Anni fa, quando ero ancora studente universitaria, l’insegnante chiese di sviluppare un trafiletto a propria scelta, ed io optai per il seguente: “Che cosa è la gioia?” Tale scelta non era a caso, ma faceva riferimento a una esperienza vissuta, un’esperienza esistenziale, di vita, di morte e risurrezione; un cammino di fede e di comunione con il Dio della Vita, che ogni essere umano prima o poi incontra nel suo pellegrinaggio. Mentre la persona aspira alla gioia e all’amore spesso incontra croce e sofferenza.
Ricordo di aver sostenuto il mio punto di vista affermando che ogni sofferenza conquistata, cioè vissuta in comunione con Colui che ci ama profondamente, conduce alla vera gioia, non negando che il cammino porta tracce di angoscia, di strazio mentre a tentoni si cerca il Dio con noi che solo dà senso alla propria vita, alle proprie scelte, al proprio essere. È bello ricordare la frase di san Francesco d’Assisi: “Io sono quello che sono davanti a Dio!” La verità di Dio va oltre noi stessi, e ci rende veraci.
La meditazione della croce e della sofferenza, a partire dalla Croce e sofferenza di Cristo, è stato un tema che mi ha sempre attirata e ancora mi rivolgo sovente per rafforzare la mia poca fede e ricevere forza, speranza e Amore… Solo adorando questo Mistero, solo aprendo il cuore al Crocifisso, potrò comprendere qualcosa dei suoi sentimenti e atteggiamenti disponendomi alla Sua Luce e Grazia, per affidarmi alla compassione di Dio, lasciandomi da Lui plasmare per portare al mondo la Sua tenerezza e misericordia. Continua la lettura.
Mariateresa Girola, smc






