Gennaio 1883. El Obeid cade dopo mesi di assedio. Il Mahdi, il leader religioso che ha scatenato la rivolta contro il dominio turco-egiziano in Sudan, entra nella città affamata. Per i missionari comboniani inizia un incubo che durerà anni. Tra loro ci sono cinque Pie Madri della Nigrizia: Teresa Grigolini (la superiora), Maria Caspi, Concetta Corsi, Elisabetta Venturini e Caterina Chincarini.
Quello che accadde durante la Mahdia è rimasto avvolto nel silenzio per decenni. I documenti ufficiali ne parlano poco, con circonlocuzione pudiche. Tuttavia i diari personali, le memorie scritte anni dopo, le testimonianze raccolte durante il processo di beatificazione di Comboni, raccontano una storia molto diversa. Una storia di violenza, ricatto psicologico, torture e scelte impossibili.
Le suore furono separate dai confratelli uomini. Don Paolo Rosignoli e il fratello Isidoro Locatelli, minacciati di morte, pronunciarono la formula di conversione all’Islam. Le cinque donne, invece, resistettero. Per otto giorni furono sottoposte a torture quotidiane. Elisabetta Venturini ricorda: “Mi legavano a un albero, mi spogliavano, mi cospargevano di una sostanza appiccicosa e poi liberavano formiche velenose che mordevano iniettando veleno”. Quando persino questo non bastò, portarono sua sorella Caterina a vedere lo spettacolo, sperando che cedesse per salvare Elisabetta. Caterina invece si avvicinò e cercò di dare coraggio alla sorella. Gli aguzzini, stupiti, smisero.
Concetta Corsi fu vittima di una trappola psicologica ancora più crudele. Fu lasciata sola nel deserto. Alcuni uomini simularono un tentativo di stupro. Terrorizzata, quando finalmente fu portata davanti al Mahdi, pronunciò la formula per poter entrare e denunciare l’accaduto. Appena dentro, recuperata la lucidità, disse al Mahdi: “Non ho pronunciato la formula per convertirmi. Continuo a essere cristiana. L’ho pronunciata solo perché mi lasciaste passare”. Il Mahdi sorrise e rispose: “Questo per me non ha importanza. Va bene così”.
Teresa Grigolini visse il dramma più lacerante. Sentì dire che una suora aveva ceduto, ma non sapeva chi. I bambini le fecero capire che si trattava di Concetta, ormai nel recinto del Mahdi. Teresa si dibatté in un dilemma terribile: fede e verginità contro fede e carità. Poteva abbandonare Concetta nelle mani del Mahdi per non pronunciare la formula, o doveva pronunciarla per avvicinarsi alla sorella? Dopo giorni di tormento, la carità prevalse. Teresa si presentò spontaneamente e pronunciò la formula per raggiungere Concetta. Una volta riunite, piansero disperatamente. Poi, ricorda Teresa, “dovemmo guardare alla realtà”.
Le altre tre – Elisabetta, Caterina e Maria Caprini – furono portate una a una nel recinto del Mahdi dopo settimane di torture. Elisabetta scrive nel suo diario: “Io non pronunciai mai la formula”. Anche Caterina e Maria Caprini resistettero. Furono trasportate semi-incoscienti nel recinto, dove Teresa e Concetta le accolsero e curarono.
Il Mahdi, per consolidare le presunte conversioni, organizzò matrimoni apparenti. Fortunatamente, non voleva che fossero con mahdisti, perché le suore, non essendo circoncise, erano considerate “impure” e perché temeva che eventuali figli venissero educati cristianamente. Chiamò Don Bonomi e gli chiese di trovare mariti disposti a rispettare le suore come sorelle in cambio di una futura ricompensa dalla missione. Alcuni commercianti greci e Isidoro Locatelli accettarono.
I giornali europei pubblicarono a caratteri cubitali: “Tutte le suore hanno apostatato e si sono sposate”. Si può immaginare la disperazione di chi a Verona leggeva quelle notizie senza conoscere la verità. La prigionia durò fino al 1885, quando finalmente Fortunata Kwashe e Maria Caprini furono liberate. Le altre rimasero prigioniere fino alla fine della Mahdia nel 1898.
Negli archivi comboniani c’è un particolare straziante. Quando nel 1926 si celebrò il 50° anniversario dei primi voti religiosi, Madre Costanza Caldara andò con una carrozza a Mammola, dove Teresa Grigolini viveva vedova con il fratello. Trascorsero insieme quel giorno, rivivendo quei momenti. Prima di andarsene, Teresa diede a Madre Costanza otto lire, chiedendo che la messa del 15 ottobre fosse offerta da lei. Teresa Grigolini non fu mai riammessa ufficialmente, ma quando si ammalò gravemente fu una Pia Madre, Adelinda Fontana, ad assisterla fino alla fine. Morì letteralmente tra le braccia della congregazione.
Questa storia ci interroga. Non offre risposte facili né eroismi retorici. Racconta piuttosto la complessità delle scelte umane di fronte alla violenza estrema, il peso della responsabilità verso gli altri, il prezzo altissimo della fedeltà. E soprattutto ci mostra che la santità, a volte, non assomiglia affatto a come ce la immaginiamo.
Fonte: Video Storia PMN
