Nel silenzio del deserto della Giudea, dove il cielo sembra toccare la terra, le nostre sorelle missionarie vivono un’esperienza di fede che risuona profondamente con il cammino quaresimale che si conclude e l’inizio della Settimana Santa. Questo luogo, testimone della storia della salvezza, oggi è anche teatro di sofferenze e divisioni che chiamano tutti noi a una preghiera intensa per la pace.
Il deserto, nella tradizione biblica, è sempre stato il luogo dell’incontro con Dio, della prova e della purificazione. “La condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore” (Os 2,16): queste parole profetiche trovano eco nell’esperienza delle nostre sorelle che lavorano con le comunità beduine Jahalin di questa regione. Il deserto diventa così non solo uno spazio geografico, ma una dimensione spirituale che ci prepara alla celebrazione del mistero pasquale.
In questi giorni, mentre i nostri fratelli musulmani vivono il Ramadan e noi ci prepariamo alla Settimana Santa, si crea una speciale sintonia spirituale. Entrambi i periodi sacri ci chiamano agli stessi valori: la carità, la vicinanza con chi soffre, un’adesione più profonda a Dio Misericordioso. Come condividono le nostre sorelle: “Quando preghiamo insieme, recitando un salmo o il Padre Nostro, i nostri amici beduini rispondono con una sura del Corano. La sintonia è tale che si sente di entrare in uno spazio sacro dove si può solo affermare con venerazione: ‘Dio è uno. Dio è uno’.”
Mentre ci apprestiamo a vivere la Settimana Santa, le nostre sorelle ci invitano a guardare al deserto della Giudea non solo come luogo geografico ma come simbolo della condizione attuale di tante popolazioni che vivono situazioni di conflitto e precarietà. La Terra Santa, culla delle tre grandi religioni monoteistiche, è oggi ferita da divisioni e violenze che contraddicono il suo stesso nome.
La realtà quotidiana delle sorelle è fatta di piccoli gesti significativi: visitare un capo beduino malato in ospedale, dove solo una delle sue mogli può accompagnarlo mentre gli altri familiari non hanno permesso di attraversare il checkpoint; camminare con i bambini che ogni giorno percorrono quasi un’ora per raggiungere il piccolo asilo, sfidando il freddo dell’inverno o il sole implacabile dell’estate. Sono segni di una presenza che sceglie di “non passare oltre”, come ci ricorda la parabola del Buon Samaritano.
“Ogni giorno incontriamo persone che hanno sete di pace più che di acqua”, condividono le nostre sorelle. “I beduini Jahalin con cui lavoriamo nel deserto della Giudea, nonostante le difficoltà imposte dal muro, mantengono viva la speranza e ci insegnano la resilienza. Il nostro impegno con loro è far ‘fiorire il deserto’ e generare speranza attraverso progetti concreti.” Questo spirito rispecchia perfettamente il messaggio pasquale: la vita che rinasce anche nelle condizioni più avverse.
Le nostre comunità missionarie in Terra Santa hanno intensificato in questi giorni le iniziative di preghiera per la pace, creando momenti di incontro interreligioso che testimoniano la possibilità di dialogo e riconciliazione. “Non possiamo celebrare la Pasqua senza impegnarci concretamente per la pace”, affermano le nostre sorelle. “La resurrezione di Cristo ci chiama a essere artigiani di pace, a cominciare dalle piccole azioni quotidiane.”
In questo tempo così particolare, che unisce la conclusione del cammino quaresimale all’ingresso nella Settimana Santa, siamo tutti invitati a rivolgere il nostro sguardo e la nostra preghiera a questa terra così amata e così sofferente. Come comunità missionaria, vogliamo farci eco dell’appello di Papa Francesco che più volte ha chiesto preghiere per la pace in Terra Santa.
Proponiamo a tutti i nostri lettori di unirsi spiritualmente alle nostre sorelle che operano nel deserto della Giudea, dedicando un momento di preghiera quotidiana durante la Settimana Santa per la pace in questa regione. Il deserto, luogo di silenzio e contemplazione, ci ricorda che la pace autentica nasce dall’incontro profondo con Dio e si traduce in gesti concreti di riconciliazione e fraternità.
Nel messaggio per la Quaresima di quest’anno, Papa Francesco ci ha ricordato che “attraverso il deserto Dio ci guida alla libertà”. Questa libertà, che celebriamo nella Pasqua, è anche libertà dalla logica della violenza e dell’odio, per abbracciare quella dell’amore e della riconciliazione.
E forse, nel silenzio del deserto, risuona ancora quella domanda che le nostre sorelle si pongono ogni giorno nel loro servizio: “Cosa vuole Dio da noi?”. La risposta sembra venire dalle parole del profeta Michea: “Pratica la giustizia, ama la bontà e cammina umilmente con il tuo Dio” (Mi 6,8). Un invito che, al di là di credenze e frontiere, ci chiama tutti a essere costruttori di pace in questa terra ferita.
Mentre le nostre sorelle continuano il loro servizio tra le dune e le rocce del deserto della Giudea, portando speranza e conforto alle comunità beduine Jahalin, tutta la famiglia comboniana si unisce nella preghiera affinché questa terra, testimone della vita, morte e resurrezione di Cristo, possa tornare a essere segno di pace per tutta l’umanità. Il lavoro quotidiano delle missionarie si concretizza in progetti educativi con la gestione di cinque piccole scuole materne nei campi beduini, e nell’accompagnamento di undici gruppi di donne impegnate in attività imprenditoriali come l’arte del ricamo palestinese e la produzione di sapone artigianale.
Informazioni fornite dalle suore missionarie comboniane presenti ad Azaria/Betania, impegnate quotidianamente al di qua e al di là del muro per essere una presenza di dialogo e speranza.
