Gestire la diversità religiosa e culturale in un contesto educativo è una sfida che richiede saggezza, rispetto e dialogo. L’esperienza del Comboni College of Science and Technology (CCST) in Sudan, raccontata da Padre Jorge Carlos Naranjo Alcaide, offre spunti di riflessione preziosi.
Di fronte alla richiesta del Ministero di avere uno spazio di preghiera per gli studenti musulmani, il CCST ha scelto la via dell’accoglienza, dedicando una stanza a questo scopo. Una decisione non priva di perplessità iniziali da parte di alcuni cristiani, ma motivata dal desiderio di costruire una società in cui ogni persona, indipendentemente dalla tribù, cultura o religione, possa sentirsi a casa e svilupparsi in tutte le sue dimensioni, inclusa quella spirituale.
Questa apertura si è tradotta in iniziative concrete, come la settimana culturale, in cui gli studenti hanno potuto riflettere sulla propria identità e scoprire la diversità come un tesoro. L’integrazione delle festività religiose cattoliche, ortodosse e musulmane nel calendario accademico è stato un altro segno tangibile di rispetto.
Il CCST si propone così come un modello di convivenza e comprensione reciproca, in cui persone di comunità diverse, anche con storie di conflitto alle spalle, possono incontrarsi pacificamente. Un messaggio di speranza per il Sudan e per l’Africa intera.
L’articolo 39 della Costituzione Apostolica sulle università cattoliche “Ex Corde Ecclesiae” di Giovanni Paolo II citato da Padre Jorge, invita proprio a questo rispetto per le iniziative di riflessione e preghiera secondo le proprie credenze, quando la comunità accademica include membri di altre Chiese, comunità ecclesiali o religioni.
In un mondo segnato da divisioni e incomprensioni, l’esperienza del CCST indica una strada: quella del dialogo sincero, del riconoscimento della dignità di ogni persona, della valorizzazione delle differenze come opportunità di arricchimento reciproco. Solo così potremo costruire una pace duratura, fondata sulla giustizia e il rispetto per tutti.






