In contesti multiculturali e religiosamente diversi come il Sudan e il Sud Sudan, molte comunità vivono separate da barriere invisibili. Differenze di fede, tradizioni e condizioni socio-economiche spesso creano distanze che sembrano insormontabili. Era questa la realtà che Sr. Florence ha incontrato lavorando nelle scuole e parrocchie del Sudan, e che un’operatrice sanitaria comboniana ha trovato nell’ospedale di Cuiebet, nella diocesi di Rumbek.
Vedendo queste divisioni, le missionarie comboniane hanno scelto di abbracciare completamente la diversità, trasformando i loro luoghi di servizio in spazi di incontro autentico. Sr. Florence ha lavorato e collaborato con genitori, studenti e personale della scuola di Villa Gilda, aperta a tutti indipendentemente dalla loro identità religiosa e status socio-economico. Nel Sud Sudan, l’operatrice sanitaria ha esteso il suo servizio oltre l’ospedale, iniziando a tessere una rete di relazioni attraverso visite nei villaggi circostanti.
L’impatto di questa apertura è stato immediato e profondo. “Le famiglie mi accoglievano con sorrisi calorosi”, racconta l’operatrice del Sud Sudan. “Quei momenti di condivisione sono diventati parte integrante della mia missione”. Anche Sr. Florence ha sperimentato un’accoglienza straordinaria: “Nella loro semplicità, mi sono sentita così ben accolta da tutti che mi ha aiutato ad adattarmi facilmente alla nuova realtà”. Le comunità locali, colpite dal fatto che le missionarie sapevano vivere felicemente lontano dalle loro famiglie, hanno iniziato a condividere con generosità tutto quello che avevano.
Grazie a questo approccio delle Suore Comboniane, centinaia di persone di diverse fedi e tradizioni hanno scoperto che è possibile vivere insieme nel rispetto reciproco. La scuola di Villa Gilda è diventata un modello di convivenza multiculturale, mentre l’ospedale di Cuiebet si è trasformato in un punto di incontro tra culture e cuori. L’atto di generosità tra le persone è diventato vivido, condividendo il poco che avevano e preoccupandosi del comfort di tutti, superando ogni barriera linguistica e culturale attraverso la condivisione di speranza, fede e amore.
Ogni sorriso condiviso, ogni gesto di accoglienza reciproca dimostra che l’impegno delle Suore Comboniane continua a costruire ponti di speranza e comprensione. La loro testimonianza di vita ha permesso di scoprire che quando si abbraccia la diversità con amore e rispetto, si crea un tessuto sociale dove ogni persona, indipendentemente dalla sua origine, può trovare il suo posto e contribuire al bene comune della comunità.






