Alle radici del carisma comboniano c’è un’esperienza mistica particolare: la contemplazione del Cuore Trafitto del Buon Pastore. È da quello sguardo d’amore posato sulle piaghe redentrici di Cristo che sgorga l’identità più profonda della nostra spiritualità.
Come ci ricorda Sr. Adele Brambilla, smc, il cuore pulsante dell’eredità lasciataci da Daniele Comboni è “un fuoco nato dalla contemplazione del Cuore trafitto – che gli brucia dentro, che ha generato una passione, un’ardente e vitale partecipazione all’ansia del Cuore Trafitto del Buon Pastore”.
Un fuoco inesauribile, perché attinto alla fonte stessa dell’Amore divino. Un legame sponsale che lega Comboni a Cristo in un “patto indivisibile ed eterno”, come egli stesso dichiara: “Io ritorno fra voi per non mai più cessare d’essere vostro, e tutto al maggior vostro bene consacrato per sempre”.
È da questo ardore mistico per il Cristo Crocifisso che prende forma la passione bruciante di Comboni per i più poveri e abbandonati. Contemplando il cuore aperto del Buon Pastore, egli si lascia infiammare dallo stesso Amore che ha condotto il Figlio di Dio a versare il suo Sangue per la redenzione dell’umanità.
Di fronte a tale dono gratuito e eccessivo, non può che scaturire l’urgenza di una totale, eroica dedizione alla missione di annunciare a tutti il Vangelo della misericordia. La vita stessa di Comboni diventa così un “patto sponsale con Cristo e l’Africa”, votato per sempre a rigenerare a vita nuova quell’umanità ferita e lacerata.
Rivisitare questa eredità spirituale, oggi, significa per noi attingere nuovamente a quella sorgente inesauribile di amore mistico per il Cuore di Cristo. Significa lasciarci bruciare dal suo fuoco per ravvivare la passione della nostra missione.
Ma la domanda per ciascuna/o di noi è: siamo davvero ancora “assetati” di questa spiritualità che ha plasmato l’identità comboniana? Il fuoco della contemplazione del Cuore Trafitto arde ancora dentro di noi, pronto a infiammarci di passione per il Vangelo e per i più poveri?
Sr. Adele ci riconda che solo dissetandoci a quella fonte viva, solo lasciandoci abbracciare dall’Amore folle della Croce, potremo anche noi divenire “mille vite per la missione” in questo nostro tempo, portando al mondo la gioia trasformante della misericordia del Cuore di Cristo. Continua la riflessione






