Nel nord dell’Uganda, nella regione del Karamoja, molte famiglie pastorali consideravano l’istruzione un lusso inutile. I genitori preferivano mandare le figlie a pascolare gli animali piuttosto che sui banchi di scuola. La povertà era tale che molte famiglie non potevano garantire nemmeno due pasti al giorno ai propri figli, figuriamoci quaderni o uniformi scolastiche. Le bambine crescevano senza prospettive, destinate a ripetere il ciclo di povertà delle loro madri.
In questo contesto Sr. Tsegereda, missionaria comboniana eritrea, ha iniziato nel 2014 il suo servizio come direttrice della Mary Mother of God Primary School. La sfida era immensa: infatti, oltre 1.300 bambini avevano bisogno non solo di istruzione, ma di motivazione per credere nel valore della scuola. Tuttavia, Sr. Tsegereda ha compreso che la trasformazione doveva partire dai genitori stessi. In collaborazione con i governi locali e la diocesi, è stata avviata una campagna per sensibilizzare le famiglie sull’importanza dell’educazione. Grazie al sostegno del World Food Programme, la scuola ha potuto offrire un pasto quotidiano ai bambini, un incentivo concreto che ha iniziato ad attrarre le famiglie più povere.
Grace, una delle mamme del villaggio, racconta: “All’inizio mandavo mia figlia solo perché sapevo che avrebbe mangiato. Non capivo a cosa servisse studiare. Oggi mia figlia sa leggere e scrivere, ci aiuta con i documenti, e sogna di diventare infermiera. Ho capito che l’educazione è il futuro dei nostri figli.” Come Grace, centinaia di genitori hanno gradualmente trasformato il loro atteggiamento. Cioè, quello che sembrava impossibile – convincere pastorali nomadi del valore della scuola – è diventato realtà attraverso l’esempio concreto.
Nel 2018 Sr. Tsegereda è stata trasferita al St. Mary’s College Ibanda, una scuola secondaria nella diocesi di Lira. Qui ha trovato una situazione diversa ma ugualmente impegnativa: infatti, c’erano solo 350 studentesse e una domanda enorme che lasciava indietro centinaia di ragazze ogni anno. Durante i colloqui di ammissione, circa 500 famiglie si presentavano sperando di ottenere uno dei 75 posti disponibili. Il dolore sui volti dei genitori respinti era straziante. Nonostante le difficoltà economiche, Sr. Tsegereda ha condiviso questa sofferenza con la provincia e la congregazione, che hanno risposto generosamente. Pertanto, il numero di classi è stato raddoppiato, passando da quattro a otto, e la capacità della scuola è aumentata fino a 600 studentesse.
Jennifer, oggi studentessa del quinto anno, ricorda: “Quando sono arrivata qui ero timida, avevo paura di tutto. Vengo da una famiglia separata e non conoscevo mio padre. Le suore e i professori mi hanno ascoltata, mi hanno aiutata a credere in me stessa. Adesso voglio studiare matematica all’università e tornare a insegnare nella mia comunità.” Come Jennifer, centinaia di ragazze hanno trovato al St. Mary’s non solo un’istruzione di qualità – la scuola è infatti tra le prime del paese per risultati accademici – ma anche una famiglia. Anzi, molte studentesse provengono da contesti difficili: genitori separati, madri single, situazioni di abbandono. Eppure, proprio queste ragazze dimostrano una determinazione straordinaria negli studi e nelle attività quotidiane.
Il cambiamento è tangibile. Nella regione del Karamoja, le famiglie ora mandano spontaneamente le figlie a scuola, comprendendo che l’educazione è un investimento nel futuro della comunità. Al St. Mary’s College, le 600 studentesse non solo eccellono negli studi, ma partecipano attivamente alla vita parrocchiale, animano le celebrazioni eucaristiche e guidano i loro compagni nella preghiera del rosario e nell’adorazione settimanale. D’altronde, l’educazione integrale – che unisce formazione accademica, competenze pratiche attraverso il lavoro nei campi della scuola, e crescita spirituale – sta formando giovani donne capaci di trasformare le loro comunità.
Sr. Tsegereda riflette sulla sua esperienza con gratitudine: “La gioia più grande è vedere una ragazza arrivare triste e persa, e dopo qualche anno trasformarsi in una giovane donna sicura, capace di sognare e di realizzare i suoi sogni. Mi sentivo amata e apprezzata dalla comunità, dalla diocesi, dai genitori e soprattutto dalle studentesse. Loro mi cercavano, si aprivano, condividevano gioie e dolori. Questo è il cuore della missione comboniana: essere presenti, ascoltare, accompagnare.”
In sei anni al St. Mary’s College, Sr. Tsegereda ha visto centinaia di ragazze diplomarsi e partire per l’università o per servire nelle loro comunità. Insomma, ogni studentessa porta con sé non solo conoscenze accademiche, ma la consapevolezza di essere preziosa, capace, chiamata a costruire un futuro diverso. La missione educativa comboniana continua così a generare speranza: una studentessa alla volta, una famiglia alla volta, una comunità alla volta.
Fonte: Testimonianza di Sr. Tsegereda Michael, smc – Provincia EAP – Uganda
