Oggi, 11 gennaio, siamo arrivate al termine di alcune intense giornate a Nairobi dove ci siamo ritrovate come membri dei consigli provinciali di Kenya, Sud Sudan e Uganda con l’accompagnamento della nostra direzione generale. Era un colpo d’occhio vedere riunite nella cappella così tante suore comboniane, come ci hanno fatto notare i vari celebranti che si sono alternati in questi giorni. Lo scopo degli incontri è stato quello di dare forma a una nuova provincia, o realtà amministrativa, nel continente africano, comprendente le nostre comunità missionarie di Kenya, Uganda e Sud Sudan.
Prendendo l’aereo da Juba, la capitale del Sud Sudan, verso Nairobi, non ero ben sicura di come le cose sarebbero andate, e questo è il sentimento che anche altre hanno condiviso. Alcune di noi, dopo anni in uno dei tre Paesi, si sentono fortemente identificate con le persone, il contesto, le lotte e le speranze della loro area di ‘missione’; nel mio caso il Sud Sudan, con forti legami anche verso il Sudan, da cui il Sud è diventato indipendente nel 2011. Il progetto della congregazione di dar vita ora a una realtà più vasta che comprenderà tre Paesi dell’Africa Orientale è un cammino di cui da anni si parla, ma ora che la realizzazione del piano si sta concretizzando ci si rende conto che le prospettive cambiano. L’esperienza missionaria di parecchie di noi in un Paese come il Sudan/Sud Sudan che dai tempi di Daniele Comboni non ha conosciuto momenti di vera stabilità e pace è stata così coinvolgente e ha richiesto così tante energie per camminare con la gente in tempi difficili e ricominciare ogni volta che una ventata di guerra annientava tutto, che non pensavamo di avere le forze necessarie per allargare la tenda o ampliare ulteriormente gli orizzonti. In realtà, come ci ha ricordato la recente prima sessione del Sinodo sulla Sinodalità tenutosi a Roma, la Chiesa è un luogo dove la tenda può e deve essere sempre allargata per fare spazio ad altri, perché’ alla fine tutti ci si ritrovi insieme.
Penso che la nostra esperienza di questi giorni sia stata quella di vedere che la tenda e lo spazio dove abitiamo può espandersi e che questo, invece di diminuire le nostre energie, in un certo senso ci ricarica e ci dona energie nuove. L’essere state insieme come donne consacrate per pensare e pianificare una realtà nuova sovra-nazionale per il nostro servizio missionario è stato di per sé un evento che ha generato energie nuove. Il detto popolare che ‘l’insieme fa la forza’ ha, come generalmente i detti popolari, una sua saggezza. Oltre a ciò, nel mondo frammentato e conflittuale di cui spesso parla Papa Francesco, il riuscire a essere e a permanere insieme per uno stesso scopo è un segno controcorrente. Certo ci sarà ancora molto lavoro da fare perché le comunità missionarie di Kenya, Sud Sudan e Uganda, con le loro specifiche caratteristiche e stili nazionali possano armonizzarsi in una nuova realtà transnazionale, ma vediamo che la nascita di questa provincia si avvicina.
Nei contesti in evoluzione di questi tre grandi Paesi africani, la nostra presenza di suore comboniane è davvero un piccolo seme. A volte guardiamo i grandi cambiamenti sociali degli ultimi anni, oppure i grandi movimenti migratori provocati da un conflitto, e ci sentiamo anche meno delle ‘pietre nascoste’ di cui parlava Comboni. La nostra realtà di vita comunitaria internazionale e interculturale rimane comunque un messaggio profetico, che indica la direzione verso il sogno di essere ‘famiglia di Dio’, come detto dal primo sinodo sull’Africa.
Elena Balatti, smc
Missionaria in Sud Sudan






