RAFFORZARE IL SILENZIO NELLA LOTTA CONTRO LA TRATTA.
Quando le reti antitratta si trovano di fronte a situazioni sempre più complesse, quando i trafficanti si fanno più subdoli e i confini diventano trappole invisibili, serve qualcosa di più della semplice buona volontà. Serve formazione, strategia condivisa, e soprattutto quella forza che nasce dall’unità. È proprio questo il cuore pulsante della Seconda Assemblea Generale di Talitha Kum d’Africa, svoltasi dal 16 al 22 novembre 2025 presso il Kasisi Retreat Centre a Lusaka, Zambia.
Circa sessanta persone – suore, sacerdoti e giovani – si sono radunate per una settimana intensa, organizzata da Talitha Kum International in collaborazione con la Hilton Foundation. “Più forti insieme. Rafforzare il silenzio nella lotta contro la tratta”: questo il tema scelto, pensato proprio per sostenere chi opera nei contesti più difficili e scoraggianti, dove il silenzio delle vittime diventa spesso complicità forzata.
L’assemblea ha lavorato su tre direttrici fondamentali. Innanzitutto, il cambiamento sistemico: infatti, non basta salvare le vittime se le strutture di ingiustizia economica, disuguaglianza di genere e uso irresponsabile dei media continuano a produrne di nuove. In secondo luogo, un approccio olistico centrato sul sopravvissuto, perché la vera libertà richiede guarigione profonda, empowerment personale e accompagnamento costante. Infine, l’espansione della collaborazione tra attori religiosi, società civile e governi, creando quella che Sr. Abby, Coordinatrice Internazionale di Talitha Kum, chiama “una rete di compassione e azione”.
Durante la settimana, ogni delegazione nazionale ha condiviso progressi, sfide e buone pratiche. Tuttavia, dalla condivisione è emersa una necessità chiara: riorganizzare le reti in aree più specifiche – Africa occidentale, centrale, settentrionale e orientale – con particolare attenzione ai confini. Proprio là, dove i trafficanti si muovono con facilità, servono occhi attenti capaci di riconoscere i movimenti sospetti e identificare le vittime prima che sia troppo tardi. La giornalista Susan Mwape ha offerto preziose indicazioni metodologiche per rendere il networking più efficace e tempestivo.
L’ultimo giorno, il gruppo ha visitato il Dipartimento del Ministero dell’Interno e l’Unità per la Lotta alla Tratta di Esseri Umani a Lusaka, consolidando la partnership con la rete zambiana Takuza. È stato un momento significativo per vedere come le istituzioni possano collaborare concretamente con le reti di base.
La serata conclusiva ha visto la premiazione di tre suore che incarnano il coraggio e la creatività necessari in questa battaglia. Sr. Benjamine Nanga Kimala, missionaria comboniana originaria del Ciad, ha ricevuto il Premio Bene Comune per il suo impegno coraggioso contro lo sfruttamento. Accanto a lei, Sr. Margaret Ng dall’Australia ha ottenuto il Leadership in Service Award per l’eccellenza nella costruzione di reti, mentre Sr. Martha Pelloni dall’Argentina è stata insignita del Premio per la Dignità Umana.
Questi riconoscimenti, tuttavia, non celebrano eroine solitarie. Al contrario, rappresentano l’intera comunità di persone che, attraverso il lavoro di queste donne consacrate, hanno ritrovato dignità e libertà. Ogni premio racconta storie di giovani sottratte alla schiavitù, di famiglie ricostruite, di comunità che hanno imparato a riconoscere e denunciare i trafficanti.
L’Assemblea si è conclusa con un rinnovato impegno verso il networking, la preghiera e l’azione congiunta. Perché prevenzione, protezione e reintegrazione rimangano al centro della missione comune, serve proprio quella forza che nasce dall’essere insieme. “Talitha kum”, diceva Gesù alla fanciulla: “Fanciulla, àlzati”. E oggi, nel continente africano, questa parola continua a risuonare come promessa di libertà per ogni persona intrappolata nelle catene della tratta. Non sono mai sole: dietro di loro c’è una rete di compassione che non smette di tessere speranza.
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