La festa della Visitazione di Maria a Elisabetta offre alle comunità missionarie un modello concreto di evangelizzazione basato sulla compassione e il servizio gratuito. Durante la celebrazione liturgica di ieri, padre Jean-Paul Sierro della Congregazione dello Spirito Santo ha illustrato come questo episodio evangelico rappresenti il paradigma della missione cristiana contemporanea.
“La missione affidata da Gesù – andare in tutto il mondo e fare discepoli tutti i popoli – non ci indica il metodo”, ha spiegato padre Sierro durante l’omelia. “Come sempre, Maria ci indica la via per entrare nella volontà di Dio”. L’analisi del sacerdote si concentra sul dinamismo che caratterizza l’azione di Maria: “Maria è spinta dalla compassione e dalla carità per andare da Elisabetta”. Questo movimento verso l’altro diventa il fondamento dell’approccio missionario, dove la Parola di Dio che la Vergine porta “fa sussultare la parola che è nel grembo di Elisabetta”.
Il risultato di questo incontro è “la gioia di Elisabetta e la lode di Dio”, elementi che padre Sierro identifica come frutti naturali dell’autentica testimonianza cristiana. La riflessione sottolinea come la missione non sia primariamente un’attività organizzativa, ma un movimento dell’anima verso il prossimo. “Ciò che portiamo in noi, la Parola e tutto ciò che siamo, sveglia qualcosa nel cuore della persona che incontriamo”, ha evidenziato il predicatore. Questo processo genera speranza e gioia quando l’annuncio è autentico: “Se ciò che portiamo in noi è veramente la Parola di Dio, potrà nascere la fede”.
L’omelia stabilisce un parallelo diretto tra l’esperienza mariana e quella delle comunità missionarie contemporanee: “L’incontro con Cristo si può fare solo tramite una testimonianza concreta, un incontro umano”. Questa prospettiva riflette l’approccio comboniano che privilegia la relazione personale e la condivisione di vita come strumenti privilegiati di evangelizzazione. Padre Sierro ha posto l’accento sulla dimensione geografica e sociale della missione: “La visitazione è proprio il modello e il metodo della missione. La missione si compie con un incontro personale, nelle periferie della società e della Chiesa”.
Questa osservazione risuona particolarmente con il carisma delle Missionarie Comboniane, che da oltre un secolo operano nelle zone più remote e disagiate del mondo. La Visitazione diventa così non solo un episodio biblico da contemplare, ma un paradigma operativo che orienta l’azione pastorale quotidiana. La conclusione dell’omelia lega strettamente la figura mariana alla vocazione missionaria: “La Vergine della Visitazione è la Vergine missionaria”. Il sacerdote ha invitato i fedeli a lasciarsi guidare dallo Spirito Santo per far crescere “una Parola vivente, come Maria, affinché la gioia e la lode nascano nel cuore delle persone che Dio mette sul nostro cammino”.
L’insegnamento si traduce in un impegno concreto: “Così saremo veramente missionari e missionarie”, ha concluso padre Sierro, indicando nella sequela mariana la strada per un’evangelizzazione efficace e gioiosa. La riflessione del padre spiritano offre alle comunità missionarie una chiave di lettura dell’azione apostolica che privilegia l’incontro personale e la testimonianza vissuta, valori centrali nella tradizione comboniana e nella dottrina sociale della Chiesa.
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Fonte: Omelia di padre Jean-Paul Sierro, CSSp, festa della Visitazione
