Ci sono momenti nella vita in cui siamo chiamati a dire “sì” di nuovo. Non perché il primo “sì” fosse sbagliato, ma perché la vita cambia, noi cambiamo, e Dio continua a chiamarci in modi nuovi. Oggi, 8 dicembre, festa dell’Immacolata Concezione, le Suore Missionarie Comboniane rinnovano il loro “sì” a Dio. Tuttavia, quest’anno questo impegno ha assunto una profondità particolare, articolata in quattro dimensioni che possono parlare a chiunque cerchi di vivere con autenticità la propria vocazione, sia essa matrimoniale, religiosa o laicale.
Infatti, dire “sì” non è mai un atto isolato. È sempre un “sì” che abbraccia diverse sfere della nostra esistenza: la comunità più grande a cui apparteniamo, il gruppo immediato con cui condividiamo la vita, le persone che ci stanno accanto ogni giorno, e infine la nostra interiorità più profonda. Queste quattro dimensioni si intrecciano, e quando una è debole, tutte ne risentono.
Sr. Anne Marie Quigg, Superiora Generale, ha scritto alle sue consorelle invitandole a pronunciare quest’anno un “sì congregazionale” che abbracci il cambiamento. La Congregazione sta vivendo una trasformazione profonda: i numeri diminuiscono in Europa, ma crescono in Africa. Le giovani vocazioni sono principalmente africane, e questo richiede di “investire responsabilmente in queste giovani donne che, attratte dal carisma, vogliono mantenerlo vivo per il futuro.”
Nonostante la fatica, c’è una bellezza in questo passaggio. Come diceva Madre Maria Bollezzoli, cofondatrice della Congregazione: “Abbandoniamoci totalmente alle disposizioni del Signore, fiduciose che qualunque cosa Egli farà sarà il meglio per ciascuna di noi e per tutta la Congregazione.”
Eppure, questo “sì comunitario” non riguarda solo le suore. Ogni volta che una famiglia accoglie un cambiamento difficile, ogni volta che una parrocchia si apre a nuove forme di evangelizzazione, ogni volta che un gruppo di amici sceglie di evolversi insieme anziché cristallizzarsi nel passato, sta pronunciando lo stesso “sì”. È un “sì” che dice: “Non siamo più quelli di prima, e va bene così. Dio ci sta guidando altrove.”
La lettera invita inoltre ogni Provincia e Delegazione a fare scelte concrete: quali ministeri consolidare, quali lasciar andare, come usare le risorse in modo fruttuoso. Sono decisioni difficili, perché significano dire addio a opere costruite con fatica e amore. Tuttavia, come sottolinea Sr. Anne Marie, “il nostro Sì quest’anno è una chiamata a non dire più ‘ma abbiamo sempre fatto così’ e invece osare scegliere nuove strade, strade che portano alla vita.”
Questo vale per qualsiasi gruppo: una famiglia che deve decidere come gestire l’invecchiamento dei genitori, un gruppo di volontariato che deve ridefinire le priorità di fronte a risorse limitate, una comunità parrocchiale che deve scegliere su cosa concentrare le energie. Il “sì” di gruppo richiede discernimento, ascolto reciproco, e soprattutto la capacità di distinguere tra ciò che è essenziale e ciò che è semplicemente familiare.
La terza dimensione è quella della vita quotidiana, del cenacolo, come lo chiamano le Comboniane. L’Assemblea Inter-Capitolare ha riconosciuto che “qualcosa è seriamente fuori sincrono” nelle comunità: la vita interculturale e intergenerazionale è difficile, il discernimento comune fatica, il senso di appartenenza si è indebolito.
La risposta proposta è sorprendente: rallentare. “Questo richiederà di abbracciare uno stile di vita più ecologico, più armonico,” scrive la Superiora Generale. Pertanto, il “sì comunitario” è una chiamata a “impegnarsi insieme a rigenerare le esperienze vissute nelle nostre comunità perché possano diventare più autentiche.”
Anche questo parla a tutti. Quante famiglie corrono così tanto da non avere più tempo per guardarsi negli occhi? Quante amicizie si logorano perché non si trova mai il momento per una conversazione vera? Quante comunità si riducono a “fare tante cose” senza mai fermarsi a chiedersi: “Ma perché le facciamo?” Il “sì” con chi ci vive accanto richiede presenza, non solo presenza fisica, ma quella presenza del cuore che sa ascoltare, accogliere, perdonare.
Infine, c’è il “sì” più intimo, quello che nessuno può pronunciare al posto nostro. Sr. Anne Marie cita Papa Francesco che, nella festa della Presentazione di Gesù al Tempio, ha fatto alcune domande taglienti: “Siamo ancora capaci di aspettare? Non siamo a volte troppo presi da noi stessi, dalle cose e dal ritmo intenso della vita quotidiana al punto da dimenticare Dio che sempre viene? Non rischiamo di anestetizzare l’anima, di rinchiudere la speranza negli angoli bui della delusione?”
La conversione, ricorda la Superiora Generale, può accadere solo se “rallentiamo, ci sediamo e rimaniamo in silenzio davanti al Signore abbastanza a lungo da permetterci di essere trovati.”
Insomma, il “sì” personale è un atto di vulnerabilità. È togliere le maschere, smettere di correre, fermarsi. È dire a Dio: “Eccomi. Sono qui, con i miei limiti, le mie paure, le mie resistenze. Ma sono disponibile. Trasformami.”
Le Suore Comboniane affidano a Maria questo cammino. Lo fanno con una preghiera semplice ma profonda:
Eccoci davanti a te, Vergine Benedetta e Madre di Dio, Maria.
Ci affidiamo a te e ci consegniamo a te.
Ti offriamo i nostri pensieri, parole, azioni, sofferenze, lotte, e tutta la nostra vita.
Ti affidiamo l’intera umanità,
e in modo speciale vogliamo affidarti i popoli tra cui viviamo come discepole missionarie di tuo Figlio.
Con fiducia, poniamo davanti a te il cammino di riconfigurazione in corso nella nostra Congregazione
e ti chiediamo di essere con noi,
guidandoci sulla strada che abbiamo intrapreso, insegnandoci nei nostri dubbi,
e illuminando il nostro cammino nell’oscurità.
Ti chiediamo, donna fedele al tuo sì, di sostenerci e accompagnarci
mentre anche noi ci sforziamo di essere fedeli alla nostra consacrazione a Dio per la Missione. Amen.
D’altronde, Maria è il modello perfetto di chi ha detto “sì” senza sapere dove l’avrebbe portata quella risposta. Ha detto “sì” all’Annunciazione, e poi di nuovo sotto la croce. Ha detto “sì” quando non capiva, quando aveva paura, quando tutto sembrava perduto. E proprio per questo il suo “sì” è stato fecondo, ha generato vita per tutta l’umanità.
Oggi, 8 dicembre, mentre le Suore Comboniane rinnovano il loro “sì”, ciascuno di noi può fare lo stesso. Possiamo dire “sì” alla comunità che cambia intorno a noi, “sì” al gruppo che ci chiede di evolvere, “sì” alle persone che vivono accanto a noi e meritano la nostra presenza autentica, “sì” alla voce di Dio che ci chiama nel profondo.
Un “sì” in quattro dimensioni. Un “sì” che trasforma.
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