Un matrimonio beduino, dolci di Hanukkah condivisi nel deserto, preghiere in arabo: sono i momenti quotidiani attraverso i quali le Suore Missionarie Comboniane in Terra Santa tessono pazientemente il dialogo interreligioso.
“In quella fredda notte d’inverno, in mezzo al deserto, ebrei, cristiani e musulmani conversavano in arabo, inglese ed ebraico”, racconta sr. Cecilia Sierra. Questi incontri, apparentemente casuali, sono in realtà il frutto di una presenza costante e di relazioni coltivate nel tempo.
Le suore vivono e operano su entrambi i lati del muro che separa Israele e Palestina, una scelta che è già di per sé una testimonianza profetica. Nei villaggi beduini del deserto della Giudea, il loro lavoro si concentra sulla formazione, sulla preservazione delle tradizioni e sulla promozione dell’imprenditorialità femminile.
“Come pregate?” È una domanda che spesso le donne beduine rivolgono alle suore. La risposta è il Padre Nostro in arabo, che diventa un ponte tangibile tra le fedi. “Abbiamo visto i loro volti illuminarsi all’ascolto di questa preghiera di Gesù”, condivide sr. Cecilia, “annuendo in segno di riconoscimento”.
Un episodio significativo ha coinvolto un autista beduino che, ascoltando il Padre Nostro, ha chiesto di ripetere la preghiera, trovando in quelle parole l’espressione del suo dolore e della sua speranza di liberazione.
Recentemente, una coppia di ebrei messianici ha incontrato un gruppo di beduini a cui aveva insegnato l’ebraico. In un’atmosfera fraterna, hanno condiviso sogni e speranze: “un cavallo, una casa allegra, la pace”. Attraverso l’apprendimento della lingua, si creano percorsi di comprensione reciproca.
“Ogni gesto – che si tratti d’invito a un matrimonio, di ricami da vendere o di acquistare prodotti dalle donne – rende tangibile la speranza”, sottolinea sr. Cecilia. “Sono azioni che trascendono le parole e promuovono rispetto reciproco tra i due popoli della Terra Santa”.
A volte, questi incontri assumono una dimensione sacra. “Ci sentiamo come se stessimo calpestando un terreno sacro”, confessa sr. Cecilia, “proclamando insieme: ‘Dio è uno! Sì, Dio è uno!'”.
La presenza comboniana in Terra Santa dimostra che il dialogo interreligioso non è una teoria astratta, ma una pratica quotidiana fatta di piccoli gesti e incontri autentici.
Fonte: “InDIALOGO”, Bollettino n.19 Febbraio 2025, pp. 20-22, Sr. Cecilia Sierra, CMS.
