Nel villaggio di Bebedjia, nel sud del Ciad, le divisioni religiose tra cristiani e musulmani spesso creano diffidenza reciproca, soprattutto quando si tratta di affidare la cura dei propri figli a persone di fede diversa. Era questa la realtà che Sr. Maria Shoko aveva incontrato lavorando nel servizio di chirurgia dell’ospedale diocesano, dove ogni giorno vedeva come le differenze religiose potessero influenzare i rapporti tra le persone, nonostante l’ospedale fosse aperto a tutti senza distinzione.
Vedendo questa situazione, Sr. Maria Shoko ha continuato a dedicarsi con amore e professionalità a tutti i pazienti che arrivavano in ospedale, indipendentemente dalla loro fede. Le Suore Missionarie Comboniane davano una mano in diversi servizi, dimostrando attraverso i loro gesti quotidiani che la cura e l’attenzione non conoscono barriere religiose. Quando una famiglia musulmana ha portato il loro ragazzino bruciato in ospedale, Sr. Maria Shoko si è presa cura di lui con la stessa dedizione che avrebbe riservato a qualsiasi altro bambino.
La risposta della famiglia è stata commovente e inaspettata. “Volevano che sia io, come suora, a dare la medicazione al ragazzino, a curarlo, a lavare la ferita”, racconta Sr. Maria Shoko. “Dicevano che voi, suore siete buone e gentili con tutti”. La fiducia che questa famiglia musulmana ha riposto in una suora cristiana ha dimostrato come l’amore autentico possa superare ogni pregiudizio e divisione religiosa. La loro richiesta specifica che fosse proprio lei a curare il bambino ha testimoniato il riconoscimento della bontà e della professionalità delle suore.
Grazie a questo incontro, la famiglia musulmana ha sperimentato concretamente che l’amore cristiano non fa distinzioni, mentre Sr. Maria Shoko ha imparato una lezione profonda sull’apertura universale. “Questa esperienza mi ha insegnato di essere aperta a tutti, di amare tutti senza distinzione”, confessa la missionaria. Il ragazzino ha ricevuto le cure migliori possibili, ma soprattutto la sua famiglia ha scoperto che dove c’è amore autentico, le barriere religiose scompaiono e nasce una fiducia che va oltre ogni differenza.
Ogni gesto di cura senza distinzione religiosa dimostra che l’impegno delle Suore Comboniane continua a seminare fiducia e comprensione reciproca. “Ringrazio il Signore per questo incontro che ha cambiato il mio modo di guardare gli altri”, testimonia Sr. Maria Shoko, invitando tutti a “non avere paura di essere al servizio degli altri perché dove c’è l’amore tutto è possibile”, e mostrando come la missione diventi ponte di pace tra comunità diverse.






