Nel 140° anniversario del suo Dies natalis (Khartoum, 10 ottobre 1881) il nostro Fondatore – San Daniele Comboni – sicuramente festeggia la grazia, la passione e la fecondità del Carisma ricevuto da Dio per la Rigenerazione dell’Africa attraverso l’Africa in compagnia di una immensa schiera di testimoni del Vangelo.
Venutosi a trovare nel bel mezzo della tensione divina che univa in dialogo questi due grandi amori – Dio e l’Africa – Comboni si è lasciato totalmente orientare dalla ‘immensa ricchezza sgorgata da così sovraumana vicenda. Questi due grandi amori lo hanno condotto, passo dopo passo, a vivere con sempre più intensa dedizione la chiamata ad essere Pastore del Popolo di Dio nell’immenso Vicariato dell’Africa Centrale.
Alla Chiesa del suo tempo, Comboni ha indicato l’Ora dell’Africa, come anche il diritto sacrosanto che la Nigricans margarita – la Perla Nera – brillasse finalmente nella sua corona di madre di tutte le genti.
Della società del suo tempo, Comboni ha denunciato le troppe ingiustizie perpetrate verso i popoli africani, costretti a subire le conseguenze dell’arroganza di chi bramava di impossessarsi delle immense ricchezze di quel continente.
Sostenuto da una vita di intensa unione con Dio e chiedendo a chi incontrava di pregare per l’ardua sua missione, Comboni visse sorretto dalla certezza che l’opera di Dio in Africa Centrale avrebbe rivelato lo splendore della Sua magnificenza.
Grazia Passione Fecondità: una circolarità di vita che ha sostenuto la sua esistenza di uomo interamente innamorato di Dio e dell’Africa.
Così scriveva il 19 marzo 1881 a P. Giuseppe Sembianti: “Come missionario fra i più sperimentati, perché vidi al mondo molte cose, so il mio conto, e conosco alcun che della grandezza del Cuore di Gesù, della Madonna, del mio caro Beppo” (Scritti 6582). Queste ‘grandezze’ si erano rivelate a lui come la grazia che rendeva possibile la sua vita di ‘missionario apostolico’, come amava firmarsi. Nel Cuore di Cristo, infatti, vedeva il centro operativo dell’azione divina a favore dell’amata Africa, e dal Cuore di Cristo traeva la forza per vivere l’esperienza del Cenacolo con le sue missionarie e i suoi missionari. Della Madonna, suo prezioso conforto, ha tessuto le lodi in continuazione, e a San Giuseppe (Beppo) aveva affidato la cura amministrativa del suo operato, sicuro che non l’avrebbe deluso.

Nella medesima lettera emergono anche le linee portanti della passione con cui la sua intera vita era stata segnata: “Il 15 del corrente mese ho compiuti 50 anni: mio Dio! Diventiamo vecchi, ed a me si accrescono le pene e le croci. Ma siccome queste croci son tutte mandate da Dio, così spero nel suo divino aiuto. O Crux, ave Spes Unica” (Scritti 6585). Una fede così cristallina non si improvvisa! Nel 1868 così affermava: “Già vedo e comprendo che la croce mi è talmente amica, e mi è sempre sì vicina, che l’ho eletta da qualche tempo per mia Sposa indivisibile ed eterna (Scritti 1710).
A riguardo della fecondità del suo ministero, così scrisse a pochissimi giorni dalla sua morte: “Non mi sono mai trovato così bene come adesso, perché, benché ancora in piccol numero, posso disporre di soggetti di una grande virtù ed abnegazione, che affrontano le più grandi privazioni e la morte stessa, come bere un bicchier d’acqua. Ciò si dee seriamente calcolare. Per cui se l’ E. V. aspetterà, verbi gratia, fino al 1890 a dare un giudizio definitivo su tutte le Missioni interne dell’Africa ultimamente fondate, cioè, l’Africa Centrale, il Sahara, il Nyanza, Tanganica, l’Alto Zambese, il Basso ed Alto Congo, e l’interno delle Guinee, e ne esaminerà attentamente le differenti fasi, ed i progressivi risultati di ciascuna di queste Missioni, calcolandone le difficoltà naturali e straordinarie, e le forze di ciascuna, l’Em.za Vostra, spero, dovrà conchiudere che l’Africa Centrale non si troverà all’ultimo posto”. (al Cardinale Giovanni Simeoni, Prefetto di Propaganda fide, 3 ottobre 1881 – Scritti 7236).
Le mille e mille vite, cresciute nel solco della sua profetica testimonianza missionaria, si uniscono ai suoi festeggiamenti in Paradiso, e oggi lo celebrano con rinnovata gratitudine, mentre invocano la sua costante vicinanza e intercessione.
