Fortunata è stata la prima missionaria comboniana africana. Fu riscattata sul mercato del Cairo insieme ad altre 28 bambini all’età di 8 anni. Non conosceva le sue origini; aveva pochi anni quando venne strappata dalla sua famiglia, il trauma, senza dubbio, fu così violento che la sua memoria cancellò tutto.
Fortunata arrivò in Italia attraverso l’Istituto veronese di don Nicola Mazza. Sul registro, conservato ancora oggi dalle Collaboratrici Mazziane di Verona, si dice che la piccola dimostrava circa 8 anni e i suoi tratti etnici dicevano che proveniva da una delle tribù che popolavano i Monti Nuba, Sud Sudan.
Cosa si aspettava, cosa temeva vedendosi circondate da persone diverse; sentendo parlare una lingua totalmente sconosciuta; trovandosi in un ambiente mai visto? Certamente, non sapeva o non osava esprimersi.
Una cosa comunque è certa: a Verona, nell’Istituto Mazza, anche la piccola Nubana si sentì finalmente accolta, accettata, circondata dalle cure e dall’affetto di quella che, d’ora in poi, sarebbe stata la sua famiglia…
Così, Fortunata trovò una famiglia nella casa di Anna Rubelli, la quale fu senz’altro, per la piccola ex schiava, quella “mamma” che lei non conobbe mai. Anna fu la “zia” che seppe circondarla fin da subito di tanto affetto e premure, da non essere più dimenticata. Di lei, Fortunata serberà sempre un ricordo incancellabile, specialmente dopo che avrà lasciato Verona per ritornare in Africa.
Nell’Istituto Mazza Fortunata viene educata e per le piccole africane giunte dal Cairo c’era anche un programma particolare, un “piano” supplementare elaborato dallo stesso don Nicola e che comprendeva, prima di tutto, lo studio delle lingue. Tale preparazione, così accurata, avrebbe permesso loro di ritornare in Africa,inseguito, sufficientemente consapevoli e perfettamente in grado di svolgere il compito che le attendeva: essere apostole fra il loro popolo.
Daniele Comboni fece parte della partenza del secondo gruppo di missionari, settembre 1857, inviati in Africa da don Nicola. Daniele era il più giovane e avrebbe avuto un ruolo di primaria importanza nella vita e nel futuro di Fortunata.
Infatti, uno dei compiti che don Nicola aveva affidato ai partenti, era quello di individuare un territorio missionario, un luogo sicuro dove poter inviare le giovane maestre africane, ex schiave, al loro ritorno in patria. Al suo rientro, viene chiesto al giovane missionario, Daniele, di occuparsi in modo particolare del personale africano che si trovava a Verona e di programmare la terza partenza.
Il Piano per la rigenerazione dell’Africa
A questo punto, Daniele accettò con entusiasmo e andro oltre che il piano elaborato in precedenza non rispondeva del tutto alle necessità del momento e che era necessario riformularlo, adattarlo alle circostanze, tenendo presente le nuove leggi stabilite dall’Europa riguardanti il traffico di schiavi africani. In breve, l’argomento di Daniele convinse subito anche don Mazza. Si trattava, ora, di richiedere ufficialmente, alla Congregazione in Vaticano di “Propaganda Fide”, l’assegnazione di un territorio, in Africa, dove poter accompagnare alle giovane africane che attendevano, ormai impazienti, il momento di tornare in patria.
Fortunata Quascè, ormai ventenne, era fra queste. Daniele Comboni che partì per Roma con la lettera del Superiore, indirizzata al Prefetto di Propaganda Fide (card. Alessandro Barnabò) e contenente la richiesta di una missione, in Africa, per l’Istituto Mazza, nel frattempo, don Mazza muore inaspettatamente e il nuovo superiore dell’Istituto la pensa diversamente. A questo punto, fu l’intervento del vescovo di Verona, Luigi di Canossa che salvò la situazione. Comboni con l’appoggio di Canossa e il viceregente di Roma, mons. Castellacci, accettò il piano di Comboni mediante la fondazione dell’Opera del Buon Pastore.
L’Opera del Buon Pastore
Questa opera consisteva in due case, una maschile e l’altra femminile nella città di Verona. In più, il Vescovo di Verona alludeva anche alla fondazione di due Istituti Comboniani in Cairo.
Fortunata, allora, non poteva immaginarlo, ma la “Casa femminile” sarebbe stata un giorno la Casa Madre delle Pie Madri della Nigrizia, delle quali anche lei avrebbe fatto parte…
Dal volto ai volti


