Contesto dell’evento
Oggi, due giugno, alcune rappresentanti delle Suore Missionarie Comboniane hanno participato all’Assemblea annuale di VIVAT, che si è tenuta on-line. L’incontro è uno degli eventi celebrativi dei 25 anni di VIVAT, di cui noi siamo membri effettivi dal 2024. Tra le relazioni presentate c’è stata quelle delle Suore Missionarie Comboniane, che si è basata sui risultati della ricerca effettuata nel più ampio processo di riflessione sistematica sulla missione nell’aspetto della ministerialità. Il testo preparato insieme da Sr. Gabriella Bottani e Sr. Anns James è stato presentato da quest’ultima. inisteriale globale durante l’Assemblea Internazionale VIVAT del 2 giugno via Zoom.
La ricerca presentada
La ricerca condotta dall’Ufficio di Coordinamento Generale della Missione tra il 2024 e il 2025 ha mappato l’impegno ministeriale delle SMC nelle diverse aree di servizio pastorale. le aree di servizio pastorale. In particolare la presentazione ha messo in evidenza i dati dei ministeri che si rivolgono alla società più ampia e rispondono alla necessità di protezione dei diritti umani e socio-ambientali, spesso conosciuti come ministeri nell’area di Giustizia, Pace, Integrità del Creato e advocacy. Questi corrispondono al 34% delle schede ministeriali compilate. L’educazione rappresenta il 23% del totale, mentre i servizi sanitari il 7%. Il restante 36% dei servizi ministeriali vengono forniti in contesto ecclesiale per la formazione delle comunità cristiane, includendo attività di formazione per leader ecclesiastici, accompagnamento nelle catechesi, animazione liturgica e gruppi biblici.
“Quando abbiamo iniziato questa ricerca, non immaginavamo di scoprire così tante connessioni tra i diversi ministeri,” confida Sr. Gabriella, indicando i grafici colorati che riempiono lo schermo. “Ogni percentuale nasconde volti, storie, trasformazioni.”
Risultati principali della ricerca
Distribuzione percentuale dei ministeri:
- 34% – Ministeri nell’area di Giustizia, Pace, Integrità del Creato e advocacy
- 23% – Educazione
- 7% – Servizi sanitari
- 36% – Servizi ministeriali in contesto ecclesiale
Di fatto la ricerca ha messo in luce l’interconnessione tra le diverse aree ministeriali e come l’impegno pastorale più tipicamente al servizio delle comunità cristiane contribuisca attivamente all’empowerment delle comunità stesse, formando i leader ai valori evangelici, contribuiamo a costruire comunità resilienti, in grado di riconoscere il proprio valore. Questo lo si vede soprattutto in ontesti feriti dal conflitto, in comunità impoverite da modelli di sviluppo oppressivi e ingiusti.
Suddivisione dei ministeri socio-ambientali
I ministeri socio-ambientali si suddividono a loro volta in tre aree principali: il 78% consiste nella cura diretta alle persone e/o gruppi che vivono in situazione di vulnerabilità: carcerati, persone vittime di violenza, mamme adolescenti; il 15% dei servizi ministeriali ha una dimensione esplicita di advocacy dove le sorelle sono impegnate nel formare le coscienze e nel promuovere azioni di difesa dei diritti umani, di giustizia, pace e di salvaguardia del creato. . Infine, il 7% rientra nella empowerment delle comunità.
Esempi concreti di ministeri
Nel campo della cura
Tra gli esempi riportati nell’area della cura troviamo il lavoro di coordinamento di cinque asili nel deserto della Giudea che offrono uno spazio sicuro e nutriente dove i bambini delle comunità beduine Jahalin possono crescere, giocare e iniziare il loro percorso verso l’istruzione formale. Allo stesso tempo, le sorelle forniscono opportunità alle donne beduine di acquisire formazione e competenze di leadership come educatrici.
L’iniziativa “Threads of Peace” ha servito 160 donne beduine Jahalin in 10 villaggi. Tra agosto 2024 e maggio 2025, le donne hanno partecipato a laboratori di ricamo, 50 sono state formate all’uso di macchine da cucire e 80 hanno ricevuto supporto nella commercializzazione delle loro creazioni. Equipaggiate con kit di partenza e macchine da cucire Singer, hanno iniziato a realizzare biglietti ricamati, scialli, runner da tavolo e portachiavi ora venduti nei mercati locali e nelle fiere della solidarietà in Italia e oltre.
Nel campo dell’advocacy
Nel campo dell’advocacy, è stato riportato il servizio svolto in Uganda dalle sorelle che gestiscono il Centro San Daniele Comboni che offre ai bambini di strada un rifugio sicuro dove possono giocare, mangiare ed essere accuditi. Qui le Suore Comboniane, collaborano con assistenti sociali e psicologi che accompagnano questi bambini sradicati dalle loro famiglie e sfruttati sulle strade della capitale.
Il paziente e persistente lavoro di sensibilizzazione e advocacy condotto in collaborazione con agenzie come il Centro inter-congregazionale JPIC Giovanni Paolo II, ha portato a un impegno concreto da parte del governo ugandese che ha riconosciuto il problema della tratta di minori dalla regione del Karamoja verso la capitale Kampala.
Nel campo dell’empowerment delle comunità
Come esempi di ministeri che promuovono l’empowerment delle comunità sono stati presentati i servizi ministeriali di due comunità:
a Butembo nella regione del Nord Kivu in Congo RDC, dove le sorelle si occupano dell’accompagnamento e reinserimento scolastico dei bambini e bambine vittime della guerra. A loro viene offerto accompagnamento psicologico e la possibilità di riprendere l’istruzione.
ad Hara Wato in Etiopia, dove le sorelle sono impegnate nell’assistenza sanitaria. di fronte a un gran numero di malattie, causate da acque inquinate, le sorelle hanno lavorato insieme alla comunità per sanare l’acqua dalle fonti inquinanti, e la soluzione condivisa ha portando alla costruzione di latrine che hanno aiutato a ridurre significativamente le malattie maggiormente diffuse.
Riflessioni e sfide identificate
“Quanto presentato non è semplicemente una lettura della realtà, i dati elaborati offrono delle riflessioni importanti per orientare il processo di riconfigurazione”. Afferma Sr. Gabriella Bottani, e prosegue identificando le sfida intraviste da lei e Suor Anns nella preparazione di questa relazione.
Principalmente è necessito esprimere l’impegno di advocacy in modo che sia più vicino e comprensibile alla nostra identità carismatica di donne consacrate. Illuminare l’impegno di adovcacy alla luce della Parola di Dio e del nostro Carisma. La parola advocacy, deriva da advocare, ed ha la stessa radice della parola vocazione: chiamata. L’advocacy è quindi prima di tutto una chiamata ad ascoltare il grido degli oppressi, degli impoveriti, dell’umanità ferita da disuguaglianza ed ingiustizia e promuovere azioni concrete affinché queste voci possano essere ascoltate a tutti i livelli, soprattutto da chi è chiamato a promuovere e implementare politiche pubbliche.
Una seconda sfida identificata è collegare il lavoro svolto con le comunità e le persone ferite dall’ingiustizia e chi ci rappresenta in organismi intergovernativi: come VIVAT International, sia a New York, che a Ginevra e Nairobi. Una miglior connessione e collaborazione a tutti i livelli conferirebbe ulteriore valore alle nostre presenze, specialmente in contesti difficili da raggiungere, dove le sorelle scelgono di vivere insieme a comunità profondamente ferite dalla violenza e dalla sistematica violazione dei diritti umani e ambientali.
Conclusione
Il carisma di San Daniele Comboni continua a pulsare nelle periferie del mondo, ricordando la dimensione profetica del carisma. Quello presentato oggi è solo un pezzetto del cammino, INSIEME troviamo il coraggio per sporcarci le mani, di interrogarci sui metodi con i quali stiamo portando avanti i nostri ministeri e INSIEME saremo in grado di cambiare per servire meglio gli impoveriti e i dimenticati.
—
Fonte: Report delle Comboni Missionary Sisters all’Assemblea Internazionale VIVAT, giugno 2025
