In un’epoca di profonde trasformazioni per la Chiesa, una donna si è trovata a cavalcare l’onda del cambiamento, tenendo salde le redini della tradizione: Madre Teresa Costalunga, colei che ha condotto l’Istituto delle Suore Comboniane attraverso il guado del Concilio Vaticano II.
Il suo generalato, dal 1958 al 1970, è stato segnato da una lotta interiore tra due poli ugualmente potenti: la pesantezza di un passato recente, radicato nella tradizione, e le spinte riformatrici del rinnovamento conciliare. Un vero e proprio dramma spirituale che Teresa ha vissuto in prima persona.
Eppure, la sua sintonia con il cammino della Chiesa le ha permesso di rimanere saldamente “a cavallo” tra queste tensioni opposte. Nelle sue lettere circolari, la voce di Teresa risuona come un richiamo al cambiamento, all’abbandono di pratiche obsolete per abbracciare lo spirito dei tempi nuovi.
L’icona di Gesù Appassionato, pur cara alla sua sensibilità, lasciava già intravedere l’urgenza di un ritorno alle sorgenti del carisma comboniano, rimasto a lungo “sommerso” dalla tradizione.
Con saggezza e prudenza, Madre Costalunga ha condotto l’Istituto verso lo sbocco dei “due drammi”, evitando lacerazioni profonde e preparando il terreno per il grande Capitolo Straordinario del 1970, vero spartiacque per il rinnovamento delle Pie Madri della Nigrizia.
Una donna della transizione, certo, ma anche una figura chiave che ha saputo preservare l’unità dell’Istituto in un’epoca convulsa, consegnandolo integro alle nuove generazioni, pronte ad abbracciare con slancio rinnovato lo spirito missionario del Comboni.






