L’orizzonte della creatività carismatica, che vede le religiose operare insieme nella comunione dei loro carismi, è quello di rendere sempre visibile e concreta la sinfonia del bene comune per l’edificazione del Corpo di Cristo. Ai nostri giorni, come congregazioni femminili, percepiamo con più immediatezza la rilevanza e l’urgenza di approcciare la realtà come il renderci più vicine, insieme, alla comunità della vita nella quale siamo immerse. La comunità della vita comprende ogni realtà creata e che, in modo suo proprio, è portatrice della vitalità, della somiglianza e della immagine divina dalla quale tutto proviene. Qui ritorniamo all’importanza di custodire per (ri)generare e (ri)mettere al mondo, in continuazione, il bene comune. Che è pure una responsabilità comune. Dunque deve essere condivisa.
Due recenti eventi, che hanno visto molte congregazioni religiose godere della sinfonia carismatica condivisa, rendono testimonianza a questa verità. Dal 6 al 10 maggio scorso, in Roma, si sono riunite 820 superiori generali, responsabili di altrettante congregazioni religiose raggruppate nella Unione Internazionale delle Superiori Generali (UISG). Provenienti da circa 80 diversi Paesi, si sono incontrate, si sono sedute alla tavola della sororità condivisa, nel segno della responsabilità loro affidata, per riflettere sul tema: “Seminatrici di Speranza Profetica”. Sempre a Roma, dal 21 al 27 settembre 2019, si sono riunite 86 delegate provenienti da 48 Paesi in rappresentanza delle 52 reti di Talitha Kum, la Rete Internazionale della Vita Consacrata contro la Tratta di Persone. Nata nel 2009 dal desiderio della UISG di affrontare insieme questa devastante ingiustizia in diversi contesti e nelle diverse culture, Talitha kum è uno dei sogni realizzati dalla creatività delle religiose quando uniscono le loro forze e le loro speranze.
Trovo nel nome che la UISG ha dato a questa rete di reti non solo un riferimento biblico da annunciare alle persone vittime della Tratta, ma, a monte, pure una esplicitazione-celebrazione a gioire della extra dose di vita e di identità (ri)trovata quando insieme diamo una mano alla (ri)nascita di un mondo nuovo possibile. Quando la potenzialità insita nei Carismi affidati alle singole congregazioni religiose viene com-partecipata, ciascuna e tutte sperimenteranno il, di ritorno, di una nuova identità evangelica.
La chiusura del cerchio me la offre nuovamente l’esperienza vissuta in Kenya. Dopo averti detto con gioia karibu e usiogope, la gente immancabilmente aggiunge: tuko pamoja! Che altro può significare se non un bel ognuna/o di noi è perché noi siamo! Questo è il dono che la sinfonia della convivialità carismatica offre a chi si abbevera alle sorgenti della vitalità carismatica condivisa.
Lasciandoci condurre con creatività, proclamiamo con gratitudine:






