Con la bella Festa dell’Epifania/Manifestazione del Signore a tutti i Popoli della Terra, ci viene spontaneo sostare un momento sulla soglia della vita del nostro Fondatore, nel momento in cui descrive la sua decisione di donare la vita a Dio per l’evangelizzazione in Africa. Questo perché, celebrando quest’anno il nostro Giubileo di Fondazione come Congregazione, sentiamo importante ravvivare sempre di più la connessione che ci unisce alla nostra fonte carismatica.
Una nota tratta dal lungo e dettagliato Rapporto Generale sullo Stato del Vicariato dell’Africa Centrale, indirizzato al Card. Alessandro Franchi, il 15 aprile 1876, riflette quanto desideriamo sottolineare: “Tra i primi cinque missionari, che nel 1846 furono spediti dalla S. Sede nell’Africa Centrale, v’era il Sacerdote D. Angelo Vinco, membro del privato Istituto di D. Nicola Mazza di Verona, nel quale io fui educato, e di cui feci parte dal 1843 al 1867. Dopo la morte del P. Ryllo, D. Vinco essendo ritornato in Europa per raccogliervi elemosine e missionari, passò due mesi nel prelodato Istituto in Verona, e fu l’occasione provvidenziale, per cui l’illustre Sacerdote Mazza risolvette di educare e inviare nell’Africa quelli tra i suoi soggetti, che mostrassero vocazione ad un tanto ministero. Fu nel gennaio del 1849 che studente di filosofia, nell’età di 17 anni io giurai ai piedi del mio venerato Superiore D. Mazza di consacrare tutta la mia vita all’apostolato dell’Africa Centrale; né mai venni meno colla grazia di Dio per variar di circostanze al mio voto; e da quel punto non ad altro intesi che ad apparecchiarmi a così santa impresa”. (Scritti 4083)
In queste poche righe è importante cogliere che, quando ricorda Comboni sempre lega le sue memorie alla sua storia vissuta. Notiamo che avrebbe compiuto 18 anni due mesi dopo il suo giuramento; che l’incontro con Don Vinco fu provvidenziale e che la determinazione del suo superiore, Don Nicola Mazza, di seguire il sogno che aveva cullato in gioventù viene realizzato da alcuni suoi allievi. E, poi, la incrollabile fedeltà, tante volte eroica, mostrata alla sua decisione, fino alla fine della vita.
A questo momento-evento il Fondatore ritornerà diverse volte lungo le stagioni della sua vita. Sempre per riconfermarne le motivazioni e la ferma determinazione alla causa a cui si era votato nel pieno della sua giovinezza. E anche se molte, troppe volte, si era ritrovato oppresso dai incomprensioni, sofferenze e patimenti di ogni genere, niente riuscirà a distrarlo dalla sua più intima e dolce convinzione.
Lo aveva confidato al suo carissimo amico, il Canonico Giovanni C. Mitterrutzner, ancora nel lontano 1867: “Il mio Piano è approvato da un numero grande di vescovi (…) perciò io tento tutte le vie. Se non riuscirò a nulla, Iddio si contenterà della buona intenzione. Certo che non risparmierò né fatiche, né viaggi, né la vita per riuscire all’impresa: io morrò con l’Africa sulle labbra”. (Scritti 1441)
In questa Epifania, nell’Anno del Signore 2022, la nostra gratitudine per come la Buona Notizia del Vangelo si è manifestata e incarnata nella vita apostolica vissuta dal nostro Santo Fondatore vuole essere una memoria grata per una storia davvero santa. Che desideriamo celebrare anche con tutte e tutti voi, amiche e amici che ci seguite dai più svariati ambienti della comunicazione sociale per la causa missionaria.

