10 ottobre – Festa di San Daniele Comboni
“O Nigrizia o morte!” – Con questo grido appassionato, un giovane missionario di Limone sul Garda consacrò la sua vita all’Africa, diventando uno dei più grandi apostoli del continente nero e il fondatore delle nostre congregazioni comboniane. San Daniele Comboni non fu solo un missionario: fu un profeta, un visionario, un rivoluzionario che cambiò per sempre il volto dell’evangelizzazione africana.
Per noi Suore Missionarie Comboniane, egli non è solo il nostro fondatore, ma il cuore pulsante del nostro carisma, l’anima della nostra missione, il sogno che continua a vivere in ogni angolo dell’Africa dove portiamo il Vangelo di Cristo.
Dalle rive del Garda alle sorgenti del Nilo
Daniele Comboni nasce il 15 marzo 1831 a Limone sul Garda, in provincia di Brescia, da Luigi Comboni e Domenica Pace, poveri giardinieri-contadini. Era il quarto di otto figli, ma l’unico che sopravvisse fino all’età adulta. In quei tempi, Limone era sotto il dominio austro-ungarico.
A dodici anni, il 20 febbraio 1843, fu mandato a studiare a Verona presso l’Istituto Religioso fondato da padre Nicola Mazza. Qui completò i suoi studi in medicina e lingue (imparò francese, inglese e arabo) e si preparò al sacerdozio.
Il momento decisivo arrivò nel gennaio 1849: il diciassettenne Daniele, studente di filosofia, fece voto ai piedi del suo venerato superiore don Mazza “di consacrare tutta la mia vita all’apostolato dell’Africa centrale”. Era stato colpito dal racconto di don Angelo Vinco, missionario tornato dall’Africa per cercare aiuti, che aveva descritto “la deplorevole situazione degli infelici figli della razza camita”.
Il primo viaggio: tra speranza e tragedia
Il 31 dicembre 1854, a Trento, ricevette l’ordinazione sacerdotale dal vescovo Johann Nepomuk von Tschiderer zu Gleifheim. Dopo un pellegrinaggio in Terra Santa nel 1855, finalmente il 8 settembre 1857 partì per l’Africa insieme ad altri cinque missionari: Giovanni Beltrame, Alessandro dal Bosco, Francesco Oliboni, Angelo Melotto e Isidoro Zilli.
Quattro mesi dopo, l’8 gennaio 1858, raggiunse Khartoum in Sudan. La sua missione era la liberazione dei ragazzi e delle ragazze ridotti in schiavitù. Ma le difficoltà furono enormi: clima insopportabile, malattie, e la morte di diversi compagni missionari. Le condizioni povere e degradate della popolazione rendevano tutto ancora più difficile.
Davanti alla morte di uno dei suoi compagni, invece di scoraggiarsi, Daniele rimase determinato e scrisse quelle parole che sono diventate il grido del missionario comboniano: “O Nigrizia o morte!” – “O Africa o morte!”
Entro la fine del 1859, tre dei cinque missionari erano morti e due erano al Cairo, mentre lo stesso Comboni si ammalava gravemente. Il 15 gennaio 1859 fu costretto a tornare a Verona a causa della malaria.
L’illuminazione: il Piano per la rigenerazione dell’Africa
Quello che sembrava un fallimento divenne la chiave del successo. Durante la convalescenza a Verona (1861-1864), Comboni elaborò nuove strategie per le missioni. Il momento cruciale arrivò il 15 settembre 1864: mentre pregava sulla tomba di San Pietro nella basilica vaticana, ebbe un’autentica folgorazione.
Per 60 ore quasi consecutive si dedicò a scrivere il suo geniale “Piano per la rigenerazione dell’Africa”, sintetizzabile nella formula che è diventata il motto comboniano: “Salvare l’Africa con l’Africa”.
Non si trattava più di portare la civiltà europea in Africa, ma di creare luoghi di formazione per gli africani sulla costa africana. Era una rivoluzione: gli africani dovevano diventare i protagonisti della propria evangelizzazione.
Quattro giorni dopo, il 19 settembre 1864, Comboni presentò il Piano a Papa Pio IX, che non solo lo lesse e lo approvò, ma ricevette il missionario ben quattro volte in un mese.
L’animatore d’Europa
Da dicembre 1864 a giugno 1865, Comboni intraprese un’intensa opera di sensibilizzazione in tutta Europa per trovare sostegno spirituale e materiale per le missioni africane. Viaggiò in Francia, Spagna, Inghilterra, Germania e Austria, rivolgendosi a famiglie monarchiche, vescovi e nobili.
Fu in questo periodo che lanciò la rivista “Nigrizia” – la prima pubblicazione italiana dedicata esclusivamente alle missioni africane – che esiste ancora oggi ed è diventata una delle più importanti riviste missionarie d’Italia.
Il Fondatore: l’Opera del Buon Pastore
Comboni comprese che per realizzare il suo Piano aveva bisogno di missionari e missionarie totalmente dedicati all’Africa. Il 1° giugno 1867, con il decreto “Magno Sane Perfundimur Gaudio”, il vescovo di Verona approvò la fondazione dell’“Opera del Buon Pastore per la Rigenerazione della Nigrizia”.
Questa Opera prevedeva un’ampia partecipazione di tutti alla missione africana e trovava negli incipienti istituti missionari veronesi (maschile e femminile) una prima espressione significativa. Nel 1871, la società missionaria, detta originariamente “dei Figli del Sacro Cuore di Gesù”, venne approvata come congregazione di diritto diocesano.
Nel 1872 fondò sempre a Verona le “Pie Madri della Nigrizia” – più note come “Suore Missionarie Comboniane” – che voleva “sante davvero, ma non col collo storto, perché in Africa bisogna tenerlo dritto; anime ardite e generose, che sappiano patire per Cristo e per i neri. […] Donne serie, buone e di giudizio!”
Gli attuali “Missionari Comboniani del Cuore di Gesù” sono gli eredi e continuatori di quest’opera pioneristtica, sviluppatasi attraverso i suoi successori dopo la morte del fondatore nel 1881.
Il Vescovo dell’Africa Centrale
Nel 1877 Comboni fu nominato Vicario Apostolico dell’Africa Centrale e consacrato vescovo. Questo incarico gli diede maggiore libertà per stabilire sedi della sua congregazione a Khartoum, Il Cairo e in altre località.
La sua opera missionaria fu caratterizzata da lotte instancabili contro i potentati locali, contro la schiavitù e la tratta degli esseri umani. I Comboniani iniziarono davvero l’opera di “rigenerazione” da parte degli africani: accanto alle maestre locali si formarono famiglie di cristiani autoctoni in grado di trasmettere la fede.
Negli anni 1877-78 visse insieme ai suoi missionari e missionarie la tragedia di una siccità e carestia senza precedenti, condividendo fino in fondo la sorte del popolo africano.
“Si sono impadroniti del mio cuore”
Come ha ricordato Papa Francesco in una catechesi del 2023: “Si sono impadroniti del mio cuore che vive soltanto per loro”, così diceva san Daniele Comboni parlando dei popoli africani, e a loro diceva: “Il più felice dei miei giorni sarà quello in cui potrò dare la vita per voi”.
Il suo zelo era energico e profetico nell’opporsi all’indifferenza e all’esclusione. Nelle lettere richiamava accoratamente la sua amata Chiesa, che per troppo tempo aveva dimenticato l’Africa.
Il sogno di Comboni, come dice Papa Francesco, è “una Chiesa che fa causa comune con i crocifissi della storia, per sperimentare con loro la risurrezione”.
La morte dell’apostolo
Il 2 ottobre 1881, dopo aver amministrato 14 battesimi, Daniele Comboni avvertì una febbre alta. Il 9 ottobre capì che era arrivata la sua ora e chiese i Sacramenti. Le sue ultime parole furono di incoraggiamento per i suoi missionari perché perseverassero nella loro vocazione.
San Daniele Comboni morì il 10 ottobre 1881. Annunciata la sua morte, gente di ogni razza venne a rendere omaggio a quello che ormai tutti chiamavano “l’Apostolo dell’Africa”.
La Canonizzazione e l’Eredità
Daniele Comboni fu beatificato da Papa Giovanni Paolo II il 17 marzo 1996 e canonizzato il 5 ottobre 2003. Durante l’omelia di canonizzazione, il Papa ricordò quanto “siano necessari evangelizzatori che abbiano l’entusiasmo e lo zelo apostolico del vescovo Daniele Comboni, apostolo di Cristo tra gli africani”.
Un carisma che vive attraverso gli eredi
Oggi i Missionari Comboniani del Cuore di Gesù e le Suore Missionarie Comboniane – eredi e continuatori dell’Opera del Buon Pastore fondata da Comboni – lavorano in varie opere missionarie in tutto il mondo. La loro presenza in Africa è mantenuta anche nelle zone di conflitto, dove i cristiani subiscono persecuzioni. È grazie alla sua opera evangelizzatrice pioneristica se il cristianesimo è fiorito in Africa.
Come ha osservato Papa Francesco, purtroppo “nell’Africa tanto amata da Comboni, oggi dilaniata da molti conflitti, dopo quello politico, si è scatenato un ‘colonialismo economico’, altrettanto schiavizzante”. Per questo il Papa rinnova l’appello comboniano: “Basta soffocare l’Africa: non è una miniera da sfruttare o un suolo da saccheggiare”.
Il messaggio per oggi
San Daniele Comboni ci ha lasciato quattro principi fondamentali che guidano ancora oggi il nostro carisma:
- L’evangelizzazione dell’Africa va attuata con l’opera diretta degli africani (“Salvare l’Africa con l’Africa”)
- È necessario che sia tutta la Chiesa a promuovere l’evangelizzazione dell’Africa
- Bisogna formare un clero e un laicato africano competente
- L’opera missionaria deve essere sostenuta dalla preghiera e dai sacrifici di tutti i cristiani
Per noi Suore Missionarie Comboniane
San Daniele Comboni non è per noi solo un santo da venerare, ma il padre spirituale che continua a guidare i nostri passi. La sua “Opera del Buon Pastore per la Rigenerazione della Nigrizia”, da cui siamo nate come “Pie Madri della Nigrizia” nel 1872, è ancora oggi il nostro programma missionario.
Ogni volta che una suora comboniana lavora per l’educazione dei bambini africani, ogni volta che assistiamo i malati negli ospedali, ogni volta che formiamo catechisti locali, ogni volta che lottiamo contro l’ingiustizia e la povertà, stiamo realizzando il sogno di Comboni: “Salvare l’Africa con l’Africa”.
Il suo grido “O Nigrizia o morte!” risuona ancora nei nostri cuori e ci spinge a donare tutto per l’evangelizzazione del continente che lui amava più della sua stessa vita.
Preghiera a San Daniele Comboni
San Daniele Comboni, nostro padre e fondatore, che hai consacrato tutta la tua vita all’apostolato dell’Africa centrale, aiutaci a mantenere vivo il tuo zelo missionario. Insegnaci ad amare l’Africa come l’hai amata tu, fino a dire “O Nigrizia o morte!” Fa’ che il tuo Piano per la rigenerazione dell’Africa continui a realizzarsi attraverso le nostre mani, i nostri cuori, la nostra vita. Intercedi perché l’Africa, tanto martoriata, trovi pace, giustizia e sviluppo. E fa’ che noi Suore Missionarie Comboniane siamo sempre degne del tuo nome e del tuo carisma. Amen.
San Daniele Comboni, prega per noi e per l’Africa!
