Da parecchi anni ci stiamo chiedendo come meglio interpretare alla luce dei segni dei tempi la nostra ‘ministerialità comboniana’, per cogliere al meglio la sua significatività dentro la trasformazione che ogni nostra azione missionaria è chiamata a realizzare.
Il termine ‘ministerialità’ fa parte di una lunga riflessione, che tuttora è in divenire, dato che il suo significato più profondo deve essere colto dentro una prassi che si ispira al messaggio evangelico e da questo viene confermata in una molteplicità di parole e di gesti che ricevono significato e forma dall’esempio che Gesù ci ha dato.
Il passo a cui ci riferiamo è tratto dal Vangelo secondo Luca, in cui veniamo a conoscere la percezione stessa di Gesù della sua propria identità e missione. Così racconta l’evangelista: “Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito e la sua fama si diffuse in tutta la regione. Insegnava nelle loro sinagoghe, e gli rendevano lode. Venne a Nazaret, dove era stato allevato; e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il libro del profeta Isaia; e aperto il libro trovò quel passo dov’era scritto: Lo Spirito del Signore è sopra me; per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio; a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi, a proclamare l’anno di grazia del Signore. Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi in lui. Allora cominciò a dire loro: ‘Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato’. (4,14-21)
Rafforzate dall’esempio di Gesù, anche noi riconosciamo la forza dello Spirito che ci consacra e invia per proclamare il Giubileo di Dio per tutti i popoli. Vivere la ministerialità comboniana è per noi “un modo di essere, di stare nella storia, di prendere contatto con ciò che i nostri occhi vedono, con ciò che noi tocchiamo, con la realtà esterna ed interna, cercando sempre di scorgere il senso e il mistero che vi abita (…) cercando sempre l’anima, il senso ultimo di tutto ciò che ci circonda nell’umanità e nel cosmo, nella molteplicità e diversità, nell’infinitamente grande e piccolo, imparando a stare dentro la vita e la storia con affetto, perché nessuno sia assente” (Lineamenta XIX Capitolo Generale, 2009).
Dentro il divenire della storia come luogo dove Dio si rivela, e chiamate ad una continua conversione personale e comunitaria che ci trasformi in autentiche testimoni di Gesù, ci adoperiamo nell’ottimizzare la nostra capacità ministeriale per facilitare l’annuncio del Vangelo attraverso i molti ambiti che le diversità culturali ci offrono e le sfide del nostro tempo ci pongono.












