Una domanda che ci si pone spesso riguarda la necessità del dialogo, soprattutto se confrontata con le enormi difficoltà, con la mancanza di corrispondenza, con i pochi risultati positivi.
Le seguenti riflessioni sono tratte da un articolo apparso su In Dialogo (Aprile 2009) che ha affrontato questo tema a partire dal documento del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso:”Camminare Insieme: la Chiesa Cattolica in dialogo con le altre tradizioni religiose del mondo”. In questo articolo ci si rifaceva soprattutto alle catechesi date da Giovanni Paolo II [GP II] in alcune udienze generali durante il suo lungo pontificato.
Sembra importante che, dopo la sua beatificazione, queste riflessioni vengano riproposte al fine di aiutarci ad entrare sempre meglio nella dimensione dialogica del Cristianesimo affinché possiamo sempre meglio avvicinarci ad altre religioni con gli occhi di Dio.
I semi del verbo
GP II, richiamando l’attenzione sui “semi del verbo” (che già i padri della Chiesa riconoscevano presenti e attivi nelle varie religioni) sottolineava la presenza di “una profonda aspirazione dello spirito umano” che è la domanda su Dio e che porta l’essere umano a farsi domande sul suo fine ultimo e sul significato pieno della sua vita. Ogni domanda di verità e di bene è, quindi, domanda su Dio ed è ispirata dallo Spirito Santo.
Seguendo ciò che è buono nelle proprie religioni e seguendo gli “imperativi” della propria coscienza, fedeli di altre religioni rispondo “positivamente all’invito di Dio e ricevono la salvezza in Gesù Cristo”. Questo era già stato affermato anche in AG 3,9,11, che come missionarie consideriamo un testo particolarmente significativo per il nostro impegno. Continua
