In questo nostro Anno Giubilare, la stella polare a cui guardare rimane sempre quella del nostro santo fondatore. Alla sua scuola di vita noi impariamo ogni giorno qualcosa di inedito e di vitale per il nostro essere discepole-missionarie comboniane.
Come tutte le perle preziose che fanno parte della nostra vita, anche quella della testimonianza missionaria vissuta dal Comboni richiede da noi una frequentazione costante del suo vissuto, dentro il contesto della storia ecclesiale e sociale del suo tempo. Avvicinarlo con rinnovato desiderio di attingere alla sua profonda mistica apostolica ci arricchirà ogni volta di più, e a sua volta rafforzerà la nostra determinazione a vivere oggi la vitalità del carisma che Dio ci ha donato.
È molto significativo il fatto che al centro della vita di Comboni vi è la certezza che Dio lo ha chiamato all’apostolato africano. A questa convinzione è rimasto fedele, supportato da un discernimento continuo delle più svariate situazioni che si trovava ad affrontare, passo dopo passo, fino alla fine della sua esistenza.
Due date fondamentali ci possono aiutare a riguardo:
Agosto 1857: quando il tempo di partire (settembre) si avvicina, Comboni sente che deve ancora decidere; non sa di preciso cosa sia la volontà di Dio per lui. Decide di fare gli esercizi spirituali perché deve discernere. Il pensiero dei suoi genitori e la possibilità che debba mettere da parte la sua vocazione sono pensieri che lo affliggono molto. Quando padre Marani lo conferma nella sua vocazione missionaria, Comboni decide in modo irreversibile e totalizzante.
A fine settembre 1857 viaggia in Terra Santa per circa 2 settimane e ha la possibilità di visitare i luoghi di Gesù. È impressionante la mole di emozioni a riguardo che Comboni descrive nelle sue lettere. La profondità dell’esperienza la potremmo cogliere nella seguente frase: “Io non posso a parole esprimere la grande impressione, i sentimenti che mi destarono tutti questi preziosi santuari che ricordano la Passione e la Morte di G. C.” (S. 39)
Questi due eventi/momenti si possono considerare come le due sponde del fiume della vita di Comboni. Infatti, la conferma della sua vocazione e i sentimenti provati nei luoghi della croce marcheranno indelebilmente tutto quanto farà parte della sua vita di missionario apostolico.
Cammin facendo, e configurandosi sempre più al modello del Pastore buono dal cuore trafitto, potremmo dire che, anche per Comboni è vera la comprensione che la Lettera agli Ebrei 5,8 conferisce a Gesù: “Imparò l’obbedienza da ciò che patì”
La sua costante intercessione in questo nostro pellegrinaggio giubilare ci aiuti a non accontentarci con poco e alimenti sempre in noi il proposito di mantenere alta la misura della nostra donazione.

