Roma, 28 giugno 2025 – I Missionari Comboniani hanno celebrato ieri la solennità del Sacro Cuore di Gesù, festa di particolare significato per l’intera congregazione ispirata nella devozioni di San Daniele Comboni. La ricorrenza assume un valore storico speciale: il 22 giugno 1979, proprio nella solennità del Sacro Cuore di Gesù, fu sancita ufficialmente la riunione delle due Congregazioni comboniane dopo oltre cinquant’anni di separazione. Durante la celebrazione eucaristica, P. Luigi F. Codianni ha tenuto un’omelia incentrata sul tema della ricerca instancabile e della cura verso gli ultimi, richiamando la parabola della pecora smarrita come paradigma dell’azione missionaria.
“Una persona deve lasciare 99 pecore per andare alla ricerca di una? Non ha senso nella logica di mercato di oggi, ma per il pastore la singola pecora ha un valore inestimabile”, ha sottolineato P. Codianni, evidenziando come questo principio evangelico rappresenti il cuore della missione comboniana.
Significato storico per la famiglia comboniana
La festa del Sacro Cuore riveste un significato particolare per l’intera famiglia comboniana, che include non solo i Missionari Comboniani del Cuore di Gesù (MCCJ) ma anche le Suore Missionarie Comboniane, le Missionarie Secolari Comboniane e i Laici Missionari Comboniani. Il 22 giugno 1979, solennità del Sacro Cuore di Gesù, giorno dell’apertura del XII Capitolo Generale speciale, con un decreto della Sacra Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli fu sancita ufficialmente la riunione delle due Congregazioni comboniane.
Questa data segna un momento fondamentale nella storia dell’istituto: dopo la divisione del 1923 che aveva portato alla creazione di due congregazioni separate – i Figli del Sacro Cuore di Gesù (FSCJ) e i Missionari Figli del Sacro Cuore (MFSC) – la celebrazione del 1979 ha rappresentato il ritorno all’unità sotto il nome di Missionari Comboniani del Cuore di Gesù.
L’imperativo etico del non lasciare indietro nessuno
L’omelia ha posto l’accento su tre aspetti fondamentali della spiritualità comboniana. Il primo riguarda il riconoscimento della dignità inalienabile di ogni essere umano. “Noi non siamo numeri, ma siamo persone”, ha spiegato il celebrante, sottolineando come spesso si cada nella tentazione di ignorare o marginalizzare chi viene percepito come un peso.
P. Codianni ha richiamato l’importanza di superare preconcetti e giudizi che impediscono di valutare il valore e le potenzialità di ogni individuo. “Una comunità si misura soprattutto da come tratta i suoi membri più fragili e in difficoltà”, ha affermato, ricollegando questo principio alla tradizione comboniana di servizio verso i più poveri e abbandonati.
Rifiutare la rassegnazione per abbracciare la speranza
Il secondo punto dell’omelia ha evidenziato l’azione dinamica del pastore che “non si dà pace alla perdita” ma va attivamente in cerca della pecora smarrita. Questo atteggiamento rappresenta per i missionari comboniani un invito a rifiutare l’apatia e la rassegnazione davanti alle sfide contemporanee.
“La rassegnazione è la morte del potenziale di ognuno”, ha dichiarato P. Codianni, riferendosi in particolare ai conflitti bellici attuali che costringono intere popolazioni all’esodo. “Davanti a questi nuovi scenari, l’istituto è chiamato a fare un nuovo patto che rifiuti la rassegnazione”, ha aggiunto, richiamando la necessità di “scendere di nuovo nelle periferie” e “rivisitare il nostro fare missione”.
La tenacia nella ricerca e la gioia del ritrovamento
Il terzo aspetto sottolineato dall’omelia riguarda la perseveranza nella ricerca, “finché non la trovi”, che rispecchia la pazienza divina. P. Codianni ha introdotto il concetto del “custodire” come verbo attivo che richiede una decisione personale: “Il primo compito è quello di custodirci l’uno l’altro”, ha spiegato, evidenziando come la comunità sia il luogo delle relazioni più preziose.
La celebrazione si è conclusa con una riflessione sulla gioia del ritrovamento, “una gioia incontenibile” che deve essere condivisa e che rappresenta il senso di completezza della comunità fondata su empatia, cura e amore incondizionato.
Verso una nuova fraternità missionaria
L’omelia di P. Codianni si inserisce nel percorso di rinnovamento della missione comboniana, chiamata a essere “pellegrino di speranza” capace di vivere il futuro come promessa e di realizzarlo come nuova fratellanza. La festa del Sacro Cuore rappresenta per l’intera famiglia comboniana non solo un momento di celebrazione liturgica, ma un richiamo concreto ai valori fondanti del carisma di San Daniele Comboni e all’unità ritrovata nella missione comune.
“Il cuore di Gesù è sorgente inesauribile di amore e speranza”, ha concluso il celebrante, invitando tutti a farsi “custodi, testimoni e operatori instancabili” per costruire fraternità e giustizia nel mondo contemporaneo. La celebrazione ha confermato l’attualità del messaggio comboniano in un’epoca segnata da conflitti e disuguaglianze, richiamando la necessità di un impegno concreto verso gli ultimi e i dimenticati della storia.
La festa coinvolge oggi non solo i missionari comboniani ma anche tutta la famiglia comboniana che si unisce a questa devozione trasmessa da San Daniele Comboni a tutti i suoi figli e figlie sparsi nel mondo: dai missionari e missionarie attivi nelle periferie geografiche ed esistenziali, ai laici impegnati nella testimonianza secolare, fino a familiari, benefattori e collaboratori che sostengono l’opera missionaria iniziata da Comboni.
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Fonte:Omelia P. Luigi F. Codianni – Curia Generalizia-Missionari Comboniani






