Incontriamo oggi Suor Elide, una missionaria comboniana che con i suoi 97 anni porta nel cuore e negli occhi la gioia di una vita consacrata al Signore. La sua storia è un affascinante viaggio attraverso la storia dell’Italia del secolo scorso e una testimonianza di come il Signore chiama ciascuno in modo unico e personale.
Suor Elide, lei inizia questa conversazione con una professione di fede molto bella…
“Io credo che Dio ci ha creati per essere felici, ci accompagna momento per momento, ci segue con il suo amore di padre nel cammino della nostra vita fino alla fine, lasciandoci però liberi di scegliere il bene o il male, siamo liberi. A me ha dato la gioia di sentirlo, di toccarlo e di vederlo presente attraverso l’ascolto della sua parola e gli avvenimenti della vita, in me e nella mia famiglia.”
Lei crede fermamente nella presenza di Dio anche nei momenti difficili?
“Io credo che Dio è padre, anche quando siamo nel dolore, Lui è lì presente e non ci dimentica e non ci lascia soli. Se noi piangiamo anche Lui piange, se noi godiamo anche Lui gode. Io credo, io credo.”
La sua storia inizia in una famiglia numerosa, vero?
“Sì, mio nonno Francesco ha avuto nove figli, cinque femmine e quattro maschi. Io sono nata in questa famiglia dove mio nonno lavorava come mezzadro. La terra non era sua, era del padrone. Dovevano lavorare e poi metà del raccolto andava al padrone e metà rimaneva alla famiglia. Ma quando il tempo non andava bene per la tempesta, andava male per tutti.”
Come è stata la sua infanzia?
“Abitavamo a Bernasconi, con mio nonno e mia nonna. Poi siamo andati alla corte della Genovesa dove hanno ricevuto della terra che pagavano a poco a poco alla banca. Mio papà era il più vecchio dei fratelli, nato nel 1902, perciò io ero la prima nipotina.”
E la scuola?
“Alla Genovesa non c’erano ancora le scuole. Si andava a scuola e anche alla messa a Tomba, la parrocchia. Per fare la prima comunione andavamo in fretta al mattino a prepararci per il catechismo e poi tornavo indietro per andare a scuola. Io ero sempre la prima che correva, mi piaceva studiare. Sono sempre stata, non è per vantarmi, la prima della classe, sempre dieci con lode. Avevo anche una bella voce di canto e così andavo a cantare alla radio della scuola.”
Ma non ha potuto continuare gli studi…
“Il direttore della scuola ha chiesto a mia mamma se voleva farmi continuare a studiare. Mi avrebbe trovato una borsa di studio. Ma mia mamma aspettava l’ultimo fratellino, eravamo cinque fratelli in tutto. Mi ha detto: ‘Mi dispiace tanto, ma non posso. La prima figlia è quella che mi aiuta.’ Io ho sentito queste parole e sono rimasta lì ad aiutare la mia mamma.”
Com’era la vita in quei tempi difficili?
“Lavoravo tenendo la contabilità delle ragazze che venivano dalla bassa veronese al tempo delle fragole. Si lavorava anche alla domenica. Io avevo un desiderio di andare alla messa, sentivo le campane che venivano da Tomba e piangevo perché avrei voluto andare, ma c’era da lavorare. Però ero felice perché quando andavo fuori in campagna, le persone che avevano i campi lì vicino sentivano solo me cantare. ‘C’è l’Elide là fuori che canta’, dicevano, e io cantavo tutto il giorno.”
Poi è arrivata la guerra…
“Sì, nel 1940. Avevo 12 anni. Sono cresciuta così, con un desiderio dentro di vedere, di toccare il Signore, che lo sentivo vicino a me. Ma come facevo a fare lontano dalla chiesa? Chi mi avrebbe aiutato? Però il Signore mi accompagnava con la sua presenza. Lo sentivo veramente.”
Aveva anche pensato di sposarsi?
“Sì, c’era un ragazzo della famiglia vicina che evidentemente si era interessato a me. È andato in guerra e ha incaricato le sue sorelle di tenermi d’occhio. Quando è tornato dalla guerra abbiamo cominciato una relazione di fidanzamento. Però io sentivo che non ero felice. Ero più felice ad andare la domenica con le mie compagne dell’Azione Cattolica che a fare quattro passi con questo giovane.”
Come ha scoperto la sua vocazione?
“A Tomba, nella parrocchia, è arrivato un giovane sacerdote, Don Mario Gatti. Lui ci faceva i ritiri spirituali. Un giorno io sentivo che dentro di me il Signore aveva già bussato alla porta della mia anima. Durante un ritiro ho sentito una voce forte dentro di me che diceva: ‘Che cosa aspetti? Che cosa aspetti a deciderti di andare?’ Finita la predica, sono andata da Don Mario e gli ho detto: ‘Voglio farmi suora.'”
E il suo fidanzato?
“Don Mario mi ha detto: ‘Stai tranquilla per il tuo fidanzato, ci penso io.’ Un giorno io gli ho detto: ‘Guarda, io voglio fare un’esperienza per andare a suora, tu aspettami. Se per caso non va bene, torno e ci sposeremo.’ Lui mi ha risposto: ‘Se tu vai, non torni più.’ E così è stato. E sono felice fino ad ora.”
Come ha trovato le Suore Missionarie Comboniane?
“In tempo di guerra lavoravo e andavo in bicicletta dalla Genovese fino ad Avesa tutti i giorni. Passavo davanti a un portone qui del Cesiolo e vedevo uscire delle suore. Non sapevo chi erano, ma mi piacevano tanto: le vedevo così allegre, camminavano in fretta, non sembravano neanche suore. Quando ho detto a Don Mario che volevo farmi suora, lui mi ha chiesto dove volevo andare. Gli ho risposto che volevo andare da quelle suore che uscivano da quel portone. ‘Le conosci?’ mi ha chiesto. ‘No, non so chi siano, ma mi piacciono così tanto.’ Era Comboni che mi aveva già visto, che sarei stata felice nella famiglia Comboniana.”
E quanti anni di vita religiosa ha celebrato?
“Sono ancora felice dopo 70 anni già di vita, 73 anni di consacrazione nella famiglia Comboniana. Adesso ho 97 anni, già compiuti. E se tornassi indietro, comincerei di nuovo.”
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La testimonianza di Suor Elide è un esempio luminoso di come la chiamata di Dio agisca nelle circostanze ordinarie della vita. Dal lavoro nei campi al canto che risuonava nelle campagne veronesi, fino all’incontro provvidenziale con le suore che “non sembravano neanche suore”, il suo cammino vocazionale si è dipanato attraverso una storia familiare semplice ma ricca di fede.
Dopo 73 anni di vita consacrata, la sua gioia e la sua convinzione rimangono intatte: “Se tornassi indietro, comincerei di nuovo.”
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Fonte: Intervista realizzata da Suor Lucía Fonts, marzo 2025






