Non me n’ero affatto accorta…ma quando mi è stato proposto di condividere con sorelle più giovani l’esperienza vissuta dei nostri voti religiosi di povertà, castità e obbedienza, mi sono resa conto che il tempo passa anche per me, e che dopo 28 anni dalla mia prima professione, potevo davvero avere qualcosa da dire…non così romantica come lo avrei fatto nel 1995 ma più consapevole del vero significato dei voti, delle fatiche e degli errori legati alla fragilità personale e alle situazioni in cui ho vissuto…ma anche più riconoscente dei molti doni ricevuti e di come questi anni mi abbiano modellata.
Non ricordo più chi ha detto che “la vita consacrata è chiamata ad annunciare che il limite al possesso, all’affettività e alla libertà non è che l’impronta visibile di un bene illimitato: la presenza di Cristo, la vita con Lui, e la sua opera onnipotente e misericordiosa che sola è capace di rinnovare tutto. La vita consacrata è chiamata a testimoniare con la vita che il limite accolto, abbracciato, è lo spazio in cui l’Illimitato, il Verbo di Dio, abita il mondo e vi opera. Ciò che trasmette speranza non è tanto la forma della vita secondo i consigli evangelici, ma la sua sostanza, la divina Presenza che la abita per donarsi al mondo e irradiare nell’universo”. Mi è sembrata una bella riflessione da condividere con le giovani suore, che si preparano ai voti perpetui…centrarsi sul Signore e non su quello che possiamo fare noi, avere a cuore un annuncio fatto dalla vita e con la vita, per rendere presente Colui che è la pienezza della vita, soprattutto a coloro che ne hanno più bisogno.
In un mondo segnato da terribili povertà e violenze, i nostri voti devono assumere la forma della giustizia/condivisione, , dell’amore coraggioso e dell’ascolto senza limiti, secondo le parole di J. Chittister, o del “fare causa comune”, come diceva 150 anni fa San Daniele Comboni, innamorato del Signore e dell’Africa. È stato bello condividere con le Sorelle questi desideri e credere insieme che solo accogliendo l’aiuto del Signore, l’esempio che riceviamo dai popoli in mezzo ai quali viviamo e sorreggendoci a vicenda possiamo andare avanti, per servire la vita.
Monica Luparello, mc






