Il dialogo e l’impegno esplicito per la giustizia, la pace e l’integrità del creato sono emersi, come priorità, nella coscienza della Chiesa e della società ormai da decenni. Una particolare attenzione e un’ispirazione di vita concreta sono presenti nelle fonti della tradizione cristiana, così come delle religioni monoteistiche e tradizioni religiose altre. La prospettiva di futuro, l’orizzonte desiderato, è la costruzione dell’ekumene, una terra abitata nella pace e nell’armonia delle diversità. In questa riflessione intendiamo soffermarci sulla prospettiva biblica, sull’impegno della Chiesa, considerando la via del dialogo come necessità per la riconciliazione e per la crescita dell’ecumenismo culturale.
La Sacra Scrittura, nell’Antico Testamento, presenta l’ambiente creato come uno spazio di coabitazione dell’ecosistema globale, dove l’armonia di tutta la creazione viene esaltata. La responsabilità dell’essere umano non si limita solo al buon uso della natura, ma anche alla sua protezione. Nel farsi carico della creazione, ciò che spesso manca è lo spirito del dialogo, che genera consenso tra le persone e supera le divisioni causate dal limite umano, talvolta disgregante, che diventa la principale forza di distruzione del mondo creato.
Nel Nuovo Testamento, la figura di Cristo assume un ruolo fondamentale nell’abolire le divisioni e avviare la creazione verso la sua stessa liberazione. “Cristo, infatti, ha abbattuto in se stesso il muro di separazione’ (Efesini 2,14) e in Lui “non c’e’ più ne’ giudeo ne’ greco, ne schiavo ne’ libero, …. Perché siamo uno in Cristo Gesù’ (Gal 3,28).
L’impegno della Chiesa per la giustizia, la pace e la salvaguardia del creato, espressioni autentiche del credere cristiano, hanno posto in questione la concezione di “guerra giusta”.
Del tema si occupa anche l’ enciclica sociale, Fratelli tutti, in cui il papa afferma: «L’inganno è nel cuore di chi trama il male, la gioia invece è di chi promuove la pace» (Pr 12,20). Tuttavia, c’è chi cerca soluzioni nella guerra, che spesso «si nutre del pervertimento delle relazioni, di ambizioni egemoniche, di abusi di potere, di paura dell’altro e della diversità vista come ostacolo» (FT 256).
Considerando che nessuna pace appare ragionevole, il papa sostiene infatti:
“Neppure le norme saranno sufficienti, se si pensa che la soluzione ai problemi attuali consista nel dissuadere gli altri mediante la paura, minacciandoli con l’uso delle armi nucleari, chimiche o biologiche. […] La pace e la stabilità internazionali non possono essere fondate su un falso senso di sicurezza, sulla minaccia di una distruzione reciproca o di totale annientamento, sul semplice mantenimento di un equilibrio di potere” (FT 262). A questa affermazione segue la responsabilità etica e morale del disarmo per rispondere alle sfide della giustizia. Cosi scrive Papa Francesco:
“E con il denaro che si impiega nelle armi e in altre spese militari costituiamo un Fondo mondiale per eliminare finalmente la fame e per lo sviluppo dei Paesi più poveri, così che i loro abitanti non ricorrano a soluzioni violente o ingannevoli e non siano costretti ad abbandonare i loro Paesi per cercare una vita più dignitosa (2620.
Le affermazioni di Papa Francesco sono in piena continuità con il magistero dei suoi predecessori che dichiarano l’inammissibilità della teoria della “guerra giusta”. Le guerre, giuste o ingiuste, hanno portato solo a calamità estreme e non hanno instaurato alcun diritto attraverso la violenza. Pertanto, solo il dialogo si presenta come la via per porre fine alle guerre e ottenere giustizia e pace.
Nel Vangelo, la pace occupa un posto privilegiato e la pacificità diventa un requisito per essere mediatori di pace. Il dialogo è un mezzo per annunciare il messaggio di Cristo e “costruire ponti di riconciliazione” tra popoli, culture e religioni. La pace implica il rispetto per le cose e le persone, manifestandosi nell’armonia cosmica e in uno stato di concordia civile.
Per essere mediatori e promotori di giustizia, pace e rispetto per la creazione, è necessario che i cristiani siano giusti, pacifici e amanti della creazione stessa. È importante esaminare se stessi, le comunità e le strutture alla luce della giustizia, della pace e di un giusto rapporto con la creazione. Il dialogo diventa quindi un elemento fondamentale per riconciliare le divisioni e le fratture presenti nella società.
È anche cruciale considerare la riconciliazione con la cultura e la pace fra le culture come parte intrinseca del problema della pace religiosa. L’ecumenismo deve diventare una tradizione che aiuti le diverse tradizioni a comprendersi reciprocamente e a fecondarsi a vicenda. Le divisioni religiose hanno creato una “Babele di lingue”, che ha contribuito alla frammentazione culturale fondata sul desiderio di potere e sull’idolatria del “sé” rispetto all’Altro/Dio e gli altri.
Dalla fragmentazione all’integrazione è l’opera di Dio, è il fare di Babele la Pentecoste dello Spirito dove l’unita’ e la pace sono il frutto del riconoscimento e del rispetto delle diversità. Le chiese e le religioni sono chiamate a impegnarsi nel risanare le fratture, promuovendo una cultura della fraternità che ispiri tutte le culture.
Dunque, è necessario che il dialogo diventi una cultura generale e di base, praticata a tutti i livelli e in tutte le età. Il dialogo richiede capacità di ascolto, silenzio recettivo-attivo, stima e comprensione dell’altro, anche quando appare distante e diverso. Richiede una conversione interiore e un cambio profondo di mentalità. Le chiese e le religioni stesse devono essere pronte a offrire questo servizio di dialogo e ospitalità reciproca.
Inoltre, l’unità riconciliata nella diversità deve diventare un progetto attuabile, plasmando la mentalità di ogni individuo, popolo e cultura. È necessario riconciliarsi con l’essere umano in quanto tale, riconoscendo l’uguale dignità e il diritto alla libertà di tutti.
Nell’annunciare Cristo, e’ diventato necessario Il dialogo di riconciliazione con la modernità e la secolarità, accettando le esigenze di autonomia, uguaglianza e democrazia, al fine di entrare in dialogo con l’umanità contemporanea e cercare insieme risposte autentiche.
In conclusione, il dialogo si presenta come uno strumento essenziale per promuovere la giustizia, la pace e l’integrità del creato. Non manca la sfida di abbracciare la logica della riconciliazione, per un ecumenismo culturale che implica anche una conversione interiore e la capacità di scelte inclusive che creino giustizia, nel rispetto della vita di tutto l’umano e della creazione tutta. Solo attraverso il dialogo si può sperare di costruire un mondo in cui regni la pace e l’armonia delle diversità.
Anna Maria Sgaramella, smc
Sup. Prov. del Medio Oriente






