«Egli ci ha amati per primo» (1 Gv 4,10)
Nel mese dedicato al Sacro Cuore, la nuova Enciclica di Papa Francesco, Dilexit Nos, ci invita a riscoprire il Cuore di Cristo come sorgente viva di amore umano e divino. Per noi, Suore Missionarie Comboniane, questa chiamata non è solo familiare: è fondativa. È dal Cuore trafitto di Gesù che Daniele Comboni ha attinto la passione, la tenerezza e la forza della sua opera missionaria. E oggi, quel Cuore continua a pulsare nella nostra vita, nelle nostre comunità, nel nostro andare verso gli ultimi.
Un Cuore che unifica
Papa Francesco ci ricorda che il Cuore è il centro più profondo dell’essere umano, luogo di verità, decisione e comunione. San Daniele Comboni parlava dello “zelo del Cuore di Gesù” come fuoco che arde per ogni essere umano, specialmente per “i più poveri e abbandonati”. Anche noi, figlie di quel carisma, sappiamo che senza cuore la missione si spegne e diventa solo attività.
Nel nostro quotidiano – spesso silenzioso, a volte faticoso – ciò che ci tiene in piedi è proprio quel “ritornare al Cuore”: non per rifugiarci, ma per ricevere nuovamente lo slancio per uscire, per donare, per abbracciare. La missione nasce nel cuore e torna al cuore.
Tenerezza che diventa forza
Nella Dilexit Nos, leggiamo parole che parlano di un amore concreto, incarnato, fatto di gesti, di vicinanza, di compassione. Gesù “non ci ama a parole”: tocca, ascolta, consola, cammina accanto. È la stessa tenerezza forte che cerchiamo di vivere nella nostra vita missionaria, laddove la gente ha fame di presenza più che di parole, di ascolto più che di risposte.
Daniele Comboni lo sapeva bene. Amava il Cuore di Gesù non come un’idea, ma come una persona viva, appassionata del mondo, ferita per ogni sofferenza. Scriveva: «Il Cuore di Gesù è una fornace ardente d’amore. Lì bisogna ardere e consumarsi per le anime.»
Un Cuore che genera comunione
Il Papa parla anche della “società senza cuore”, dove l’individualismo e il narcisismo spengono la capacità di relazione. La nostra vocazione, come comunità comboniana, è una risposta a questa frammentazione: siamo chiamate a custodire relazioni fraterne, ad essere segno di comunione anche dove tutto divide.
Ogni gesto di cura, ogni passo fatto insieme, ogni ferita condivisa è parte di questo cammino verso un mondo più umano, più secondo il Cuore di Dio. E come ci ricordava Comboni, “Salvare l’Africa con l’Africa” significa proprio questo: credere che ogni persona, ogni popolo, è portatore di valore, e merita rispetto, dignità, amore.
Una spiritualità del Cuore per il nostro tempo
In tempi di fretta, di cinismo e di solitudine, la spiritualità del Cuore di Gesù non è un “sentimentalismo religioso”, ma una rivoluzione. Significa mettere l’amore al centro, lasciarsi toccare, non avere paura di piangere con chi piange, di gioire con chi rinasce.
Per noi missionarie, questo significa anche vivere la riparazione, la intercessione, l’offerta silenziosa e quotidiana unita al Cuore che batte per l’umanità. Come Maria, anche noi “custodiamo tutto nel cuore”, sapendo che nulla è piccolo agli occhi di Dio.
Il nostro “Sì” continua
“Cor ad cor loquitur”, diceva San John Henry Newman, e lo ricorda anche il Papa. Il Cuore di Gesù parla al nostro cuore. È lì che nasce ogni vocazione, ogni partenza, ogni ritorno.
Noi Suore Comboniane, eredi del sogno e del fuoco di San Daniele Comboni, continuiamo a dire il nostro “sì” con fiducia. Perché sappiamo che, in ogni angolo del mondo, c’è ancora bisogno di Cuori che ardano d’amore. E che il mondo si cambia davvero – come scrive il Papa – solo “a partire dal cuore”.
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Fonte: Encíclica Dilexit Nos – Papa Francesco – 24 ottobre dell’anno 2024






