nel cuore della Chiesa, mia Madre, io sarò l’amore!” Con queste parole profetiche, una giovane carmelitana di appena 24 anni scopriva la sua vocazione nel settembre 1896, destinata a diventare patrona dei missionari assieme a san Francesco Saverio e una delle più grandi testimoni dell’amore missionario nella storia della Chiesa.
Santa Teresa di Gesù Bambino, conosciuta come Santa Teresa di Lisieux, rappresenta il paradosso più luminoso della missione cristiana: diventare Patrona Universale delle Missioni senza mai uscire dal proprio monastero, evangelizzare il mondo intero dalla clausura di un piccolo Carmelo francese.
Per noi Missionarie Comboniane, la sua testimonianza ci ricorda che il cuore della missione non risiede nella geografia, ma nell’amore: un amore così ardente da attraversare oceani e continenti senza muovere un passo.
Una giovinezza segnata dal dolore e dall’Amore
Thérèse Françoise Marie Martin nasce ad Alençon il 2 gennaio 1873 da una coppia di commercianti in oreficeria, molto credenti, “degni più del cielo che della terra”, come li definiva Teresina. Orfana di madre all’età di quattro anni, rivive il dramma dell’abbandono per il progressivo ingresso in Carmelo delle quattro sorelle.
Ma è proprio attraverso il dolore che Teresa scopre la sua vocazione all’amore. La notte di Natale 1886 otterrà la grazia della sua trasformazione, della sua completa conversione. Riceve la forza di Cristo e la guarigione di una specie di nevrosi che la paralizzava. Da quel momento, il suo cuore si apre agli “interessi grandi e intensi desideri” che caratterizzeranno tutta la sua vita.
Il richiamo missionario: “Ho Sete di Anime”
Fu nella cattedrale di Saint-Pierre, una domenica di luglio 1887, al termine della messa, che Teresa ricevette la grazia eucaristica per la sua missione. Mentre chiude il messale, è colta da un’immagine di Cristo in croce: “Fui colpito dal sangue che cadeva da una delle sue mani divine, provai grande dolore nel pensare che questo sangue cadesse a terra senza che nessuno si affrettasse a raccoglierlo”.
Da quel momento, il grido di Gesù sulla Croce risuonava continuamente nel suo cuore: “Ho sete!” Queste parole accendevano in lei un ardore sconosciuto e vivissimo… Voleva dare da bere il suo Amato e si sentiva divorata dalla sete delle anime.
Ecco il segreto della missione teresiana: non è partita per terre lontane perché aveva scoperto che il mondo intero poteva essere raggiunto dalla potenza dell’amore e della preghiera.
La “Piccola Via”: una rivoluzione spirituale
Verso la fine del 1894, un giorno, proprio durante l’orazione, due versetti dell’Antico Testamento la illuminano. Anche lei, che si sente così piccola, fragile, debole e impotente, incapace di cose grandi, può aspirare alla santità: l’ascensore che le permetterà di salire così in alto saranno “le braccia di Gesù”.
Questa scoperta della “piccola via” trasforma non solo la sua vita, ma la concezione stessa della santità e della missione. Il cuore della sua spiritualità risiede nella consapevolezza che l’uomo, pur nella sua piccolezza, finisce divinizzato dalla Grazia.
Come disse san Giovanni Paolo II: “La strada da lei percorsa per raggiungere questo ideale di vita non è quella delle grandi imprese riservate a pochi, ma è invece una via alla portata di tutti, la ‘piccola via’, strada della confidenza e del totale affidamento alla grazia del Signore”.
Missionaria senza muoversi: i fratelli spirituali
Teresa comprende che può essere missionaria rimanendo nel suo Carmelo. “Sono venuto per salvare le anime e soprattutto per pregare per i sacerdoti”. “Amare Gesù e farlo amare” divenne sempre più lo scopo di tutta la sua vita.
È entusiasta quando le vengono dati due fratelli spirituali per aiutarli nel loro ministero attraverso la preghiera e il sacrificio: l’Abate Maurice Bellière, seminarista ventunenne, che sarà un Padre Bianco e andrà a Nyasaland (ora Malawi).
Attraverso le lettere con i suoi fratelli missionari, matura una mentalità ed una passione missionaria per tutta la Chiesa. Teresa diventa il “motore nascosto” che dà forza al veicolo della missione mondiale.
Il cuore della Chiesa: “Io sarò l’Amore”
Nel settembre 1896 Teresa sente che la sua bella vocazione (“carmelitana, moglie e madre”) non le basta più. Durante la sua preghiera, sente il richiamo di grandi desideri: essere sacerdote, diacono, profeta, dottore (della Chiesa), missionario, martire.
È allora che scopre nel capitolo 13 della Prima Lettera ai Corinzi la risposta ai suoi infiniti desideri. Può scrivere: “O Gesù mio Amore… la mia vocazione finalmente l’ho trovata, la mia vocazione è l’Amore!… nel Cuore della Chiesa, Madre mia, sarò l’Amore… così sarò tutto… così il mio sogno si realizzerà!”
Una morte che diventa vita
Dopo nove anni di vita religiosa, Teresa muore a soli 24 anni, il 30 settembre del 1897, a causa della tubercolosi. Ma le sue ultime parole profetiche si realizzano: “Intendo pienamente non rimanere inattiva in Cielo, il mio desiderio è lavorare ancora per la Chiesa e per le anime”.
Guarigioni interiori, conversioni, vocazioni, miracoli, un benefico influsso denunciato ovunque sul fronte missionario. Teresina fa parlare di sé ormai il mondo intero.
Il riconoscimento della Chiesa
Beatificata nel 1923 da Papa Pio XI che la considera la “stella del suo pontificato”, viene canonizzata due anni più tardi, il 17 maggio 1925. Il 14 dicembre 1927 lo stesso Pontefice la proclama patrona universale delle missioni insieme a san Francesco Saverio.
Domenica 19 ottobre 1997 poi Giovanni Paolo II ha proclamato santa Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo “dottore della Chiesa”, riconoscendo la profondità teologica della sua “piccola via”.
Un messaggio per le Missionarie Comboniane
La testimonianza di Santa Teresa di Lisieux risuona potentemente nel carisma comboniano. Come San Daniele Comboni aveva compreso che “l’Africa deve essere salvata dall’Africa”, così Teresa aveva intuito che il mondo deve essere evangelizzato dall’amore: un amore che nasce dalla contemplazione, si nutre della preghiera e si diffonde attraverso il sacrificio quotidiano.
Papa Francesco, nella sua recente Esortazione Apostolica “C’est la confiance” (15 ottobre 2023), ricorda come santa Teresina sia stata “sorella spirituale di diversi missionari: dal monastero li accompagnava con le lettere e la preghiera e offrendo per loro continui sacrifici”.
Per noi che lavoriamo nelle missioni comboniane, Teresa ci insegna che:
– La missione nasce dall’amore, non dalla geografia
– La preghiera è la forza motrice di ogni evangelizzazione autentica
– La “piccola via” è universale: tutti possono diventare santi e missionari
– Il sacrificio quotidiano vale quanto i grandi gesti eroici
– L’intercessione è una forma concreta di apostolato
Una Santa per oggi
Come affermava Teresa: “In Cielo desidererò la stessa cosa che in terra: amare Gesù e farlo amare”. Questo è esattamente ciò che continua a fare: dalla sua gloria celeste, intercede perché l’amore di Cristo raggiunga ogni angolo del mondo.
La sua promessa: “Farò piovere rose”, cioè grazie e benedizioni, su tutti coloro che si affidano alla sua intercessione, si realizza quotidianamente nelle nostre missioni, dove il suo spirito di fiducia e abbandono in Dio continua a ispirare missionari e missionarie.
Preghiera a Santa Teresa di Lisieux
Santa Teresa di Gesù Bambino, patrona universale delle missioni, che dal tuo piccolo Carmelo hai raggiunto il mondo intero con la potenza dell’amore, intercedi per tutte le missionarie comboniane. Aiutaci a scoprire che anche i nostri piccoli sacrifici quotidiani possono diventare semi di evangelizzazione. Insegnaci la tua “piccola via” della fiducia e dell’abbandono, perché possiamo essere, come te, amore nel cuore della Chiesa. Amen.
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Santa Teresa di Gesù Bambino, prega per noi e per le nostre missioni!
