Una vita dal cuore aperto
Inizia così la lettera che Monsignor Daniele Comboni scrive al Cardinale Luigi di Canossa nel giorno del suo 50° compleanno. È l’ultimo anno della sua vita. Una vita vissuta nel segno della causa del Vangelo nell’immenso Vicariato dell’Africa Centrale. Come nella maggioranza delle sue lettere, anche in questa Comboni immerge chi la legge nella realtà concreta dell’ardua sua vocazione. Da autentico testimone del Vangelo, mette l’azione della grazia al primo posto, grato per la possibilità ricevuta di collaborare con la Provvidenza di Dio alla realizzazione di così grande impresa.
La profonda convinzione di essere stato chiamato a vivere sulle orme del Pastore Buono dal Cuore Trafitto, lo trova pronto a riconoscersi quale servus inutilis che ha solo fatto quanto doveva fare.
Non manca anche di ricordare al Canossa di essere entrambi servi inutiles nella grande vigna del Vangelo. Una grande lezione di umiltà, sicuramente, ma altrettanto un grande esempio di capacità profetica che racconta il protagonismo di Dio nella vita del popolo che soffre.
Oggi, è impossibile non pensarlo indaffarato a perorare la causa dell’Amata Africa, l’unica passione della sua breve ma intensa vita. Impossibile ancora non vederlo colmo di gioia nel celebrare le grandi opere che Dio ogni giorno compie attraverso l’Amata Africa.
Il riconoscersi di essere solamente servo del Vangelo aveva creato nel suo cuore uno spazio aperto dove Dio poteva compiere con libertà le Sue Meraviglie. Maria di Nazaret, nel Magnificat, aveva fatto altrettanto.
Una splendida lezione di vita, per noi Suore Missionarie Comboniane, chiamate a proclamare ogni giorno la presenza fedele di Dio nel solco di così grande Carisma!
