Nel 1914, quando Don Luigi Bonomi chiese alle Pie Madri della Nigrizia di inviare suore all’ospedale coloniale di Asmara, qualcuno avrebbe potuto gridare al tradimento. Infatti, l’Eritrea non era l’Africa Centrale. Non era il Sudán per cui Daniele Comboni aveva dato la vita. Non era quella “Nigrizia” che aveva segnato il destino della giovane congregazione.
Eppure, Madre Costanza Caldara disse di sì. E in quella decisione, apparentemente contradditoria, si nascondeva una sapienza profetica che avrebbe salvato la congregazione stessa. Perché Madre Costanza aveva capito un paradosso fondamentale: per rimanere fedeli all’Africa Centrale, bisognava anche uscirne. Se tutte le suore venivano inviate in missione senza che la congregazione avesse entrate proprie, come si sarebbero formate le nuove vocazioni? Come si sarebbero assistite le sorelle anziane e malate?
Fu così che Suor Pia Marani partì per Asmara con il cuore spezzato. Sognava l’Africa Centrale, quella vera, quella geografica. Invece si trovò in un ospedale coloniale italiano. Tuttavia, nella periferia di Asmara, Pia scoprì qualcosa di rivoluzionario: la missione non è un fattore geografico, ma antropologico. Ovunque ci sia un gruppo umano che soffre e chiede una buona notizia, lì c’è missione. I bambini meticci abbandonati, rifiutati sia dagli italiani che dalla comunità locale, gli anziani dimenticati, i malati senza assistenza: erano forse meno “Africa” dei villaggi del Sudán?
Questa intuizione avrebbe guidato l’intera congregazione. Infatti, quando negli anni Cinquanta Madre Carla Troensi aprì le missioni in Brasile, qualcuno protestò accusandola di disobbedienza al carisma. La risposta di Madre Carla fu illuminante: Daniele Comboni era andato in Africa Centrale perché Propaganda Fide glielo aveva chiesto. Il suo carisma missionario si era realizzato nell’obbedienza. Ora quella stessa obbedienza chiamava le Pie Madri anche in Brasile.
Non si trattava dunque di abbandonare l’Africa Centrale, ma di comprendere più profondamente cosa significasse essere missionarie comboniane. L’intuizione di Madre Costanza nel 1914 – uscire per rimanere – si rivelò profetica: solo grazie alle opere aperte in altri territori la congregazione poté continuare a sostenere economicamente la formazione e la presenza massiccia proprio in quell’Africa Centrale che era e rimaneva il cuore della missione.
Così, quando oggi le Suore Missionarie Comboniane operano in quattro continenti, non tradiscono Comboni: ne realizzano pienamente la visione. Perché il vero carisma non è legato a una geografia, ma a un modo di stare accanto agli ultimi, ovunque essi siano. La fedeltà più profonda, a volte, richiede il coraggio di sembrare infedeli.
Fonto – Video Storia PMN
